Quella compagine itinerante che affonda più di un club. L’incidenza impalpabile dei “supporters trust”. La “compagnia dei 100 club” va sciolta escludendo i “ballerini”

Quella compagine itinerante che affonda più di un club. L’incidenza impalpabile dei “supporters trust”. La “compagnia dei 100 club” va sciolta escludendo i “ballerini”TMW/TuttoC.com
© foto di Ninni Cannella/TuttoLegaPro.com
giovedì 3 novembre 2016, 08:15Il Punto
di Vittorio Galigani

La necessità di regole stringenti, immediata, la determinano le evidenze. In Ancona come a Caserta e come a Mantova. Solo per citare degli esempi più recenti. Tre diverse proprietà presentatesi, con progetti ambiziosi, ad inizio di stagione, che si sono arrese all’apparire delle prime scadenze.

Un teatrino che si ripetete con una preoccupante periodicità. Recite di gruppi itineranti preparatissimi sulle strategie di acquisizione. Lo scorso anno era accaduto anche a Martina, sappiamo come è andata a finire. Con il sospetto che ci sia una unica matrice.

A Caserta il deferimento è in arrivo per il mancato rispetto di scadenze nei confronti dell’Ufficio delle Entrate. Negli ultimi anni il Mantova ha cambiato più volte proprietà, con scarsissimi risultati sportivi e con il solo fine di incrementare la massa debitoria del club. Il Mantova evita il deferimento grazie all’impegno della coppia Musso Di Loreto che ha fatto fronte, per contro di “altri”, a tutti gli impegni finanziari di inizio stagione. In Ancona l’associazione dei tifosi è riuscita a bruciare nel volgere di una sola stagione quanto di buono era riuscito a costruire l’ex presidente Marinelli validamente assistito da un ristretto gruppo di industriali del territorio.

I supporters trust meritano un discorso approfondito. La mentalità italiana del tifoso non può essere stravolta da iniziative che non potranno mai avere possibilità di successo. Gli esempi di Ancona, Taranto ed in un passato meno recente  proprio di Mantova, sono sotto gli occhi di tutti. In altri Paesi il contributo dei sostenitori viene fornito con modalità e prospettive che sono radicate nel tempo da una cultura che ha radici completamente diverse. All’estero fanno parte delle associazioni dei tifosi fior di imprenditori in grado, nella proporzione dei redditi prodotti, di sostenere la progettualità di chi materialmente conduce e dirige il club. Anche con un personale impegno finanziario. In Italia non sarà mai possibile. Tanto meno nei club di Lega Pro.

I supporters trust, per come è inteso lo scopo sociale (in Inghilterra come nei club del nord Europa) è quello dell'acquisto di quote societarie, attraverso un'associazione o cooperativa, che, assicurata un'ampia democraticità interna, si fa portavoce degli interessi dei tifosi e svolge un ruolo di controllo su tutti gli aspetti della gestione del club, sebbene senza interferenza sugli aspetti tecnici della squadra (giocatori, allenatori, staff tecnico). 

Un concetto, quello dell’ampia democraticità interna, che non sarà mai possibile far affermare in Italia. Con tutte le riserve possibili ed immaginabili sul controllo della gestione. Per una mentalità caratteristica in chi ricopre ruoli di proprietà e dirigenziali. Più facile arrivare al passaggio delle quote piuttosto che concedere ad un ipotetico 3 per cento le chiavi del Club. Del resto, perdono, sempre di piccole quote si sta parlando.  

I risultati sono, in ogni caso, sotto gli occhi di tutti. Serie B e Lega Pro producono ripetuti fallimenti sportivi. A Lanciano, l’esempio più eclatante. Gioca tra i dilettanti, in prima categoria, una squadra, il Marcianese, con la promessa che dalla prossima stagione prenderà la denominazione del capoluogo abruzzese. Nessuno si è presentato a sorreggere le sorti del calcio frentano. 

La conclusione ci riporta all’argomento iniziale. La necessità impellente di regole nuove con l’impegno assoluto di farle rispettare. Sta iniziando la stagione delle penalizzazioni. Più di un club troverà difficoltà enormi nel tentativo di superare il “freddo” dell’inverno. Le classifiche verranno nuovamente stravolte sbugiardando i risultati del campo.

Tempi e metodi stanno dimostrando che 100 club professionistici sono una enormità per il calcio italiano. Il balletto dei continui ripescaggi. Il ricorso agli stratagemmi delle fidejussioni “taroccate”. La presenza dei “soliti” personaggi, anche squalificati, in più di una Società. Le perdite di gestione perennemente accusate dalla maggioranza dei club, specialmente in Lega Pro, impongono un controllo meno approssimativo. Verifiche anche negli accessi alle proprietà.

Improduttivo insistere in campionati con tanti Club. Diversi giocano in stadi obsoleti, con settori inagibili per la scarsa sicurezza ed impraticabili per la loro fatiscenza, senza dubbio inadeguati per il professionismo.

La conclusione è inevitabile. Occorre un bel repulisti. Tra i club e nei quadri dirigenziali. Si identifichi, nel numero, quante società possono contribuire di diritto alla  produzione dell’industria del calcio italiana. Si “confezionino”  regole appropriate. Si creino i presupposti per renderle attuabili nell’immediato. Potrebbe essere utile anche per eliminare quella schiera itinerante di pseudo imprenditori che usano il metodo devastante del mordi e fuggi. 

Infatti. Giocare in 100 ed assistere alle solite “tarantelle” non è più plausibile.