Riforma sì, riforma no. Dopo anni sembra di essere sempre al punto di partenza. Ghirelli prova a rimetterla al centro, ma le problematiche di due Leghe rischiano di bloccare, nuovamente, tutto

Riforma sì, riforma no. Dopo anni sembra di essere sempre al punto di partenza. Ghirelli prova a rimetterla al centro, ma le problematiche di due Leghe rischiano di bloccare, nuovamente, tuttoTMW/TuttoC.com
mercoledì 9 febbraio 2022, 00:00Il Punto
di Tommaso Maschio

“Riforma sì, riforma no, riforma bum”, iniziamo parafrasando un verso de la Terra dei Cachi di Elio e Le Storie Tese, canzone che avrebbe dovuto vincere il Festival del 1996 (ma questa è un'altra storia), per commentare quanto sta succedendo o non succedendo nel calcio italiano.

Ormai ciclicamente si torna a parlare della celeberrima, ma ancora fumosa, riforma del calcio italiano. Quella che doveva essere un caposaldo della presidenza Gravina alla FIGC e di cui si discute, spesso sul nulla non essendo ben chiara la direzione che si vuole prendere, ormai da anni senza mai arrivare al punto decisivo in cui si presenta il progetto in tutti i suoi punti e su di essi si discute per trovare una sintesi che faccia il bene del movimento e accontenti tutte le parti in causa che logicamente hanno obiettivi e esigenze diverse.

A rispolverale la questione è stato il presidente della Lega Pro Francesco Ghirelli, uno che si è speso più di altri affinché questa riforma sia realmente di sistema e vada al di là dei personalismi delle varie leghe che finora hanno ostacolato il percorso. Ghirelli ha sottolineato come le due leghe agli estremi – ovvero la Lega A e la Lega Nazionale Dilettanti – siano al momento quelle che frenano maggiormente il cammino a causa delle loro situazioni complicate: la prima infatti è ancora a un passo dal commissariamento se non verrà trovato un successore di Del Pino, mentre la seconda è già sotto commissario. Difficile dunque discutere di riforme e progetti, di tagli e investimenti su giovani e infrastrutture come chiede la terza lega, ma sempre più necessario dopo anni di gioco del ciapanò in cui nessuno vuole prendersi le proprie responsabilità e mollare anche di poco la propria posizione privilegiata per andare incontro alle altre e avviare un nuovo corso.

La vittoria dell’Europeo del 2020 come si è visto è stato un exploit isolato che non ha trascinato il movimento oltre le difficoltà, aggravate certamente dalla pandemia, ma è servito solo per coprire quello che non andava – un po' come il Mondiale del 2006 – tanto che a meno di un anno di distanza siamo tornati indietro con la Nazionale che fatica e rischia di restare fuori anche dalla prossima Coppa del Mondo e il movimento italiano che ancora è restio a lanciare giovani talenti autoctoni nel grande calcio relegandoli alle serie inferiori.

E proprio sui giovani, partendo da Moro e Berti, Ghirelli ha posto l’attenzione durante la conferenza stampa di presentazione della “Digital Collection Calciatori Serie C", ricordando quella che è e dovrà essere ancora di più la missione della terza serie: “Nel corso di questo campionato abbiamo avuto una crescita del numero di squadre che fanno giocare giovani, e stavolta c'è stata anche una grande crescita qualitativa da parte loro”. Proprio la qualità andrebbe messa ancora più al centro perché troppo spesso sembra che i giovani vengano fatti giocare più per passare poi all’incasso dei premi legati al loro minutaggio che a un’effettiva volontà di farli crescere e costruire i giocatori del domani. Ed è così che per un Moro o un Lucca – giusto per fare due nomi molto chiacchierati anche nel mercato di gennaio – ce ne sono molti di più che una volta superata l’età di Under spariscono dalla vista e rischiano di essere buttati fuori da un calcio a cui facevano comodo finché erano giovani, e facevano guadagnare, ma che ora li vede come pesi morti. Questo deve essere uno dei punti da inserire nella riforma come sottolineato nuovamente anche dallo stesso Ghirelli ("Dobbiamo lavorare a sistema, continuo a ripeterlo, perché solo così possiamo far crescere grandi talenti, che faranno poi il bene della Nazionale"). Ora però se ne parli e non si posticipi ancora una discussione per cui rischiamo di essere già fuori tempo massimo.