SE NON ORA QUANDO? DALLE PAROLE AI FATTI, CHE IL PROSSIMO SIA DAVVERO L'ANNO ZERO

21.03.2019 00:00 di Marco Pieracci   Vedi letture
SE NON ORA QUANDO? DALLE PAROLE AI FATTI, CHE IL PROSSIMO SIA DAVVERO L'ANNO ZERO

Avevo concluso il mio ultimo editoriale parlando dei calcinacci caduti al Porta Elisa, sinistro presagio di un destino ormai segnato. Contavo di essere smentito, invece temo di essere stato buon profeta. Nel momento esatto in cui escono queste righe scade il termine ultimo per il pagamento della multa di 350mila euro comminata dalla Giustizia Sportiva a Lucchese e Cuneo per non aver sostituito la fidejussione bancaria Finworld, con la conseguente estromissione dal campionato in caso di inottemperanza. Soldi che da Lucca non arriveranno mai, visto che la società (quale???), come del resto era ampiamente prevedibile, non ha pagato nemmeno stipendi e contributi di gennaio e febbraio, con ulteriore maxi penalizzazione da scontare in arrivo, e se la squadra scenderà in campo domenica con la Pro Patria sarà solo grazie alla raccolta fondi promossa dai tifosi rossoneri, mentre il Cuneo, che di punti di penalizzazione ne ha già sommati 23, punta a regolarizzare la sua posizione convertendo i crediti vantati in Lega per il minutaggio dei giovani.

Nelle prossime ore ne sapremo di più ma, già da adesso, a prescindere da come andrà finire, possiamo affermare che da questa brutta storia usciranno tutti sconfitti. Perchè la mancanza di regole certe fin dall’inizio è il presupposto per la regolarità di una stagione che invece di regolare ha avuto ben poco. Ne abbiamo viste di tutti i colori e calcolatrice alla mano non osiamo pensare a cosa potrebbe accadere, se dopo il Pro Piacenza fossero esclusi dal torneo anche toscani e piemontesi, con un nuovo stravolgimento delle classifiche che renderebbe questo torneo credibile come un coccodrillo che difende i valori vegani. E allora lanciamo una provocazione: facciamo finire comunque il campionato a Cuneo e Lucchese perché paradossalmente, al netto di tutto, da queste due realtà sta arrivando il messaggio più bello. Una resilienza commovente che è balsamo per chi crede nei valori dello sport. La voglia di non mollare e lottare contro tutto e tutti tra mille difficoltà per un obiettivo come la salvezza che ogni giorno diventa sempre più lontano, per colpe da addebitare esclusivamente ad altri, è qualcosa che merita applausi a scena aperta. Escluderle a sette giornate dalla fine avrebbe poco senso, se non quello di mortificare questi sforzi e svuotare ancor di più il torneo riducendolo a un mero esercizio di calcolo.

In questi giorni sia Ghirelli che Gravina hanno assicurato che dalla prossima stagione la musica cambierà e non assisteremo più a spettacoli indecenti come quelli di quest’anno. Verrebbe da dire che non potrebbe essere altrimenti, perché la vita ci insegna che una volta toccato il fondo si può soltanto risalire. Troppe volte però le promesse sono rimaste tali, seppellite dalla nuda e cruda realtà. La speranza è che finalmente si passi dai buoni propositi ai fatti. Sì, ma come? Rigorosità dei controlli in sede di iscrizione, black list per tenere lontani personaggi di dubbia moralità (Nuccilli alias Monzi, è solo l’ultimo tragicomico esempio) ma soprattutto tolleranza zero in caso di inosservanza delle regole, che in termini pratici significa mai più code di ricorsi e classifiche riscritte dai tribunali. A costo di essere ripetitivi, sono questi i veri capisaldi di una riforma possibile. La riduzione dei club professionistici con Serie C a 40 è un progetto valido, sul tavolo da anni e che mai come adesso sembra rimandabile. Probabilmente non sarà la panacea di tutti i mali, ma un primo concreto passo verso un modello di calcio più sostenibile.