Serie C ed i giovani. Mission di un progetto sostenibile. Cambiare la mentalità dei presidenti. Conti in regola e professionalità. Licenze Nazionali e ripescaggi un rebus…
Nella Lega di serie C si sta giocando una partita importante. Determinante per il futuro della categoria. Il passaggio sul rilascio delle licenze nazionali è indispensabile per testare la forza economica dei club in organico. Le risultanze dei ripescaggi, a completamento del format a 60 squadre, rappresenteranno i binari sui quali proseguire il percorso avviato sei mesi orsono, con la nomina della nuova governance Gravina.
Con il passare del tempo ed in prossimità di scadenze perentorie ci si sta rendendo conto della importanza di saper dar corso alla “mission” che compete alla categoria.
Nella grande difficoltà economica che affligge la serie C, gira, tra i presidenti, un “ritornello” costante. Molti, la quasi totalità, sono alla ricerca di acquirenti o di partner. Tutti che vorrebbero vendere in toto o in parte. Rimane però difficile far comprendere, a tutti, che nessuno è disposto a pagare gli altrui debiti. Sì perché, allo stato attuale, intestarsi quote di una Società di calcio significa soltanto calarsi in situazioni debitorie. In bella sostanza offrire a qualcuno la possibilità di divertirsi con il fondo schiena di altri.
La Lega di serie C ha un compito imprescindibile, che necessita di essere attuato immediatamente. Nel presente per il risanamento, nel futuro per il consolidamento. Un piano industriale sostenibile e condiviso al quale debbono attenersi rigidamente tutti i club. Fatto di progetti e programmi spendibili. Realizzabili soprattutto.
In serie C debbono giocare i giovani. E’ una categoria cresciuta con questo scopo. Il contenimento dei costi è indispensabile. Vanno fatti investimenti mirati per il miglioramento della qualità della gestione aziendale, di quella sportiva e di quella tecnica. In questa ottica è sempre preferibile un campo di allenamento in più ed un contratto con un calciatore in meno.
I presidenti debbono cambiare mentalità. La gestione economica della serie C accusa una perdita totale annua, a carico delle Società, di circa 100 milioni di euro. Sintomo di una palese cattiva amministrazione generale. Escludendo i picchi più alti che possono riguardare Foggia, Cremona ed altre piazze finanziariamente “attrezzate”, il costo medio di una gestione si attesta intorno a 2/2,5 milioni di euro a stagione.
La presenza media degli spettatori, a partita, è di circa 1,5/2 mila persone (alla Pro Piacenza sono anche inferiori), gli incassi lordi in molti casi non arrivano ai 300 mila euro. Nessun imprenditore può farsi carico di 400/500 mila euro, a stagione, per coprire le perdite. Anche la passione più forte, di fronte a tali impegni, svanisce nel volgere, breve, di pochi mesi. Porta inevitabilmente all’abbandono.
Nel calcio della terza serie (e non solo) manca la professionalità. Il management. I segretari (mi scusino) non possono fare i direttori. I team manager (mi perdonino) non possono essere nominati responsabili del marketing. Troppo spesso ci si affida a personaggi sprovvisti di qualsiasi preparazione specifica. Vengono volutamente trascurati aspetti di gestione determinanti per la crescita aziendale.
Un ritornello che non finirò mai di condannare. Gli “zainetti”, i raccomandati e gli “sponsorizzati”. Settori giovanili infarciti di figli di papà. Prodotti impossibili di un calcio svenduto. Procuratori ed allenatori che si scoprono uomini di gestione finanziaria e sportiva. Personaggi inutili, capaci soltanto di creare buchi nei bilanci. Soggetti, nella maggior parte dei casi, che non sanno come compilare un modulo di iscrizione e di tesseramento. Che non sanno come si “legge” un bilancio. Che non conoscono il significato della parola budget.
I presidenti debbono cambiare. Le regole del calcio impongono sacrifici notevoli. Chi non è in possesso dei requisiti economici e della mentalità per una sana ed equilibrata gestione deve mettersi da parte. Non può far parte di questo mondo. Nell’azienda calcio, nel presente, è più importante un bel pareggio tra costi e ricavi che una vittoria in campo. Il Martina ed il Rimini in campo si erano salvate, le hanno condannate i debiti. Forse ricominceranno dal campionato di eccellenza. Auguro serva da insegnamento a qualcuno.
La soluzione non si trova gravando sulle poste di bilancio. Ad oggi le Società non indebitate con l’Ufficio delle Entrate si contano sulle dita delle mani. La maggior parte sono afflitte da rateizzazioni, lunghissime, per contributi, irpef ed iva arretrati di anni e non versati nei termini. Alle volte ci sono situazioni che vedono gli amministratori coinvolti in responsabilità penali.
Chi recentemente ha presentato domanda di iscrizione incompleta o irregolare come può pensare di affrontare gli oneri di una gestione annuale? A settembre (domani quindi) vanno pagate le mensilità di luglio ed agosto. Alcuni, nei giorni scorsi, erano carenti anche nel versamento della tassa. Con quelle “teste” non si può certamente pensare a una crescita del sistema. Sono sicuro che i rilievi della Covisoc, al momento sconosciuti, porteranno a qualche defezione eccellente. Inaspettata.
Vanno, in alcuni casi, cambiati i regolamenti. Vanno abbreviati i termini. Non si deve permettere a nessuno di mandare in campo la propria squadra senza aver pagato i contributi per un anno intero. Come non si deve permettere un altro escamotage infantile. La rinuncia agli emolumenti. Con atto palesemente fittizio dei tesserati, sottoscritto dinanzi ai funzionari dell’Ufficio del Lavoro. Per “evadere” il pagamento degli oneri riflessi. Il tentativo estremo, dettato dalla disperazione, per cercare di iscriversi. Sta accadendo in questi giorni a Pavia.
L’arrivederci è al 19 luglio. Sapremo quante sono le iscritte e si apriranno le danze per i ripescaggi. A primi di agosto si scioglieranno tutte le riserve. Giocheranno in 60?
Lo scopriremo solo vivendo.
A bientot!
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