TANTO RUMORE PER NULLA. A RIMINI RESTA GRASSI E IL CARTELLO VENDESI ALLA PORTA. NICASTRO, SAMORÌ E FOLLIERI NON HANNO CONVINTO NÈ PRESENTATO (NUOVAMENTE IN ALCUNI CASI) LE GIUSTE GARANZIE

23.08.2019 00:00 di Tommaso Maschio   Vedi letture
TANTO RUMORE PER NULLA. A RIMINI RESTA GRASSI E IL CARTELLO VENDESI ALLA PORTA. NICASTRO, SAMORÌ E FOLLIERI NON HANNO CONVINTO NÈ PRESENTATO (NUOVAMENTE IN ALCUNI CASI) LE GIUSTE GARANZIE

Tanto rumore per nulla. Si potrebbe commentare così l'estate in casa Rimini con le vicende societarie che hanno distratto l'attenzione da quelle più strettamente calcistiche con l'incertezza che è durata fino a pochi giorni dall'esordio in campionato e non ancora del tutto svanita nonostante le parole di ieri del presidente Giorgio Grassi sempre più ai ferri corti con l'ambiente.

Dopo la salvezza dello scorso anno è infatti successo di tutto: dalla convocazione d'urgenza del sindaco per far chiarezza sullo stato della società romagnola, all'ingresso – col 30% e 200mila euro versati – dell'imprenditore italo-americano Massimo Nicastro che aveva portato con sé un nuovo uomo mercato come Nicola Penta che per prima cosa aveva deciso di affidare la panchina a Renato Cioffi (tutt'ora in carica e confermato dal nuovo-vecchio proprietario) in luogo di un Mario Petrone che a inizio luglio veniva confermato a tambur battente. Un rapporto quello fra Nicastro e Grassi mai decollato e andato avanti a fatica (“Con Nicastro ho parlato 3 volte”, “La presenza di Penta dal 21 luglio è stata insignificante”) con ben presto varie voci di nuove trattative per la cessione del club che hanno iniziato a inseguirsi con il ripresentarsi di nomi e volti che non fanno dormire sonni tranquilli ai tifosi visti i precedenti: Gianpietro Samorì coi tentativi di acquistare Avellino, Bari, Modena e Vicenza e Raffaello Follieri con quelli per Foggia e Palermo, tutte trattative per club sull'orlo del fallimento – e poi realmente falliti – saltati sempre al momento di presentare le garanzie finanziarie e bancarie per completare il passaggio di proprietà. Non che i due uomini d'affari abbiano responsabilità nella fine dei club sopraccitati, che erano in mano ad altri al momento della crisi, ma che certamente non sono proprio fortunati come sottolineato anche dallo stesso Grassi in conferenza stampa “C’è soltanto questa cosa maledetta che quando chiediamo chi c’è dietro le figure che emergono non sono affidabili, perché hanno fatto cose analoghe in altre città, ed è inutile partire”.

Del resto anche questa volta, con Nicastro prima e con le altre due cordate poi, sono state le mancate garanzie finanziarie a far saltare l'operazione (“Dal nostro punto di vista questo contratto preliminare conteneva della clausole che non potevano essere accettate, nell’interesse del Rimini FC. Questo vale nella questione Nicastro, ma vale in tutte le trattative che abbiamo fatto o che andremo a fare: noi chiediamo, nell’interesse del Rimini, che chi si presenta a una trattativa sia pronto con fideiussioni o garanzie certe, cioè i pagamenti vanno garantiti” ha spiegato l'avvocato del club presente in conferenza stampa al fianco di Grassi). Al timone resta così il patron che tiene sempre la porta socchiusa a nuovi ingressi societari – ma in pratica il cartello Vendesi resta sempre affisso alla porta del club – col rischio che la frattura creatasi con i tifosi non si ricomponga e sia, anzi, destinata ad allargarsi qualora le cose non dovessero andare per il verso giusto.