Un buco da 100 milioni, a stagione, affossa la Lega Pro. La terza serie ed il lavoro di “formazione”: una cambiale che la serie A deve pagare. Un dialogo che va ripreso al tavolo del calcio che conta
Lega Pro una categoria alla deriva. Lo dicono i numeri, in rosso, dei bilanci. Lo dicono i 65 punti di penalizzazione sanzionati, in questa stagione sportiva, a numerose Società, per le inadempienze riscontrate sino al 31 dicembre scorso.
Lega Pro una categoria da salvare. In ogni caso. Lo impongono le regole non scritte del sistema. Lo impone il servizio di utilità, indiscussa, che la terza serie manda in campo per la serie A.
I numeri sono impietosi per le aziende in organico nell’ultima serie professionistica. Da paura, bisogna dire. Tutte le Società registrano una media di costi di gestione, globale, da 2,5 milioni di euro annui. Occorrerebbero, globalmente, per chiudere tutti in pareggio, 150 milioni di ricavi a stagione.
Importi impossibili. Che la somma di tutte le entrate ( mutualità 6 milioni, diritti televisivi 23, botteghino 30) arriva a malapena a 60 milioni. Minimi i ricavi promo pubblicitari, che gli sponsor sono tutti in fuga. La crisi economica sconsiglia chiunque ad investire nel calcio. Specialmente in quella serie.
Con questo andazzo, che fa registrare uno sbilancio generale di circa 90 milioni di euro a stagione, non esiste futuro. Impossibile, con l’ attuale carenza di circolante, ripianare le perdite. Il baratro del dilettantismo, proseguendo su questa linea di programma, si avvicina a passi di gigante.
I tagli all’organico paventati dal “magno” Claudio, che auspicava nelle sue esternazioni di portare a 36 il numero delle squadre, non risolverebbero il problema. Come non lo risolverebbe l’ abbattimento della fidejussione, che la governance attuale vorrebbe ridurre al di sotto dei 600mila attuali. Rappresenterebbe un metodo, palese, per limitare i controlli. Una sorta di deregulation che risulterebbe estremamente nociva al sistema calcio generale.
Il sistema del calcio nazionale, appunto, un apparato che necessità di una rivisitazione oculata. Un restyling finanziariamente produttivo.
Impone (il sistema) e non può prescindere da un rapporto di interscambio tra le categorie.
La Lega Pro ha da sempre operato, con grande spirito di servizio, supportando le necessità richieste dal calcio di elite della massima serie.
Il passaggio sui campi della terza serie di giovani promettenti, arrivati, in carriera, anche alla maglia azzurra della nazionale, certificano la qualità dell’ottimo lavoro, di crescita tecnica, approntato in quella categoria.
Un tavolo di lavoro si rende indispensabile per l’utilità del sistema. La necessità imprescindibile della seria A, di usufruire di una bacino di utenza per l’ impiego delle seconde linee, impone il riconoscimento corposo, in soldoni, di un corrispettivo adeguato. La preziosa opera di formazione compiuta dalle Società della Lega Pro va ricompensato.
Nelle pieghe degli eccellenti appannaggi riservati alla massima serie debbono essere trovate, con il reciproco buon senso, le risorse finanziarie per risolvere anche la crisi che sta affossando la ex serie C.
Un errore imperdonabile, addebitabile alla attuale governance, non sollecitare il dialogo delle trattative con i vertici del calcio che conta.
Per intanto oggi, 23 aprile, presso il Tribunale dello Sport si dovrebbe discutere, in seconda convocazione, (il condizionale è d’obbligo) il deferimento di Mario Macalli in riferimento ai marchi del Pergocrema ed alla mancata erogazione di 260mila euro a quella Società. Azione che, secondo l’ accusa, ne avrebbe accelerato il fallimento. Le responsabilità ove fossero accertate sarebbero gravi. Il Procuratore Federale, in materia, si è già dimostrato agguerrito e ferreo nelle sue posizioni. Una considerazione: che la decisione, qualunque essa sia, giovi al futuro della categoria. A prescindere.
In verità, negli ultimi tempi il Presidente di Lega Pro ha assunto posizioni non sempre condivisibili. Forse si è voluto mettere in discussione. Una sua recente intervista sui tempi e modi di applicazione delle penalizzazioni è suonata come atto di accusa al Procuratore Palazzi. Strano, per i più, che Macalli, Presidente di lega e Vice in Federcalcio, abbia inteso criticare più l’ Organo istituzionale che le Società inadempienti agli obblighi regolamentari. Il direttore generale del Pavia, Massimo Londrosi, non solo ha ribattuto con forza, giustamente dobbiamo ammettere, ma ha anche trasmesso un fascicolo alla Procura Federale, per gli accertamenti del caso.
Nel contesto, l’imparzialità e l’etica, qualità che dovrebbero sempre contraddistinguere un Organo istituzionale, sembrerebbero esser venute meno.
A tal proposito appare sempre più evidente che in un mondo, quello del calcio, dove non esistono santi (non ne sono mai esistiti) e dove gli armadi, di tutti, sono pieni di scheletri, ci si sta abituando, forse colpevolmente, alle situazioni più impensate. Anche le più critiche. Scivola tutto addosso senza lasciare traccia.
Nel frattempo, sentendosi maltrattato, il pallone, lentamente, si sgonfia.
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