UN'ESTATE COSÌ NON SI ERA MAI VISTA. ORMAI È TUTTI CONTRO TUTTI, CON NESSUN POSSIBILE VINCITORE. BISOGNEREBBE FERMARSI, AZZERARE TUTTO E POI RIPARTIRE CON REGOLE CHIARE. MA IL CALCIO NON PUÒ STAR FERMO UN ANNO

10.08.2018 00:00 di Tommaso Maschio  articolo letto 3605 volte
UN'ESTATE COSÌ NON SI ERA MAI VISTA. ORMAI È TUTTI CONTRO TUTTI, CON NESSUN POSSIBILE VINCITORE. BISOGNEREBBE FERMARSI, AZZERARE TUTTO E POI RIPARTIRE CON REGOLE CHIARE. MA IL CALCIO NON PUÒ STAR FERMO UN ANNO

Basta, stop, fermate la giostra che voglio scendere. L'estate pallonara del calcio italiano, specialmente in Serie B e Serie C (con ovvie ripercussioni anche sulla Serie D) sta mettendo a dura prova anche i cuori più appassionati, quello che senza il calcio non possono vivere e che già in estate soffrono e non vedono l'ora di poter tornare a seguire la propria squadra. Un'attesa che già normalmente per molti è lunga e che quest'anno sembra potersi protrarre più del dovuto, forse anche all'infinito. Fra società che spariscono per i più svariati motivi (dalle gestioni insensate, alle fideiussioni non accettate, al disimpegno del patron/mecenate di turno fino ai problemi impiantistici) e attese infinite delle decisioni di questo o quel tribunale (Tribunale Federale Nazionale, Corte d'Appello Federale, Collegio di Garanzia dello sport fino al TAR e al Consiglio di Stato) riguardo ricorsi e contro-ricorsi al 10 agosto ancora non sappiamo chi giocherà nelle due serie professionistiche del nostro calcio. Non solo, siamo in altissimo mare e di fronte a uno scontro a dir poco epocale, un tutti contro tutti che non ha eguali a memoria d'uomo con club che si scontrano contro altri club per chi deve essere primo nella lista dei ripescaggi, la Lega B che sfida regolamenti e contratti di cessione dei diritti degli audiovisivi chiedendo il blocco dei ripescaggi a costo di avere un campionato zoppicante a 19 squadre (anziché 22 come prevede il format), club appena nati che vogliono riscrivere le regole a loro piacimento per saltare a piè pari una serie (la D in questo caso) a cui se ne accodano altri scatenando l'ira di chi la Serie C la deve giocare con ben 13 club, tutti del Girone C, pronti a ritirare le squadre se verrà concesso anche a una sola di esse (l'obiettivo non dichiarato è il neo Bari di De Laurentiis) di accedere alla terza serie “senza averne i requisiti”. Senza dimenticare il Commissario Straordinario della FIGC che ormai da tempo è nel mirino di Lega Pro, Lega Nazionale Dilettanti, AIA e AIC che anche ieri hanno ribadito la propria volontà di andare subito a elezioni per la nomina di un nuovo presidente federale che sia espressione delle realtà calcistiche e non catapultato lì dal CONI. Un tutti contro tutti da cui nessuno uscirà vincitore, su questo siamo pronti a scommettere.

Un caos in cui è difficile districarsi e di cui non si vede la fine con l'avvio dei campionati che viene spostato sempre un po' più in là. Ma fino a quando? Perché se si vogliono aspettare tutte le decisioni dei vari organi giudicanti, siano essi sportivi che ordinari, probabilmente prima di ottobre non si potrebbe partire, ammesso e non concesso che nuovi ricorsi non allunghino ulteriormente i tempi. Difficile, per non dire impossibile, che si possa attendere tanto. Più probabile che invece si parta in qualche modo, con molti nodi da sciogliere e giudizi da attendere, col serio rischio di dover modificare a stagione in corso organici, calendari, regolamenti e via discorrendo (un po' come successo in Serie C l'anno passato dopo il fallimento del Modena a poche settimane dall'avvio della stagione). Una soluzione rabberciata, molto all'italiana, che rischia di scontentare tutti, ma che probabilmente non ha alternative perché ormai si è arrivati talmente avanti col calendario che non è più possibile decidere altrimenti.

Quel che servirebbe, ma è ovviamente impraticabile per le conseguenze che comporterebbe (a livello economico, occupazionale e quant'altro) sarebbe lo stop dei campionati. Un anno di stop per azzerare tutto, fare tabula rasa e ripartire nel 2019/20 con regole precise e ferree in merito di iscrizioni, ripescaggi, passaggi di proprietà e solidità delle stesse in modo da ridurre al minimo il ripetersi di certe situazioni che in questi mesi hanno toccato il loro apice. Mettere ulteriori pezze, senza poi agire alla radice dei problemi, è solo un modo per continuare a vivacchiare – chi meglio, chi peggio – in attesa dei prossimi fallimenti o nuovi casi pronti a rendere ancor più incandescenti le nostre estati. Prorogare, demandare a data da destinarsi (ovvero mai), non può essere una soluzione valida dopo quanto è sotto gli occhi di tutti, anche dei meno attenti alle cose pallonare. Servono soluzioni radicali per quanto dolorose possano essere per ridare credibilità al mondo del pallone e specialmente a quello delle serie minori, a costo di scontentare qualcuno. Perché lo spettacolo a cui stiamo assistendo in questi giorni, non ultimo ieri con l'attesa infinita di un comunicato che non è mai arrivato, è qualcosa di ridicolo, grottesco oltre che snervante per addetti ai lavori e semplici tifosi.