Hellas Verona, Ceccarelli a TLP: "Quante emozioni all'Arechi! Mandorlini è stato strepitoso, come tutti i tifosi gialloblu"
Dall’esonero di Giannini all’arrivo di Mandorlini, dal sest’ultimo posto in classifica dello scorso novembre al quinto posto finale, da sfavoriti (sulla carta) nella griglia play-off ai vincitori degli stessi: è la favola dell’Hellas Verona, è la favola dei giocatori e della dirigenza, è la favola di tutto il mondo gialloblu che si appresta a tornare là dove una società ed una tifoseria di questo calibro meritano di stare: in serie B. E, forse, oltre. Capitano di questa incredibile scalata è Luca Ceccarelli il quale, raggiunto dai microfoni di TuttoLegaPro.com, ripercorre in esclusiva le emozioni di una stagione sotto certi aspetti davvero indimenticabile.
L’immagine della telecamera che immortala la festa gialloblu nella bolgia dell’Arechi è veramente unica: cosa significa per te aver vinto i play-off con questa maglia?
“Significa tanto. Abbiamo raggiunto un traguardo straordinario, festeggiarlo poi con i tifosi di Verona è stato un qualcosa di veramente unico perché qui si respira calcio, la gente ama questo sport e ha sempre voluto il bene della squadra. E’ stata anche una specie di rivincita dallo scorso anno, quando avevamo in pugno la situazione avendo dominato per lunghi tratti il campionato ma poi, nel finale di stagione, qualcosa è andato storto e non siamo più riusciti a rimetterci in carreggiata. Diciamo che ci siamo presi quello che avevamo lasciato per strada e farlo qui, con la gente di Verona, mi ha fatto molto piacere”.
Hai giustamente ricordato le delusioni della passata stagione. Quest‘anno però è stato tutto completamente diverso…
“Assolutamente. A differenza dello scorso anno, posso dire che siamo migliorati tantissimo a livello mentale in quanto siamo riusciti a correggere l‘approccio ai match importanti. Ricordo la sconfitta all‘ultima giornata contro il Portogruaro che, per noi, fu fatale dal punto di vista mentale perché, da lì in poi, non riuscimmo più a riprenderci. Quest‘anno invece siamo partiti malissimo tanto che il Presidente fu costretto ad esonerare Giannini ed a chiamare in causa Mandorlini con il quale siamo riusciti a sollevarci ed a concludere il campionato in assoluto crescendo. E’ stata indubbiamente la svolta che ci ha portati a questo straordinario traguardo. A Verona, quando le cose vanno male, la gente inizia a rumoreggiare: quest’anno, rispetto alla passata stagione, siamo riusciti a scrollarci di dosso queste responsabilità semplicemente perché nessuno credeva più alla promozione tanto che anche per noi giocatori era impensabile riuscire ad arrivare fino a questo punto considerando che a dicembre ci trovavamo con le spalle al muro”.
Per il Verona, quindi, la serie B è sempre stata un sogno…
“Si, sebbene i propositi di riprovarci c’erano tutti e la voglia di ripetere il cammino della scorsa stagione era tanta. Non abbiamo mai dichiarato apertamente questo nostro intento ma ognuno di noi covava il desiderio di riprovarci”.
Siete partiti sfavoriti, eppure avete eliminato Sorrento e Salernitana. Se dovessi indicare la svolta in questi 360’, quale momento reputeresti decisivo?
“Sicuramente la prima partita contro il Sorrento. Giocare davanti ai 20.000 del Bentegodi ci ha dato una carica ed una iniezione di fiducia impareggiabili. Da lì abbiamo acquisito tanta consapevolezza e, soprattutto, quella determinazione necessaria per presentarci in Campania carichi come delle molle in casa della vicecapolista che aveva sempre fatto del fattore campo uno dei suoi punti di forza”.
E poi la gioia dell’Arechi. Che effetto ti ha fatto aver potuto festeggiare la promozione in uno stadio completamente granata?
“E’ stato spettacolare, proprio come l’atmosfera che si respirava. Per noi, come per chiunque, presentarsi in un campo del genere davanti a tutto quel calore ed entusiasmo ti fa perdere quelle certezze e quella mentalità che un giocatore deve invece acquisire in partite decisive come quelle di domenica scorsa. Nonostante ciò, devo ammettere che è stato entusiasmante anche perché due anni fa toccò al Cesena festeggiare a casa nostra mentre l’anno scorso assistemmo a malincuore alla promozione del Portogruaro. Mi spiace davvero molto per la Salernitana che, come noi, meritava di misurarsi in ben altri palcoscenici ma dopo quelle due batoste subìte era arrivato il nostro turno e ci siamo letteralmente lasciati andare".
Prima hai ammesso che l’arrivo di Mandorlini è coinciso con la svolta. E’ stato lui il vero trascinatore ed il vero protagonista della promozione?
“Sì, semplicemente perché è stato decisivo. Tutto quello che ha fatto si è rivelato essere azzeccato, recuperando a livello mentale il gruppo, scuotendo chi doveva essere scosso e incitato chi doveva essere incitato. Ci ha fatto sentire tutti importanti, sapendo a sua volta gestirci alla grandissima portandoci fino in fondo”.
Quindi le voci che lo davano in procinto di passare allo Spezia non lo hanno, come dire, distratto…
“Francamente, non conosco la verità dei fatti: non so, cioè, se tutti quei rumors fossero veri o meno. Vedendolo in pratica tutti i giorni posso solo dire che non ci ha mai dato l’impressione di avere la testa altrove. Diversamente, è sempre stato parte integrante di questo grande gruppo: la vittoria è soprattutto merito suo”.
Prima hai anche parlato dello straordinario attaccamento della città nei confronti della squadra. E’ stato proprio l’entusiasmo dell’ambiente a convincerti, l’inverno scorso, a rimanere qui a Verona e, di conseguenza, a rifiutare le offerte che hai ricevuto?
“Credo sia normale essere accostati all’una o all’altra squadra nei periodi di calciomercato, specie se le cose non girano come dovrebbero e i cambiamenti sono dunque nell’aria. Dal canto mio, proprio la difficoltà in sé del momento mi ha auto-convinto a declinare ogni tipo di offerta sia perché non volevo allontanarmi da Verona dove ormai risiedo felicemente da tre anni sia perché non volevo abbandonare la squadra in quel particolare momento della stagione. Parlando poi con l’allenatore, ho trovato maggior fiducia in me stesso e maggior consapevolezza che rimandare al mittente le proposte che avevo ricevuto (Pisa e Grosseto, ndr) fosse la soluzione migliore. E così è stato”.
Il tuo futuro sarà ancora in maglia gialloblù?
“Spero di sì. Tra un paio di settimane avrò il consueto faccia a faccia con la società ma l’intenzione mia e penso anche quella della dirigenza sia quella di andare avanti insieme”.
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