Monza, Motta a TLP: "Vinciamo a Como e potremmo essere già nei play-out. Tutto dipende da noi"
E' riuscito a risollevare le sorti del Monza, portandolo ad una sola lunghezza dalle dirette concorrenti Paganese e SudTirol (rosicchiando agli altoatesini ben 7 punti). La salvezza dei biancorossi non pare più una mera utopia da quando sulla panchina siede lui, mister Gianfranco Motta. Il "baffo di Ruginello" ha concesso ai microfoni di TuttoLegaPro.com un'intervista esclusiva proprio per spiegare i segreti della svolta in positivo del club brianzolo: 7 punti conquistati in soli 4 match, mentre il suo predecessore (Corrado Verdelli, ndr) per raggranellare lo stesso bottino ha dovuto attendere ben 3 mesi e mezzo e 12 partite.
Mister, partiamo con l'analisi del match vinto contro l'Alessandria domenica scorsa. E' vero che i "testa-coda" spesso sono fonte di risultati a sorpresa, ma Lei si sarebbe veramente aspettato una prestazione così gagliarda?
"E' un po' il leit-motiv di tutte queste partite: prima di giocarle potrebbero risultare determinanti sia in positivo sia in negativo. Fortunatamente per noi è andata bene, così siamo ancora in gioco. E' stata 'una bella sorpresa': contro l'Alessandria non era assolutamente facile. Si trattava di un'ottima squadra: i giocatori li conosciamo un po' tutti e anche la posizione in classifica parla chiaro, nonostante i grandissimi problemi societari che hanno. E' andata molto bene".
Ora solo un punto vi divide da Paganese e SudTirol: crede che le possibilità di salvezza siano aumentate?
"Diciamo che al mio arrivo c'era un punto dalla Paganese e ancora c'è. Dobbiamo dire invece che abbiamo guadagnato 7 punti sul SudTirol. Premesso che prima di tutto dobbiamo essere noi a far punti altrimenti sarebbe inutile fare conti, però la realtà è che in calendario all'ultimo turno ci sarà Paganese-SudTirol. Quindi se domenica riusciremo a fare ancora punti, insomma... vedremo poi se si 'scanneranno' tra di loro".
Mister, ma Lei non trova che finora si è sottolineato un po' troppo come i numeri della Paganese fossero al top? Ora che sono usciti sconfitti con lo Spezia e il loro portiere Ginestra ha perso l'imbattibilità, non potrebbero essersi perse delle certezze a livello psicologico?
"Soprattutto perché nessuno si aspettava che potessero perdere in casa. Il 'Torre' sembrava un fortino inespugnabile ultimamente. Poi sono stati fatti proclami, anche se c'è da sottolineare che non sono stati fatti da loro in prima persona, ma è stata la stampa a evidenziare come fossero tantissimi minuti che non prendevano gol e quando si parla troppo sistematicamente succede il 'patatrac'... fortunatamente per noi: quanto meno ora nel mirino ne abbiamo due. Quindi va bene così. La nostra vittoria contro l'Alessandria è valsa il triplo perché loro hanno perso entrambe. Ma lo ripeto: se noi non avessimo vinto, adesso saremmo qua a strapparci i capelli perché non avremmo approfittato del passo falso".
E' evidente poi che da quando c'è Lei è tornato l'entusiasmo e la grinta anche negli stessi giocatori, che non perdono occasione per tessere le sue lodi. Anche domenica nel post-partita sia Ricci sia Oualembo hanno sottolineato a gran voce come qualcosa sia cambiato con Lei alla guida...
"Andiamo piano! Sicuramente se la società ha deciso di cambiare, l'obiettivo era quello di dare una svolta ad una squadra spenta, impaurita e all'ultimo posto. Ci si è giocati l'ultima carta possibile ed è toccato a me. Io le parole che ho detto all'inizio continuerò a ripeterle: chi è dalla nostra parte e vuole lottare per la causa, ok! Chi non ci sta, ha paura o non ce la fa, non c'è problema: si può togliere tranquillamente. Finora però devo ringraziare i ragazzi perché hanno risposto tutti: "Presente!". Io ho messo in campo almeno 18-20 giocatori: chi per 10', chi per 30', chi per 3/4 partite, mi pare che nessuno si è tirato indietro. Questa era la cosa che avevo promesso a tifosi e società: io non parlo per frasi fatte, ma garantisco il massimo impegno da parte di tutti fino all'ultima goccia di sudore. Quantomeno finora nessuno ci può imputare di non aver dato tutto a livello di impegno fisico, mentale, di cuore e di attaccamento ai colori. Io lo pretendo dai ragazzi perché l'ho promesso a tutti. Se non mi seguono, stanno fuori!".
Purtroppo però nel match di Como, non potrà sedere in panchina visto che - nonostante le sue "preghiere" nel post-partita - è stato squalificato per un turno dal Giudice Sportivo...
"Ma porca miseria... Questa è la cosa che mi fa più dispiacere. Assolutamente non meritavo questa giornata. Quello lì (l'assistente arbitrale, ndr) guardava principalmente me, piuttosto che guardare ciò che succedeva in campo e non so cosa si è inventato. Adesso ci organizzeremo e comunque in panchina ci sarà Tammaro: tra me e lui c'è un ottimo feeling. Ci parliamo continuamente e ci consultiamo: i ragazzi devono pensare che è come ci fossi là io".
Al di là dell'importanza della partita, è un derby per i tifosi biancorossi: Lei, da brianzolo purosangue, lo sente come tale?
"Sì, ma io devo cercare di essere concentrato sulla mia squadra. Poi se è un derby o meno, ci sono sempre tre punti in palio ed è quello che ci interessa. Vengano come vengano, l'importante è che li portiamo a casa. Contro una squadra che domenica scorsa è praticamente rimasta tagliata fuori dai play-off. Nei play-out è al 99% sicura di non finirci, coi suoi 5 punti di distanza dal Pavia. Deve succedere il finimondo per far sì che il Como rimanga invischiato, anche con una sconfitta. Sicuramente però c'è da dire che giocano in casa e vorranno chiudere bene un buon campionato: non ci regalerà niente nessuno, ma come ho già detto, trovando questo tipo di squadre le motivazioni fanno la differenza. E noi siamo molto più motivati di loro. Noi facendo risultato pieno potremmo essere già nei play-out matematicamente. Certo non troveremo una squadra già in vacanza...".
Un "problema" potrebbe essere l'assenza dei tifosi biancorossi, a cui è stata vietata la trasferta se sprovvisti di Tessera del Tifoso...
"Questo ci dispiacerebbe. Dalla prima partita di Bolzano, abbiamo visto e sentito il loro incitamento. Noi del resto cerchiamo di ricambiare con le nostre prestazioni. Oltre a mancare il sottoscritto, potrebbe mancare anche il loro supporto: dovremo aumentare ancora di più le forze in campo".
Mister, Lei al momento della sua presentazione affermò di essere pronto a confrontarsi col fantomatico Comitato Tecnico, ma lasciò anche intendere che le decisioni spettavano a Lei. Quando però i tifosi videro che alla sua prima apparizione a Bolzano scelse di dare la maglia di titolare a Stefàno Seedorf, cominciarono le lamentele visto che è pensiero comune si giochi in 10 quando c'è lui in campo: l'avesse a disposizione, lo manderebbe in campo ancora?
"Io rispetto tutti, ma ognuno deve fare il suo. Io in quella settimana ho visto chi stava meglio e chi poteva garantirmi di più per quella partita e ho messo lui. Se cominciamo così, mi metto qui sul piazzale del Monzello e faccio fare la formazione ai tifosi oppure qui in sede ai dirigenti... Allora chiamate qualcun altro... Io sono così e non cambio ogni giorno. Cancellate quel pensiero e ogni sospetto su di me. In quella partita avevamo bisogno delle ripartenze e più veloce di lui non ce n'è".
C'è qualche giocatore che l'ha colpita più degli altri? Io le butto lì Djokovic, ma credo ce ne siano anche altri meritevoli: non trova?
"Più di uno: vogliamo parlare di Daniele Prato? Mi pare che prima giocasse col contagocce e venisse utilizzato piuttosto come esterno. Da quando ci sono io è titolare e devo dire che ha sempre fatto bene. Onore a lui. Non regalo niente a nessuno: rende, alla squadra serve e io lo faccio giocare. Così Damjan (Djokovic, ndr): con qualche problemino che può avere ancora d'intesa, però se tiri la riga a fine partita, lui di lavoro ne fa. A livello fisico ci guadagniamo tantissimo e poi fa anche gol. A Cremona ha creato, ha fatto degli assist e ha tirato tre volte in porta. Diciamo che nella positività generale, queste sono due note da sottolineare, visto che sono giovani ed è una soddisfazione anche per la società".
In chiusura una provocazione: partendo dal presupposto che con i "se" e con i "ma" non si va da nessuna parte, Lei non trova che il suo arrivo sia stata una scelta tardiva? Se fosse arrivato prima questo Monza dove sarebbe?
"Io lo dico serenamente: se mi han chiamato solo ora è perché si pensava si potesse fare bene anche con altri. Bisogna portare rispetto per i colleghi che mi han preceduto. Quando m'han chiamato io quasi non ci credevo. Ti viene da dire: "Ma proprio all'ultimo?", però mi va bene così. Guardiamola egoisticamente: ero a casa, invece ora ho sei partite in cui - oltre a prendermi del pazzo - posso far vedere che ci sono ancora dopo un anno che non ero in pista. Sono a Monza con la squadra ultima e ho poco da perdere, se invece faccio qualcosa di buono e compio l'impresa è tutto di guadagnato. Io ho sempre dato il massimo ovunque sono andato, figuriamoci qua: forse riesco a dare anche qualcosa di più".
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