Sudtirol, mister Stroppa a TLP: "Fa piacere il primato, ma è vietato distrarsi"

Sudtirol, mister Stroppa a TLP: "Fa piacere il primato, ma è vietato distrarsi"TMW/TuttoC.com
© foto di Veronica Giugne
venerdì 11 novembre 2011, 00:00Interviste ESCLUSIVE
di Orlando Savarese
Addirittura dieci squadre in quattro punti nel girone B di Prima Divisione. "La classifica è talmente corta che un passo falso può farci finire in una posizione diversa"

La retrocessione ai play-out era stata una brutta botta per molti giocatori in forza al Sudtirol, ma gli altoatesini ora si sono ripresi e stanno addirittura comandando nel girone B di Prima Divisione, che era il girone più ostico per l’elevato numero di compagini favorite. Giovanni Stroppa, il tecnico del Sudtirol, in esclusiva a TuttoLegaPro.com dice che però la sfida per la sua squadra è riuscire a mantenere a lungo questo momento di forma. C’erano tante squadre accreditate, ma ciò che salta all’occhio è la presenza in vetta degli altoatesini, ripescati la scorsa estate.

“Non può farmi che piacere il primo posto, ma preferisco guardare anche ai punti che abbiamo – afferma Stroppa – I 19 punti che abbiamo ce li siamo sudati attraverso un ottimo lavoro, anche i ragazzi sanno quanto abbiamo dovuto faticare per arrivare fin qui, però io spesso dico che abbiamo solo messo i punti da parte per avvicinarci il più possibile alla quota salvezza, quindi quaranta o quarantadue punti. Non è un modo di dire, ma è quello che pensiamo tutti. Non possiamo permetterci di avere passi falsi, altrimenti, dato che la classifica è corta, si va a finire in una situazione diversa. Tutte le squadre possono vincere con chiunque: non ci sono le squadre che teoricamente lottano per la salvezza, perché la Feralpi ha vinto a Barletta, il Trapani a Crema, e il Sudtirol a Trieste. Ogni partita ha un risultato da tripla”.

La maggior parte dei giocatori che le sono stati affidati veniva dall’esperienza della retrocessione ai play-out dopo aver disputato un buon girone d’andata, quindi potevano essere frastornati. Come ci è riuscito a recuperarli?
“Ho cercato di dare la mentalità della cultura del lavoro, di aiutarli a credere in loro stessi, e di aiutarli a credere che ci si può migliorare ad ogni allenamento. Non ci si allena per conquistarsi il posto, ma ci si allena per migliorarsi. A prescindere dal posto da titolare o da chi è l’allenatore. Se i giocatori si impegnano per cercare di migliorarsi, sicuramente già questo è un vantaggio per me. Ho una rosa di venticinque giocatori e cerco sempre di mettere in campo la formazione più adatta in funzione della nostra condizione e anche dell’avversario. Credo che dal punto di vista della mentalità abbiamo fatto dei passi in avanti, ma sappiamo che il pericolo è dietro l’angolo”.

Come giocatore lei era stato a Foggia, Avellino e Piacenza, tutte piazze calde. Come ha trovato invece la piazza di Bolzano?
“Bolzano è una piazza che non dà stimoli esterni, ma allo stesso modo dà la tranquillità giusta per lavorare. Non abbiamo condizionamenti dall’esterno: può essere positivo da una parte ma negativo dall’altra, specie quando uno si dovesse accontentare di quello che fa”.

Il Sudtirol l’abbiamo visto come una squadra compatta, pratica nella ricerca del risultato e in grado di portare molti giocatori al gol, addirittura otto. Per trasmettere questi concetti lei a chi si ispira come allenatore?
“Non ho un modello preciso. Ho avuto la fortuna d’essere stato allenato da grandi allenatori, ma la personalizzazione del proprio modo di intendere il calcio è importante. In questo momento in cui la squadra è uscita allo scoperto mi sembra presuntuoso raccontare quello che potrei essere”.

Tra i giocatori che stanno facendo bene ci sono Fischnaller, Schenetti e Chinellato. Li vede pronti per una grande squadra nel futuro?
“Questo non lo so: sono giovani, stanno crescendo ma devono essere ancora molto. Non solo loro ma anche altri. Fischnaller ha giocato anche nella scorsa stagione e deve migliorare molto, Chinellato all’inizio non ha avuto l’approccio giusto ma si è tirato su le maniche e si è messo a lavorare. Mi auguro che tutti abbiano avuto qualcosa sotto l’aspetto dell’interpretazione di come fare il giocatore in questa categoria. Tutti hanno l’ambiente ideale per mettersi in mostra”.

Lei viene da un’esperienza di allenatore nelle giovanili del Milan, ha avuto modo di sentire i dirigenti rossoneri, visto che è primo in classifica?
“Ho lasciato dei rapporti che tuttora coltivo, rapporti professionali e di amicizia. Al di là dei cinque anni in cui ho lavorato nel settore giovanile del Milan, conserviamo una stima reciproca”.

Ultima cosa: domenica a Bolzano arriva l’Andria, e l’amministratore delegato Dietmar Pfeifer ha lanciato un appello ai tifosi, chiedendo loro di riempire il Druso.
“Devo dire che nonostante non ci siano ultras a Bolzano, il Druso ha una media di 1200 spettatori a partita, e addirittura mi sembra nell’ultima partita in casa col Prato ne abbia fatti registrare oltre 1800. Non è cosa da poco, ed è una bella cosa se consideriamo la piazza tranquilla che può essere Bolzano. Si sta facendo un po’ di baccano intorno al Sudtirol e i turisti che sono qui intorno a vedere i fantastici posti che ci sono qui, potranno fermarsi un’ora e mezza per vedere la partita tra la prima in classifica e l’Andria”.