Calzi: "L'Alcione non mi sorprende. Bravissimi Ospitaletto e Folgore Caratese"
Un lungo percorso da centrocampista, fatto di tante battaglie in mezzo ai campi dalla Serie C in su e adesso un nuovo percorso in veste di direttore sportivo. Giampaolo Calzi, ex tra le altre di Pro Patria e Ravenna, ha presentato ai microfoni di TuttoC.com il progetto sportivo del suo Codogno, protagonista nel Girone B di Eccellenza lombarda, e non solo: “È ormai diventata casa, sono qui da 3 anni e mezzo e abbiamo lavorato soprattutto sulle strutture per creare le basi di un progetto che possa permetterci un salto in avanti di categoria e non solo. Non è certo facile ma oggi ci siamo e stiamo diventando un punto di riferimento nel lodigiano, conquistando i playoff per il secondo anno di fila. L’anno scorso abbiamo chiuso a 58, questa stagione siamo arrivati secondi… devo dire che siamo stati bravi”.
In carriera ha avuto DS importanti, da cui sicuramente ha appreso molto. Che tipo di direttore è?
“Ho avuto direttori importanti, come Marotta, Paratici, Fausto Pari, Perinetti... tutta gente di livello da cui ho potuto imparare e guadagnare competenze anche dal punto di vista gestionale. Quando si parla di un direttore sportivo si mette sempre in primo luogo l’aspetto calcistico, è giusto, ci mancherebbe altro, ma c’è anche una parte quotidiana da dover gestire e in cui bisogna essere bravi: serve equilibrio quando le cose non vanno, capire le esigenze di calciatori e staff ed essere un punto di riferimento costante anche durante la settimana”.
Lo scouting, così come in ogni categoria, ha un suo peso fondamentale.
"È una parte essenziale, sui calciatori non si può andare per sentito dire. Bisogna visionarli e soprattutto capire quali andrebbero bene nel tuo contesto, ho difatti un mio database con i calciatori analizzati. La programma è fondamentale anche qui, qui a Codogno ce ne occupiamo io e Jacopo Zenga, figlio di Walter e mio ex calciatore proprio qui, che è un ragazzo molto bravo, professionale e preparato. Oggi il direttore sportivo deve anche scendere in prima fila e analizzare i giocatori, come ho anche imparato dal mio amico e collega della Caronnese Ivan Zampaglione che ha lavorato alla Triestina in C oltre che in realtà importanti come Parma, Lugano, Modena e Fondazione Real Madrid”.
Passiamo al mondo Serie C, partendo dal tema del momento: i playoff.
“Dire chi li vincerà è difficilissimo, ci sono tante big in corsa. Nel Girone C vedo in diverse attrezzate, come Catania e Salernitana che partono alla pari; nel B realtà consolidate come Ascoli, Ravenna, Pineto e Gubbio; infine in quello A tra le outsider occhio all’Alcione che non è certo una sorpresa: ormai sono protagonisti in Serie C, col nuovo stadio a Settimo Milanese che a breve sarà pronto”.
In Eccellenza fino a due anni fa c’era anche l’Ospitaletto…
“Un club che ha lavorato molto belle sotto la gestione oculata della famiglia Musso, che dopo due promozioni consecutive ha ottenuto la salvezza in Serie C con un budget ridotto; basta anche vedere le due punte: Gobbi era con loro già dalla Serie D, mentre Bertoli è stato pescato dalla Varesina in D”.
La nota dolente arriva dalla Pro Patria.
“Un colpo al cuore, sono stato 4 anni a Busto Arsizio e conosco bene la piazza. Lasciano la categoria che gli si addice ma sono sicuro che torneranno, anche se tirarsi fuori dalla palude della Serie D è complicato e non scontato”.
Una perla del territorio è la Folgore Caratese, la neopromossa del Girone B di D.
“Hanno fatto un gran percorso, guadagnandosi la Serie C partendo, come stiamo facendo noi nel nostro piccolo a Codogno, dalle strutture. Lo Sportitalia Village è polifunzionale, è una realtà all’avanguardia specchio degli investimenti fatti negli anni. Sono stati bravissimi ad avere la meglio in un girone difficile, con Chievo e non solo a dar fastidio. Il presidente Criscitiello è stato bravissimo, ci ha visto benissimo: le strutture sono un aspetto fondamentale in ogni categoria, ti danno quel qualcosa in più che serve alla società e anche ai calciatori”.
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