INTERVISTA TC - Letizia: "Annata complicata ma sono pronto a rialzarmi"

30.07.2019 07:30 di Redazione TC Twitter:    Vedi letture
Fonte: Stefano Sica
© foto di Jacopo Duranti/Tuttolegapro.com
INTERVISTA TC - Letizia: "Annata complicata ma sono pronto a rialzarmi"

Dei quattro mesi vissuti a Modena resterà il rigore procurato - e poi trasformato - nel pari esterno col Calvina (1-1). Il suo primo match da titolare assoluto. Tra Antonio Letizia e Alberto Bollini non sono state sempre rose e fiori, entrambi accomunati peraltro da un congedo che non consentirà loro di far parte ancora del progetto dei canarini. Se l'avventura in Emilia del tecnico era terminata prima del trionfo nella finalissima playoff con la Reggio Audace (a guidare la squadra era stato Roby Malverti), l’addio dell’attaccante, per quanto nell’aria, è divenuto formale solo a giochi fatti. Per Letizia l’ultima stagione è stata una cosa ad ostacoli tesa sempre alla ricerca di pezzetto di terra da conquistare, dalla chance di vestire il rossoblù della Casertana all’esperienza modenese non andata secondo le più intime aspettative. Logico che la sua voglia di riscatto ora esondi da tutte le parti. Si ricomincia dall’Equipe Campania del coordinatore AIC Antonio Trovato, gruppo di calciatori svincolati di stanza a Mugnano, centro alle porte di Napoli. E’ questo il suo rifugio di sempre dove affilare armi e strategie in attesa di un rientro in grande stile. Chi non ci crede, è avvisato. "Qui si è creata ormai una famiglia, c'è un nucleo storico che si conosce da tempo – ci racconta -. Tanto che, quando qualcuno di noi firma con qualche club, troviamo sempre il modo di festeggiare insieme. Tornare qui è sempre bello, ci alleniamo col sorriso e il rapporto tra di noi non si limita al lavoro del campo. Anche chi ha una squadra preferisce anticipare il suo ritiro venendosi ad allenare con noi, perché l'atmosfera che si respira è piacevole".

Con quali compagni hai legato di più?
"Con Gennaro Troianiello e Gaetano Iannini c'è un legame speciale, poi sono molto affezionato anche a Diego Albadoro e Raoul Lombardo. Al di là del loro valore professionale, sono davvero bravi ragazzi. Instaurare una amicizia con loro è diventato naturale".

Veniamo al Modena: nell'anno della ricostruzione, il vostro nome resterà comunque nella storia del club.
"La società è eccellente sotto tutti i punti di vista, la tifoseria anche. Il Modena è di nuovo in C e questa resterà, quindi, una stagione indimenticabile per tutti. Anche se dalla porta secondaria, si è raggiunto l'obiettivo primario di riportare questo club dove meritava. Da un punto di vista personale, tante cose che mi erano state promesse non sono state mantenute. Essendo stato utilizzato poco, sarebbe lecito da parte di alcuni porsi delle domande. E mi dispiacerebbe se qualcuno si facesse una idea sbagliata su di me: fisicamente sto bene, non ho mai avuto alcun problema, mi sto allenando alla grande e credo di avere davanti a me ancora tanti anni da spendere in questo mondo. Si è trattato di decisioni tecniche, forse già nelle intenzioni di qualcuno non ero la prima scelta e dovevo fungere da alternativa di lusso. Ma ormai è acqua passata, l'importante è aver tagliato il traguardo per cui tutti abbiamo lottato. Di sicuro non è stata una stagione facile, dopo che ero arrivato ad un passo dalla Casertana e poi, stranamente, non se ne fece più nulla. Ma il calcio è così, se ne dicono tante e non sempre c'è lealtà in tante persone. Mantenere la parola non è una virtù alla portata di tutti. Qualcuno mi ha deluso proprio a livello umano, che è quello che per me conta più di tutto".

Con Bollini non è scattata la scintilla.
"Prima di andare a Modena, mi sono sentito per tre giorni con lui. Mi ha illustrato il suo progetto tattico, dicendomi specificamente che gli serviva un attaccante che giocasse a 30 metri dalla porta. Io posso disimpegnarmi da centrale o da esterno, ma sempre con una certa propensione ad attaccare gli spazi e a lavorare vicino all'area di rigore. Quindi pensai di essere il calciatore con le caratteristiche giuste per giocare nel suo sistema. A quel tempo avevo una richiesta in C, ma la rifiutai proprio perché il mister, dopo un lungo confronto, mi fece capire di volermi fortemente. Sono arrivato a Modena ed è accaduto l'esatto contrario: non trovavo spazio e per tutta risposta mi veniva detto che serviva un giocatore di fascia. Ma io non sono questo tipo di calciatore. Non posso fare anche il terzino. Il mister pensava che avessi queste caratteristiche. Evidentemente al telefono non ci eravamo capiti bene... Insomma, non è stato bello. Come non lo sarebbe per qualsiasi professionista".

Si sta muovendo qualcosa per te?
"In serie C, qualcuno mi ha contattato. Ma per ora sono solo sondaggi. In D ho avuto chiamate importanti, qualche club vorrebbe anche chiudere subito, ma sto temporeggiando io. Devo valutare bene le mie scelte, a maggior ragione dopo l'ultimo anno. Non voglio sbagliare".

Dopo il crac, il Foggia prova a rialzarsi con Felleca. Lontani i tempi in cui militavi nel gruppo che avrebbe compiuto la scalata verso la B.
"Sono dispiaciuto per quello che è successo. Foggia è una città che vive del Foggia, la squadra di calcio per molti è una ragione di vita. Mi auguro che questa sia la prima pagina di un nuovo romanzo. E lo stesso voglio augurare anche al Matera, sebbene in quest’ultimo caso leggo che la situazione è maggiormente intricata. Ma io sono rimasto molto affezionato anche a Matera. Nel caso del Foggia, comunque, mi restano tanti rimpianti…”.

Raccontaci.
“Lì arrivai grazie a De Zerbi che conosceva bene le mie caratteristiche. Il suo modulo non poteva che esaltare il mio modo di giocare: le sue squadre hanno sempre la palla e propongono tantissimo in fase offensiva. E’ stato un bel viaggio della speranza, cominciato bene ma finito male. Tutto ha inizio in Coppa Italia, quando faccio gol a Verona. A quel punto la fiducia nei miei confronti diventa granitica. Io stesso mi esalto grazie alle idee del mister e mi convinco di poter vivere l’anno della consacrazione a certi livelli. Il mister mi utilizza centralmente con gli esterni che girano intorno, il nostro è divertimento allo stato puro perché noi attaccanti veniamo messi nelle condizioni di rendere al meglio. Dopo un mese, con l’addio di De Zerbi, mi cade il mondo addosso. Arriva Stroppa, subito dopo viene preso Mazzeo. Il sabato andiamo in ritiro e la domenica resto fuori. Mi accorgo di non rientrare nei piani del nuovo allenatore. Rimango in panchina, cosa che non mi era mai capitata prima. Sia chiaro, non credevo di essere un fenomeno ed è ovvio che tutti siamo chiamati a rispettare le scelte di un allenatore. Ma mi sento scaricato e questo un po’ mi manda in depressione. Se non avverti la fiducia di un tecnico, anche in campo fai fatica. Sai di avere una spada di Damocle addosso in quanto sei conscio che il minimo errore potrebbe costarti caro. Dopo la parentesi Cosenza, direi positiva, torno a Foggia e immagino che il club possa riconfermarmi. Questo non accade, anche per volontà del mister. E si chiude definitivamente la mia avventura in rossonero. Insomma, avevo altri sogni, altri piani: la B col Foggia, la mia scalata da calciatore professionista con De Zerbi, restare e divertirmi in un contesto nel quale mi sentivo perfettamente realizzato. Dopo un mese è svanito tutto. Peccato”.