INTERVISTA TC - Pellegrino: “Questo Catania salvato la vigilia di Natale”

03.09.2020 17:00 di Sebastian Donzella Twitter:    Vedi letture
© foto di Matteo Gribaudi/Image Sport
INTERVISTA TC - Pellegrino: “Questo Catania salvato la vigilia di Natale”

Giocatore, allenatore e adesso dirigente. Ma anche uno dei salvatori del Catania. TuttoC.com ha intervistato Maurizio Pellegrino, direttore dell'area sportiva del club etneo, per analizzare questa nuova avventura a tinte rossazzurre.

Iniziamo dall'ultima, grande, novità: Joe Tacopina, dopo aver portato il Venezia in B, potrebbe entrare nel club.
"La SIGI, attuale proprietaria del Catania, è un azionariato diffuso. Quindi chi vuole entrare è benvenuto. Tacopina si è detto molto interessato a rilevare una buona parte delle quote della società e per questo ha voluto conoscere in maniera approfondita il mondo Catania, con incontri tenutisi fino a un paio di giorni fa. Insieme ai suoi consulenti e avvocati ha preso atto della situazione e si è dato un mese di tempo per decidere se presentare o meno una proposta concreta in modo da poter entrare in società".

Non teme che le trattative societarie possano distrarre chi scenderà in campo? 
"Ho già le spalle abbastanza larghe, avendo sentito in questi mesi tante chiacchiere. Io e il mio gruppo di lavoro abbiamo il dovere di andare avanti con le nostre forze e le nostre idee, senza pensare che un giorno qualcuno verrà ad aiutarci. Se poi Tacopina arriverà ne prenderemo atto e agiremo di conseguenza ma ad oggi la proprietà del club rimane alla SIGI: il Catania si è riorganizzato in tutti i settori e sta andando avanti con un mercato preciso,chirurgico, individuando giocatori che sono da Catania, senza pensare all'aiuto di nessuno".

Parliamo di mercato. Rispetto al passato sembra esserci un netto cambio di tendenza.
"In questi anni il Catania ha vissuto di proclami e di giocatori dal bel nome. Oggi il Catania guarda e lavora a fari spenti, cercando giocatori che devono identificarsi col Catania e con la città. Questa è la differenza. La stranezza di questo calcio è che a volte non si riescono a valorizzare giocatori che meritano più di quelli che sono sponsorizzati, ingiustamente, da critica e addetti ai lavori. In quest'ottica rientrano gli arrivi di Zanchi e Albertini. Gatto? Ci stiamo lavorando, oggi e domani saranno giorni decisivi".

In un Girone C pieno di big, dove si collocherà questo Catania?
"Dove arriveremo non lo sappiamo. Sicuramente non partiremo tra le favorite ma siamo il Catania e quindi prometto che la squadra che verrà costruita sarà durissima da affrontare per tutti. E vado controcorrente: io sono contento che il Girone C sia formato da grandi piazze perché ha più interesse e ti stimola a fare ancora meglio".

Intanto è caccia al bomber. Ci traccia l'identikit?
"Sarà un grande giocatore che si incastrerà bene con le idee dell'allenatore. Può essere un corazziere o un giocatore di movimento o anche un trequartista. Alto o basso, non interessa. L'importante è che sia funzionale al gioco del mister. Quando arriverà non posso dirlo perché questo mercato è molto anomalo, per via di queste liste che devono essere rispettate. Bisogna avere pazienza: ci sono tanti giocatori a spasso, tanti esuberi e anche tante proposte ricevute. Reginaldo? No, non sarà lui".

Minutaggio: lo farete?
"Il Catania ha già dei giovani in rosa: Pecorino, Arena, Rossitto, Di Stefano, Noce, Panebianco, Biondi. Tanti ragazzi che possono dare il proprio contributo alla squadra. Nel nostro progetto non c'è la semplice idea del minutaggio ma il far diventare giocatori questi ragazzi. Se c'è qualche giovane che merita, giocherà, questo è il piano. Fermo restando che, con le rose a 22, dovremo essere bravi a scegliere i giocatori giusti, prestiti compresi. Stiamo valutando una serie di ragazzi di Serie A a titolo temporaneo ma non sarà semplice prenderli: mentre prima potevi allargare la rosa guardando alla A, adesso sei limitato anche nel numero dei prestiti, visto che rientrano comunque nel limite dei 22".

Capitolo mister. Per arrivare a mister Raffaele non è stato facile. Ha mai pensato che il Potenza non l'avrebbe liberato?
"Ho sempre pensato che Raffaele dovesse essere l'allenatore del Catania. In primis perché ha sempre esibito un calcio molto propositivo, brillante, che ci piace. L'altro valore aggiunto è che ha ottimizzato, con una valorizzazione generale, tutto ciò che ha allenato, dai più giovani ai meno giovani. Credo sia arrivato il momento che il Catania possa giocare da Catania, cioè possa entrare in campo cercando di vincere le partite in maniera determinante, con la mentalità propositiva che ha il mister nel produrre più gioco possibile.
Per quanto riguarda la trattativa, sono stato rispettoso, muovendomi nei limiti consentiti. Ho sempre pensato che la squadra dovesse partire con un allenatore e quindi avevo determinate scadenze. Ma sempre rispettando il Potenza".

Dalla Lucania arriverà qualche fedelissimo di Raffaele?
"Non esistono calciatori fedelissimi. Esistono i professionisti che si impegnano nelle squadre in cui giocano. Solo giocatori affidabili diventano giocatori fedeli. Ma devono esserlo alla società e alle dinamiche di una squadra".

Il derby col Palermo, la supersfida col Bari, il possibile scontro con un'altra big come la Ternana. Al momento senza tifosi.
"Senza nulla togliere alle altre grandi piazze, se c'è una città più penalizzata di tutte per la chiusura degli stadi è proprio il Catania. Perché il popolo etneo, oggi, è riconoscente verso chi ha salvato matricola e società e vorrebbe partecipare attivamente alla rinascita del club. Vi sono in atto, addirittura, iniziative al buio per aiutare questa proprietà. Spiace veramente che al momento non possano sostenere da vicino la propria squadra, speriamo che possano tornare il prima possibile sugli spalti, ovviamente solo se la situazione sanitaria lo permetterà".

Ha parlato di matricola. Ma perché avete messo in piedi tutto questo, accollandovi passivi pesanti e mesi di fuoco, per un "semplice" numero? 
"Perché la matricola 11700 a Catania significa storia, orgoglio. E' il ricordo dei nonni e dei padri. Quell'insieme di numeri è un legame troppo forte tra la città e la sua storia. Non poteva sparire così, in malo modo. Farla finire come stava finendo, nel peggior modo possibile, sarebbe stato un disastro per tutta Catania, non solo per quella sportiva. Quella matricola ha un'importanza vitale. Sappiamo che ripartire dalla Serie D sarebbe stato più comodo ma sarebbe stata una ferita difficilmente rimarginabile per Catania e per i catanesi. E poi, a livello personale, ho vissuto questa squadra dalla D alla A, dai campi in terra battuta ai grandi stadi italiani, dalle maglie in lanetta alle divise più tecnologiche possibili. Non potevo starmene con le mani in mano".

Quando è nato questo Catania?
"Alla vigilia di Natale. Chiamai Fabio Pagliara e con lui nacque quest'idea che poi si è concretizzata grazie a un gruppo di valorosi imprenditori che hanno realmente messo le mani in tasca dando soldi veri per dare il via a quest'avventura. A queste persone, che hanno salvato matricola e società, va e andrà sempre e comunque la mia più grande riconoscenza". 

Chiusura con il sogno: è vedere Catania festeggiare in piazza con i suoi tifosi il prossimo maggio?
"Il mio sogno, al momento, è vedere un Catania che si identifichi con la città. E' vedere i propri tifosi uscire contenti dallo stadio dopo una partita. Vogliamo idare orgoglio e credibilità a una società che sembrava averli persi".