INTERVISTA TC - Scianò: "Nuova norma sui mister ha aumentato i cambi in panchina"
Marco Scianò, ex direttore generale del Piacenza, Marco Scianò, ai microfoni di TuttoC.com ha commentato il calciomercato e le ultime novità di Lega Pro.
Gennaio mese di mercato. E mancano due settimane alla fine.
"Il mercato di gennaio è sì particolare per il fatto che si svolge mentre il campionato è nel vivo, ma lo trovo molto stimolante e una grande opportunità. C’è la possibilità di correggere il tiro con più consapevolezza della squadra che si ha essendo passato un girone, oppure di lavorare già in prospettiva, ottenendo un grande vantaggio perché si possono raggiungere giocatori che magari nella sessione estiva è più difficile ingaggiare per un fattore economico o di attrattivitá competitiva del club".
Chi si è mossa meglio fino ad ora?
"Fare nomi di club che si sono mossi bene o meno bene non mi piace, preferisco dire che quasi tutti i club si sono mossi subito senza aspettare il trascorrere delle giornate di campionato e i relativi esiti.
Evidenzierei piuttosto quei club e quei direttori che hanno posto l’accento sull’importanza di non creare turbolenze nei gruppi nel periodo del mercato: alla fine avere un gruppo forte e coeso è il miglior acquisto che si possa fare. Mi vengono in mente Mantova, Pro Vercelli, Casertana, Juve stabia, Potenza o la stessa AZ Picerno".
Una prima parte di stagione con tantissimi esoneri: ben 24.
"Penso che questo meriti una riflessione profonda. La recente norma sulla possibilità di allenare una seconda squadra durante la stagione ha creato un meccanismo che ha favorito ancora di più il cambio anche preventivo. Penso che la C sia un campionato tosto in cui un allenatore debba rappresentare per un club oltre che la guida tecnica, una persona di riferimento con il quale costruire un percorso insieme. Non è solo un concetto romantico, ma suffragato da tanti esempi".
Quanto manca il calcio giocato in questo momento?
"Ho avuto l’occasione anche recente di ripartire, ma ho compreso ancor più l’importanza di farlo con un club che abbia una progettualità e una serietà societaria. Sembra scontato ma non è facile trovarlo, come Penso siano gli ingredienti essenziali per pensare di costruire qualcosa: alla fine in C vince chi dà continuità alle idee, superando anche i momenti più difficili e dando a questi il giusto e inequivocabile valore che hanno e che è impossibile non esista in un percorso".
Calcio che vede molte situazioni ancora in fase critica. Potrebbe bastare l'iscrizione anticipata?
"Utile, ma non penso sia risolutiva. Per fare professionismo bisogna pretendere requisiti base in partenza: infrastrutturali non solo stadio ma anche centro sportivo, manageriali come figure dirigenziali e tecniche anche di settore giovanile retribuite in maniera consona, garanzie economiche di poter chiudere l’anno con i tesserati ma anche con i fornitori. Diversamente bisogna bloccare chi non può garantire ciò nel rispetto degli altri club, dei tesserati e delle loro famiglie".
Si continua a parlare di riforma.
"Ritengo che è indiscutibile che serva una riforma di sistema che riguardi il calcio e non la singola lega, ma la filiera come preferisco definire. Quindi dalla D alla A, dal momento che ci basiamo su questo sistema di livelli.
Credo che la serie C debba assumere sempre di più il chiaro e unico ruolo per tutti i club partecipanti di vera e propria “lega di sviluppo”, basata sui giovani e sul favorire un calcio apri pista per la B e A che sono i campionati di punta a livello globale del calcio italiano. Successivamente chi è promosso in B andrà a cambiare modello sportivo in considerazione dei diversi ricavi, del valore dei giocatori e della vicinanza alla A.
Questo in considerazione anche delle risorse che alla fine dei conti la C, con il brillante lavoro della nuova governance del Presidente Marani, puó con fatica recuperare tra diritti tv, sponsor e altri ricavi, oltre a considerare la tipologia dei proprietari dei club di C che in larga parte rappresentano la piccola media impresa quindi imprenditori locali che sono disposti a impegnare a fondo perduto nel club cifre ben definite e sopportabili. Consideriamo anche che parte delle risorse messe deve essere speso per adeguare le infrastrutture a un livello professionistico di cui oggi siamo rimasti fermi di oltre 30 anni".
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