INTERVISTA TC - Sestu: "Piacenza? E' evidente il cambio di rotta"

10.09.2020 15:00 di Lorenzo Carini Twitter:    Vedi letture
© foto di Federico De Luca
INTERVISTA TC - Sestu: "Piacenza? E' evidente il cambio di rotta"

Alessio Sestu, attaccante svincolato dopo l'ultima esperienza in Emilia con la maglia del Piacenza, è intervenuto in esclusiva ai microfoni di TuttoC.com: con il classe '83, che vanta oltre 50 presenze in Serie A, si è parlato degli argomenti più "caldi" del momento ma anche degli ultimi momenti vissuti in biancorosso.

Sei reduce da due stagioni al Piacenza, quali sono i tuoi ricordi migliori?
Sono state due annate importantissime, sono andato lì per provare a vincere il campionato nonostante fosse un girone abbastanza competitivo. Il primo anno abbiamo fatto una cavalcata incredibile, giocandocela testa a testa con una squadra super attrezzata come la Virtus Entella: eravamo favoriti fino all’ultima giornata, la sconfitta a Siena è stata una beffa. Ai Playoff, il Trapani ha meritato la promozione in B sul campo: questa “botta” ha sicuramente influito un po’ sulla stagione successiva, anche se non abbiamo giocato con la stessa rosa era inevitabile portarsi dietro qualche strascico".

Piacenza che quest’anno sarà completamente rinnovato…
E’ evidente il cambio di rotta, la società va rispettata per la scelta che ha fatto: il calcio si può fare in diversi modi, l’importante è che alla base ci sia un progetto serio e costruttivo che faccia bene a tutti coloro che vanno a Piacenza. Sarà una stagione di ripartenza e ricostruzione, poi si vedrà”.

Ti era stato proposto un altro anno da calciatore e un futuro da dirigente, ma non se n'è fatto nulla. Cosa non ha funzionato?
Nonostante l’età mi sento ancora un calciatore, ho ancora tanta voglia di giocare e dunque l’ipotesi di ricoprire un ruolo nella dirigenza sarebbe stata ridiscussa in un secondo momento. La cosa fondamentale era il progetto, ci siamo lasciati benissimo e nel calcio non si sa mai cosa può succedere in futuro”.

A 36 anni è difficile trovare una nuova sistemazione, anche a causa delle liste a 22: qual è il tuo pensiero?
Per me non è una regola corretta, io sostengo la meritocrazia. Anche per un giovane calciatore è più costruttivo costruirsi da sé la propria carriera, non deve essere una regola ad imporre ai giovani di giocare: c’è il rischio che un ragazzo giochi quest’anno e poi l’anno prossimo non più. Se un giovane merita, gioca anche senza regola: è ingiusto penalizzare i giocatori che ancora fanno bene, basta poco per ritrovarsi a casa”.

Serie C a 60 squadre, da tempo si è capito che sono troppe...
“La Serie C va sistemata, non è sostenibile per le società: con i costi che ci sono, si fa davvero fatica ad arrivare a fine campionato. Va rivista un po’ tutta la situazione per permettere di fare calcio in modo corretto, il Coronavirus ha aggravato ancora di più una situazione già difficile di base. Servono aiuti importanti per le squadre, servono novità per far alzare il livello generale”.

Calcio a porte chiuse o semi-aperte? Da che parte stai?
Non sta a me decidere o immaginare, non sarebbe neanche corretto. La situazione è molto particolare, basti pensare che non si sa nemmeno cosa accadrà con le scuole: adesso ci sono altre priorità, ma senza dubbio vedere gli stadi senza pubblico è un colpo al cuore. E’ preferibile ripartire magari con lo stadio pieno, piuttosto che cominciare con una piccola percentuale di tifosi e poi magari bloccare tutto di nuovo creando ulteriori disagi per il futuro. Per riprendere servono regole chiare, le vie di mezzo non le ritengo utili: ci sono persone che lavorano per una ripartenza in sicurezza e sanno più di me".

Cosa cambia per un calciatore?
Non dico che è un altro sport, ma cambia tantissimo. Entrare in uno stadio pieno di tifosi dà qualcosa in più a livello di adrenalina e prestazione, vedere Serie A e Champions League a porte chiuse è stato veramente surreale. Per le squadre di Serie C, partire con tante incognite potrebbe essere un problema: negli ultimi anni c’è sempre stato un motivo per cominciare in ritardo, queste cose non aiutano”.