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Menichini: "Ronaldinho? Operazione stimolante. Tutti incuriositi dal vedere suo ultimo gol"

Menichini: "Ronaldinho? Operazione stimolante. Tutti incuriositi dal vedere suo ultimo gol"TMW/TuttoC.com
Leonardo Menichini
Oggi alle 11:40Primo piano
di Valeria Debbia

Leonardo Menichini, tecnico ex Pontedera, Turris, Monterosi e Salernitana, tra le altre, è stato ospite di 'A Tutta C', trasmissione in onda su TMW Radio iL61, offrendo una panoramica approfondita sulla prossima stagione di Serie C. 

Mister, siamo alla vigilia della nuova stagione: domani i primi anticipi. Come vede questa nuova Serie C? Quali sono, secondo lei, le squadre favorite per la promozione diretta in ogni girone?

«Credo che nel girone A sarà un campionato equilibrato, perché non manca mai di sorprese. Però quelle più accreditate alla lotta per la Serie B, al momento, sono Brescia, Lecco, Trento, Treviso e Cittadella. Poi c’è sempre il campo, che è il giudice più importante. Nel girone B penso che Spezia, Pescara e Reggiana - che sono poi le retrocesse - abbiano una struttura e una rosa importanti. Non trascurerei il Ravenna, che si è mosso bene. Nel girone C credo che Catania, Bari, Salernitana e anche Potenza, che l’anno scorso ha fatto un buon campionato, possano essere delle aspiranti alla vittoria».

A proposito di Ravenna: questa sera ci sarà la presentazione di Ronaldinho. Che mossa è? Solo marketing o davvero lo vedremo in campo?

«Sì, è un’operazione chiaramente di marketing, ma anche stimolante e bella. Tutti hanno la curiosità di vedere Ronaldinho e tutti sperano - almeno io lo spero - che faccia ancora qualche gol. Ora non so in che condizione possa trovarsi dopo dieci anni che ha smesso, però rivederlo in campo è un’emozione. C’è enorme curiosità e partecipazione: tutti vorrebbero che facesse gol per festeggiare insieme. Ronaldinho è stato uno dei grandissimi del panorama mondiale, uno dei giocatori più divertenti e più forti che abbiamo mai visto. Io spero che, anche con qualche spezzone, possa esprimere qualche giocata delle sue. Ci sono incognite, certo, ma tutta l’Italia tifa perché possa fare almeno l’ultimo gol, come dice lui».

Anche allenarsi con Ronaldinho sarebbe un’esperienza enorme per i giocatori della C.

«Sicuramente sì. È un personaggio solare, sempre sorridente, positivo. È stata una grande mossa del Ravenna: ha creato entusiasmo e acceso i riflettori sulla squadra e sulla città. Sono convinto che, se ci dovesse essere un rigore, chiunque sia il rigorista lo sceglierebbe domani. È una bella immagine di simpatia, da vivere e da godere».

Le chiedo della Salernitana, club che conosce bene. La stagione è iniziata male, con la sconfitta in Coppa Italia Serie C. Come vede la squadra in un girone C ancora più complicato?

«Ho visto la partita in casa con la Scafatese, una neopromossa, che testimonia il fatto che niente è facile. Non basta avere il blasone per vincere: bisogna rimboccarsi le maniche, soffrire, lottare, pressare, non far giocare l’avversario. Conosco benissimo Salerno: abbiamo vinto il campionato lì e poi ci siamo salvati due anni in Serie B ai play-out. L’ambiente ha poca pazienza, come tutte le piazze di blasone che si trovano in categorie inferiori. Questo porta a dover vincere, accorciare i tempi, giocare con una pressione importante. Non tutti i giocatori sono pronti: la maglia della Salernitana pesa, come quella del Bari o del Pisa. A volte ci vuole pazienza anche durante la partita. Mi ricordo che, se facevi qualche passaggio in più perché l’avversario era chiuso, cominciavano a rumoreggiare. Le squadre vanno incoraggiate. Poi, alla fine, uno può fischiare o applaudire, ma ci vuole pazienza. Servono rose lunghe e giocatori di esperienza. In Serie C è difficile vincere: vince solo la prima, poi c’è la porta di servizio dei playoff, ma è complicato perché è un campionato a parte».

Negli ultimi anni il livello della Serie C è cresciuto molto. Le neopromosse stanno facendo bene anche in B. È d’accordo?

«Sicuramente sì, è cresciuto molto. Sono campionati equilibrati e formativi per tanti giovani. Qui si allaccia il discorso dei giovani che magari non trovano spazio altrove: questo campionato ti dà la possibilità di dimostrare il valore che hai. Per qualità intendo non solo quelle tecniche, ma anche morali e nervose: saper affrontare le situazioni di una stagione. Tra C e B non c’è grande differenza: basta qualche acquisto azzeccato per fare bene anche nella categoria superiore».

Ultima domanda: il salary cap. Può bastare per evitare penalizzazioni, esclusioni e campionati stravolti?

 «Si sta cercando di fare passi avanti. È chiaro che vedere squadre penalizzate o escluse, come l’anno scorso - io ero a Pontedera, Rimini è stato escluso - rende i campionati falsati. Io sarei per regole e controlli molto più ferrei. È inutile iscrivere squadre che hanno problemi economici e dopo due mesi non riescono a rispettare le scadenze. Il salary cap va nella direzione giusta, ma bisogna vedere i risultati. I club di Serie C hanno pochi introiti e tante spese. E devono vincere: se 28 squadre fanno i playoff e ne sale una sola, le altre 27 restano con ingaggi difficili da onorare. Servirebbe una ripartizione migliore da parte dei club di Serie A verso la Serie C, contributi più importanti per far vivere queste 60 squadre e far crescere i giovani che poi vanno a giocare in categorie superiori. Io sarei per questa soluzione».