Salernitana, il Rigamonti chiude una stagione deludente: adesso tocca a Iervolino

Salernitana, il Rigamonti chiude una stagione deludente: adesso tocca a Iervolino
Oggi alle 10:30Primo piano
di Luca Esposito

Finisce a Brescia il sogno promozione della Salernitana. Pur avendo disputato i playoff da protagonista e ben al di sopra di aspettative e potenzialità, la squadra campana deve arrendersi a un avversario più fresco atleticamente e che ha sfruttato a proprio favore gli episodi. Dal punto di vista mentale non deve essere stato il massimo subire gol all’Arechi al 91’ per poi ritrovarsi sotto al Rigamonti dopo 50 secondi, con l’erroraccio di Anastasio che ha complicato la serata ai granata. Eppure i presupposti per ambire al colpaccio c’erano: 1000 tifosi al seguito, il ritorno di un condottiero come Cosmi in panchina, un organico al gran completo e i numeri che premiavano la Bersagliera come una delle più vincenti in assoluto in campo esterno, compresi i successi di Caserta e Ravenna in quest’eterna lotteria post season. E invece le cose non sono andate come il popolo granata sperava. Primo tempo deludente, Lescano che fallisce l’1-1 a porta vuota, Gori che si immola su Inglese e il 2-0 nel finale firmato da Vido che faceva calare il sipario su una stagione che può essere definita fallimentare. Perché, al netto delle ultime, emozionanti gare, non bisogna mai dimenticare che la Salernitana – dopo due retrocessioni di fila – aveva l’obbligo morale di stravincere il campionato salvo poi ritrovarsi a gennaio già fuori dai giochi per il primo posto. 

Naturalmente la società è la principale responsabile: mercato a rilento e basato anzitutto sulle cessioni in estate, Iervolino che prima promette di restare e poi tratta per cedere il club a ridosso di gare decisive, il presidente Milan assente sul territorio per tutto il girone di ritorno, il solito esonero dell’allenatore e un direttore sportivo mai seriamente in discussione pur avendo commesso errori su errori. Faggiano ha detto pubblicamente che sarebbe felice di restare, ma i fatti bocciano il suo operato. Se la Salernitana è quasi prima nella classifica degli stipendi, ma rimane in C e dovrà rivoluzionare la rosa è evidente che chi ha condotto il mercato ha fatto male. A gennaio, con il Benevento ancora nel mirino, dovevano arrivare titolari anche di categoria superiore, invece ci si è fiondati su Arena e Carriero che non hanno risolto i problemi, sul “carneade” Molina (non era titolare inamovibile nemmeno a Siracusa) e su quell’Antonucci preferito in extremis a Liguori e che, di fatto, non ha mai visto il campo nemmeno quando c’erano situazioni d’emergenza. E Cosmi? Ha avuto il merito di ricaricare il gruppo, di recuperare mentalmente e fisicamente calciatori che sembravano corpi estranei alla squadra e di ricompattare l’ambiente risultando un eccellente comunicatore. Tuttavia anche il mister ha sbagliato qualche scelta e il suo futuro potrebbe essere legato a quello del suo mentore Faggiano. Necessario ribadire, però, quanto detto prima: tutto ora dipenderà da Danilo Iervolino. Il patron, che ereditò il club in A con bilancio in attivo e un parco giocatori di inestimabile valore, ha disatteso molte aspettative e ha riportato i granata in C. Considerando che il girone meridionale, l’anno prossimo, sarà ancora più competitivo (ci sarà il Bari, oltre a un numero superiore di infuocati derby campani) è necessario lavorare sin da oggi per allestire una fuoriserie in grado di stracciare il campionato ripartendo da 6-7 tasselli che compongono l’attuale rosa. I tifosi, che hanno accantonato ogni contestazione per creare un clima di serenità in chiave playoff, hanno fatto un passo importante nei suoi confronti e gli ultras hanno mostrato maturità e capacità di anteporre il bene della Salernitana alle pur legittime prese di posizione.

La domanda è legittima: la piazza, dopo il terzo anno fallimentare di fila, accetterà un altro tormentone “resto-non resto” o stavolta pretenderà i fatti? Del resto i numeri richiederebbero una immediata risposta della proprietà: non si può rimanere indifferenti rispetto alla scenografia che ha fatto il giro del mondo, alle piazze col maxischermo gremite di famiglie e bambini durante le gare in trasferta, ai 72mila paganti all’Arechi in 10 giorni, ai comunicati di sostegno della tifoseria organizzata, ai 2200 per un allenamento alle 15 del pomeriggio in un giorno lavorativo e alla partecipazione emotiva dei salernitani residenti in altre regioni italiane o che sono arrivati finanche dall’estero per spingere il cavalluccio verso la cadetteria. Sarebbe opportuno indire una conferenza stampa, ricucire definitivamente lo strappo e garantire permanenza e volontà di rilanciare, magari accantonando chi ha mal consigliato e mal gestito i tanti soldi spesi affidandosi a chi ha cuore e competenze per riportare questa piazza dove merita. Solo con un’immediata programmazione si potrà cicatrizzare la ferita che lascia in eredità l’amara notte del Rigamonti. Una notte che, per onor di cronaca, vede lamentarsi la Salernitana per gli arbitraggi di Madonia e Poli. Nel primo caso, nel match d’andata, mancano le espulsioni di Mercati e Silvestri. Il difensore, ieri, è stato il migliore in campo e questo aumenta la rabbia del club per il mancato provvedimento disciplinare per il fallo su Longobardi ormai a tu per tu col portiere. Poteva essere il 2-0. E ieri, invece, dubbi sul primo gol del Brescia. Non tanto per la leggera spinta di Lamesta ad Anastasio, quanto per una trattenuta di Crespi su Matino a inizio azione.