Intervista TC

Zichella: “Più Ascoli che Arezzo. Benevento? Festeggiare a Salerno non sarà facile”

Zichella: “Più Ascoli che Arezzo. Benevento? Festeggiare a Salerno non sarà facile”TMW/TuttoC.com
© foto di Uff. Stampa Teramo
Oggi alle 13:00Primo piano
di Sebastian Donzella
fonte Intervista a cura di Raffaella Bon

Il tecnico Giovanni Zichella, ai microfoni di TuttoC.com, ha analizzato il rush finale nei tre gironi e la situazione dei settori giovanili italici.

Oggi potrebbe essere la giornata del Benevento.

“Sì, esatto. Anche se andare a fare risultato a Salerno non sarà facile per due motivi. Il primo è che la Salernitana vuole la migliore posizione per affrontare al meglio i play off; il secondo riguarda l’orgoglio che subentra: ad inizio stagione, erano i granata ad avere i favori del pronostico e i consensi della critica”.

Come ti spieghi il cammino della Salernitana?

“Vincere non è mai facile in qualsiasi categoria, poi noi siamo abituati che se non arrivi primo è un totale fallimento. A volte dovremmo riconoscere anche la qualità degli avversari che vincono”.

Nel Girone B Arezzo o Ascoli?

“A tre giornate dalla fine sono appaiate in testa, di conseguenza è il girone più avvincente. Sembra di vedere il Girone A dell’anno scorso, con la rincorsa del Vicenza sul Padova, il sorpasso e, alla fine, il controsorpasso. E come sappiamo l’ha spuntata il Padova. Non me ne vogliano gli aretini, ma penso che l’Ascoli adesso stia leggermente meglio a livello psicologico rispetto agli avversari”. 

Italia fuori dai Mondiali. Sotto accusa anche i settori giovanili.

“Personalmente sono tornato a lavorare da tre anni nel settore giovanile del Torino, qui si cura molto e si sta molto attenti alla crescita del singolo calciatore, mentre negli altri settori non conosco le dinamiche. Posso solo dire che sono cambiate le generazioni: ho lavorato per vent’anni con i giovani al Torino, noi allenatori avevamo tantissima “passione”, si lavorava solo per la crescita del possibile talento. Sappiamo benissimo che è un lavoro che non ti porta notorietà, visibilità e alti guadagni, mentre oggi è classico di chi inizia ad allenare volere “il tutto e subito”.

All’estero i mister delle giovanili non hanno altri lavori. Qui spesso hanno due mestieri per sopravvivere. 

“Sinceramente fai una domanda ad un allenatore che da 36 anni ha sempre e solo fatto l’allenatore, sarò stato anche fortunato. Quando mi si chiede quale sia la ricetta, dico sempre che ogni mattina è come se fosse il primo giorno da allenatore, con la stessa passione, la stessa voglia di conoscere, la stessa voglia di confrontarmi e, cosa importante, ascoltare”.

La regola degli under serve?

“Ho allenato in serie D, con la regola dei giovani, vincendo campionati perché avevo la fortuna di conoscere i giovani più bravi che poi facevano la differenza. E ho allenato in Lega Pro, dove in alcuni casi bisognava fare il famoso minutaggio. Sinceramente penso che i giovani debbano giocare solo se sono bravi”.

Tante squadre, anche a livello giovanile, puntano solo su pochi italiani.

“Qui si entra in un discorso che va al di là dell’aspetto tecnico: penso che gli stranieri, quelli bravi intendo, possano aiutare i giovani nella loro crescita. Ripeto però: quelli bravi”.

Per un calcio migliore, insomma, cosa serve?

“La passione deve superare il materialismo”.