Reggiana, Tesser: "Per 60 minuti ottima partita. Poi calati per due motivi"
Attilio Tesser, tecnico della Reggiana, analizza il pari contro il Ravenna, giunto proprio nelle battute finali, all'esordio in campionato.
Mister, si vuole sempre vincere, ma l’1-1 arriva con una prestazione importante, soprattutto considerando che siamo ad agosto. È soddisfatto?
«Sono contento della prestazione. La volontà era quella di provare a vincere, ma per sessanta minuti abbiamo fatto davvero un’ottima partita. Poi siamo calati, e sapevamo che sarebbe potuto succedere per due motivi: alcuni giocatori non sono al meglio perché reduci da infortuni o perché nelle squadre precedenti hanno giocato poco, e inoltre il nostro modo di giocare è dispendioso, aggressivo, con pressione in avanti. Per un’ora abbiamo concesso poco e creato tanto: nel primo tempo e all’inizio della ripresa abbiamo avuto due occasioni nitide, un palo e tre punizioni di Manolo (Portanova, ndr) uscite di pochissimo. Mi è dispiaciuto chiuderla solo con un gol, ma questo è il calcio. Di fronte avevamo una squadra importante, considerata da tutti una delle favorite. Anche quando ci siamo abbassati siamo stati capaci di ripartire, e non abbiamo subito un tiro in porta su azione. Il gol lo abbiamo preso su calcio piazzato, con una spinta e poi un tiro dal limite. Personalmente sono soddisfatto di ciò che i ragazzi hanno fatto».
Castagnetti: domenica potrebbe esserci o è un problema più lungo?
«Vedremo i report medici dei prossimi giorni. È stata una sorpresa: ieri sera il dottore mi ha chiamato dicendo che Castagnetti aveva avuto un problema. Non è nulla di grave, ma è fastidioso. Lascio ai medici la valutazione. Non credo possa esserci per la prossima settimana».
Si è vista una Reggiana composta, ben messa in campo, con interpreti che sapevano cosa fare. Una squadra propositiva. Quanto manca per vedere la sua Reggiana definitiva?
«La base del primo tempo si avvicina molto a ciò che voglio. Ci manca un po’ di profondità vicino alla prima punta: qualcuno che attacchi lo spazio, per caratteristiche di chi ha giocato oggi. Sipos o Girma, apro una parentesi: Girma è stato bravissimo, si è messo a disposizione, ha lottato, ha corso e ha costruito. È uno dei ragazzi che ha avuto problemi di condizione: tra “va via, non va via”, una settimana ai margini, amichevoli saltate… non poteva essere al top. Invece ha corso e si è impegnato, e lo ringrazio come tutti gli altri. Di base serve più profondità, più attacco dello spazio. Per il resto, abbiamo spinto e crossato sulle fasce, siamo entrati centralmente: abbiamo cercato di mettere in atto il nostro modo di giocare».
Sulla gestione dei cambi: le motivazioni per Ponsi, Bertagnoli e Girma? E poi la scelta di mettere Papetti centrale e Bonetti a destra, lui mancino.
«Tutte scelte fisiche: Ponsi aveva i crampi, Bertagnoli uguale, Girma era molto stanco. Su Portanova: ha chiesto il cambio, ma avevo finito le sostituzioni. Per quanto riguarda Papetti e Bonetti, non è stato stravolto nulla: Papetti è un difensore centrale e ha fatto il centrale. Bonetti non è un centrale, ma chiunque avessi messo a destra sarebbe stato fuori ruolo, perché con l’infortunio di Libutti non abbiamo alternative. Maggio è rapido, veloce, destro, e viene sempre dentro: Bonetti, mancino, ha passo e gamba per seguirlo sul piede forte. L’ho provato in settimana: Papetti non ha il passo per stargli dietro. Bonetti sì, e penso abbia fatto molto bene».
Nel momento di difficoltà fisica, è mancato qualcuno in mezzo al campo che gestisse la palla? Un profilo come Castagnetti?
«Jónsson ha fatto una grande partita, non una bella partita: una grande partita. Castagnetti è un professore, ma oggi non c’era. Sono entrati ragazzi giovani come Suarez, che l’anno scorso non ha fatto nemmeno un minuto. Finché Bertagnoli ha tenuto, abbiamo gestito. Condivido che servisse tenere di più, ma paragonare Castagnetti a chi c’era oggi non è corretto. Per me Jónsson è stato molto bravo. E quel lavoro lo ha fatto Girma finché ha retto fisicamente».
Sul cambio di Vallarelli: non si poteva sostituirlo prima?
«Quando me ne sono accorto, un minuto dopo, ho provato a fermare il cambio di Suarez ma non ci sono riuscito. Vallarelli aveva preso una botta nell’azione del rigore reclamato, ma diceva che stava bene. Due minuti dopo ha avuto i crampi. Sono molto arrabbiato per questa situazione. Si può dare la colpa a chiunque, ma non c’entra nulla: è questione di un attimo, di inesperienza. Se me lo dice trenta secondi prima, faccio il cambio. Abbiamo qualche problema di tenuta e di rosa».
Quindi i cambi andavano gestiti anche dal giocatore?
«I cambi sono stati gestiti nel modo giusto, secondo me. Non mi ero accorto dei crampi di Vallarelli: zoppicava, ma diceva che ce la faceva. L’ho lasciato in campo. È un cambio che avrei fatto solo se avessi avuto il segnale giusto».
Si aspettava una flessione così repentina?
«Ci sono giocatori in ritardo di condizione. L’ho detto ieri: Bertagnoli non avrebbe giocato se Castagnetti fosse stato disponibile. È un giocatore importante, sa gestire i tempi, ma oggi poteva fare sessanta minuti, e quelli ha fatto. Ponsi viene da Catania, dove ha giocato poco. Non abbiamo alternative dietro per via degli infortuni. La rosa è contingente: l’infortunio di Castagnetti, l’assenza di Basili, Rover, Libutti… ci mancano uno o due attaccanti per avere cambi davanti. Mi sembra che si cerchi il pelo nell’uovo: la prestazione è stata molto più positiva di quanto lei voglia dire, perché finora non ha detto una parola positiva. Ma è libero di interpretarla come vuole».
L’amarezza nasce dal fatto che dopo Livorno l’approccio è stato molto diverso.
«Io non ho amarezze. La squadra ha giocato e ha lottato fino in fondo. Quando una squadra gioca e poi, quando non ne ha più, lotta, io sono contento. Dopo Livorno pensavo di trovare qualcosa di peggio. La prestazione la giudico positiva in tutto e per tutto. Certo, se vinco sono più contento. Abbiamo rischiato anche di perderla sull’ultimo calcio d’angolo. Negli ultimi venti minuti abbiamo subito un tiro in porta, e solo su calcio d’angolo. E non dimentichiamoci che davanti avevamo una squadra forte».
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