Foggia, Auteri: "Il sostegno del pubblico non sposta i nostri obiettivi"
Gaetano Auteri, allenatore del Foggia, ha commentato in sala stampa il 2-0 al Sorrento capolista, la prima vittoria casalinga della stagione, partendo dalle scelte fatte in partenza: "Di Pasquale era disponibile, ed è un giocatore che per trovare la migliore condizione ha bisogno di giocare. Volevo far giocare i due attaccanti insieme, perché ci danno peso e pericolosità in area di rigore, e su questo possiamo anche migliorare. Petito è un giocatore che può coprire settanta metri di campo, ha gamba e corsa, ed è disposto sia alle chiusure difensive sia alle percussioni offensive. I tre centrocampisti, a parte un quarto d'ora tra il decimo e il venticinquesimo del primo tempo, in cui c'è stato un po' di timore e qualche errore tecnico, sono in questo momento risorse importanti. Non è detto che continueremo così: farò le mie valutazioni giorno dopo giorno. Quello che abbiamo fatto stasera l'abbiamo provato tutta la settimana, perché non mi piace improvvisare: abbiamo trovato nuove linee di passaggio, ma dipenderà sempre dagli interpreti. Se giocatori come Touré, Petito, Del Sole, Panico e Oviszach, che possono essere risorse offensive importanti e garantire anche le giuste coperture, mi daranno indicazioni sempre migliori, potrò cambiare, e ci eserciteremo su quello. Non ho tanta voglia di cambiare, ma so che il calcio, anche all'interno della stessa gara, non è mai uguale".
Dopo il 2-0, la squadra ha cambiato assetto per gestire il finale: "L'abbiamo giocata sempre proponendoci, aggredendo, cercando la coralità. Dopo il secondo gol, nei sei-sette minuti più i cinque di recupero, abbiamo fatto quello che fanno tutte le squadre: 3-5-2, densità nella nostra metà campo, rinunciando a mordere alto, accorciando, scalando le linee verticali e orizzontali, togliendo tempo e spazio, tutto quello che si fa nella pressione corale. È stata la scelta giusta, poi magari se ne fanno di sbagliate: in quel momento uno come Haoudi, che ha ancora energie, prende palla sulla linea laterale e fa cinquanta metri palla al piede alla massima velocità, e noi non riusciamo ad accompagnarlo. La perde, loro intercettano, scaricano sul portiere e Merdji lo segue, ma tutto il blocco aveva scelto giustamente di fare un'altra cosa. Ogni tanto ci sono incoerenze che appartengono alla sfera individuale: alcuni giocatori hanno qualità, ma c'è un bagaglio da riempire di esperienze, di modi di stare in campo, di lettura delle partite, perché all'interno di una gara se ne giocano quattro o cinque diverse, e questo dobbiamo imparare a farlo".
Sui tanti calci d'angolo e sulle occasioni sfumate prima dei due gol: "I calci d'angolo li alleniamo dall'inizio, ogni tanto abbiamo cambiato: alla fine vanno battuti bene, servono gli schemi ma anche chi li calcia e i saltatori strutturati. Oggi avevamo Berra, Di Pasquale, Azarovs, Ravasio, Luciani, Todisco, due o tre saltatori in più che si fanno sentire in area, quindi non serve farci troppe elucubrazioni. Ci lavoriamo, stamattina ci siamo allenati e abbiamo visto anche dei video delle palle inattive provate ieri, per andare sui dettagli. Poi abbiamo calciato bene, avevamo i saltatori e abbiamo impattato: questo è il succo. Anche quella di Ravasio era un aggiramento importante, aveva fatto un grande gesto tecnico; quella di Todisco gli è arrivata cinque centimetri dietro, mentre attaccava la porta nell'area piccola: avrebbe dovuto fare una rotazione col tacco e, se fosse entrata, sarebbe stato un grande gol. Continuiamo a giocare con intensità, e potremmo anche cambiare il modo di stare in campo: i motivi li ho spiegati prima".
La tenuta atletica emersa nella ripresa è frutto del lavoro dello staff di preparatori: "C'è un gruppo, con il professor Paolo Fiore e Giacomo Cofano, guidato da un tecnico da cui ho imparato: quando ho deciso di fare l'allenatore, trent'anni fa, perché ho smesso a trent'anni, ho pensato che dovevo capire anche la parte fisica, e l'ho sperimentata sul campo. Lavoriamo come bisogna lavorare, e ci sono tanti mezzi allenanti a disposizione: stiamo molto bene dal punto di vista fisico. Non è scontato quando cominci il 7-8 agosto e alcuni giocatori arrivano dopo. L'ottanta per cento sta bene, il cento no: Del Sole e Oviszach non possono ancora stare bene, hanno bisogno di lavorare, e nemmeno Di Pasquale sta benissimo, ma oggi avevo bisogno di temperamento, di esperienza, di solidarietà con i compagni, e lui è straordinario in questo, crescerà anche lui. Di Pasquale e Azarovs mi hanno chiesto il cambio per dei piccoli affaticamenti, e per fortuna abbiamo un organico adeguato. Seck è entrato bene: l'avevo lasciato a riposo non perché facesse male, ma per fargli digerire un errore. Il tempo passa e ti cancella alcuni ricordi negativi. Non ho un nuovo inizio, l'ho già messo da parte: dobbiamo continuare, alzando ancora il livello. Abbiamo dei criteri, su quelli lavoriamo e pretendo che vengano applicati sempre, indipendentemente dal risultato, da come si sviluppa la partita, da un vantaggio o uno svantaggio. Quando dobbiamo aggredire in diverse zone del campo, quando dobbiamo giocare: questo è il segreto. Poi devi avere la gamba per farlo per novanta minuti. Sul piano mentale, quando fai buone partite e non raccogli, rischi di perdere fiducia: questo gruppo non l'ha mai persa, l'abbiamo dimostrato anche stasera, e non l'avrebbe persa nemmeno pareggiando facendo la stessa gara. Il calcio è strano, non sempre vince chi merita, non è il pugilato: la classifica esprime i veri valori alla fine di un percorso lungo, quando è stato giocato il settanta per cento delle partite. Nel breve capita che qualcuno stia avanti o dietro rispetto ai propri meriti, ed è il calcio".
Sul valore di questa vittoria in chiave stagionale: "Se diamo continuità, cosa può cambiare? L'impatto, non l'attesa che l'ambiente ci trasmette: l'attesa è anche una cosa piacevole, perché si gioca per vincere. La mentalità deve essere quella. Questo ambiente, penso alla partita con il Cerignola, nefasta e forse irripetibile per certi versi, può farci ritrovare un grande sostegno, ma il sostegno non ci sposta gli obiettivi: l'obiettivo lo abbiamo dentro di noi, partita dopo partita, preparando ogni settimana l'avversario e giocando per vincere, non per speculare, perdere tempo, fare anticalcio. Altrimenti un gruppo non cresce, né individualmente né come squadra: se ottieni qualche risultato senza merito non sei destinato a durare, se lo ottieni con merito sì. Poi c'è la volta che ti dice male, ma ce ne saranno anche di più in cui ti dice bene".
Il ritmo del secondo tempo ha fatto la differenza rispetto al Sorrento: "Cerchiamo di giocare un calcio intenso e aggressivo, e quindi dobbiamo restare corti. Quello che non abbiamo fatto benissimo in quei quindici-venti minuti del primo tempo, quando ci siamo fatti condizionare da qualche gesto tecnico puerile e scolastico, è che non eravamo abbastanza corti. Nella ripresa abbiamo alzato il gioco restando corti, perché appena riusciamo a tenere palla e a fraseggiare tra le linee li teniamo sempre lì: è quello che abbiamo fatto bene, e lo fai se hai gamba e fiato".
Sulla coesistenza dei due centravanti, Luciani e Ravasio, in alcuni frangenti apparsa quasi ridondante: "Si sono allenati insieme pochissime volte. La differenza tra noi e loro, in certe situazioni, è che il Sorrento aveva due attaccanti bravi a farsi trovare tra le linee, mentre noi, con Bolzan e Starita, li prendevamo sempre con i nostri due attaccanti: a noi è mancato qualcosa, siamo stati un po' piatti tutti e due. Alcune volte l'hanno fatto, possono migliorare: sapevo che poteva succedere, ma ho scelto volutamente di invadere l'area e di essere pericoloso lì. È il gioco della coperta, la tiri di qua e la tiri di là. Possono coesistere, possono lavorare insieme, e sarebbero ancora più avvantaggiati con due esterni d'attacco bravi negli aggiramenti, negli inserimenti, nell'attacco alla profondità e negli elastici, per chiudere le situazioni in area: valorizzi le loro qualità migliori. Quando chiedi a tutti e due, o a uno dei due, di uscire e venire tra le linee, Luciani l'ha fatto molto bene e anche Ravasio, rimasto in campo fino alla fine, ma non è quella la loro qualità migliore: non sono trequartisti, sono rapidi negli smarcamenti e nei gesti tecnici, giocatori diversi. Lo sapevo, ma ho scelto di invadere l'area di rigore perché abbiamo bisogno di fare gol, anche sporchi: non si possono fare sempre gol belli".
Alla domanda su quanto questo Foggia si avvicini alle squadre allenate in passato, Auteri ha risposto senza numeri: "È difficile stabilire percentuali, ma siamo in grado di migliorare: l'ho detto anche ieri, i miglioramenti anche nei piccoli dettagli continuano fino all'ultima giornata di campionato, e sono anche individuali, nell'interpretazione della partita. In questo gruppo ci sono giocatori più evoluti per le esperienze fatte in campo nei campionati, e altri meno evoluti: questo bagaglio glielo riempi, ma non parliamo di aspetti tecnici, tattici o fisici, su quelli è più facile incidere. L'interpretazione della gara e del ruolo secondo le partite si impara man mano che fai delle riflessioni, e in questo possiamo migliorare tanto: questo è un buon gruppo. Questa partita la voglio già togliere di mezzo: dobbiamo concentrarci sull'altra, faremo una grande settimana di lavoro contro una squadra che, se l'avete vista non in una sola partita, ha valore, contenuti, organizzazione e qualità. In questo girone le partite sono tutte difficili".
Le scelte offensive, con i due centravanti e senza esterni d'attacco, hanno inoltre limitato gli inserimenti dei centrocampisti, e dietro questa scelta c'è un ragionamento chiaro: "Sono due giocatori il cui movimento è limitato: hanno quelle caratteristiche, sono risolutori e finalizzatori, non abilissimi a giocare tra le linee. Escono fuori, aprono spazi perché qualche difensore deve venire a marcarli, e su quegli spazi si può inserire qualcuno. Se mettiamo due giocatori come Merdji o Panico, abili a giocare tra le linee, a girarsi, appoggiarsi e attaccare lo spazio, con un centrocampo a tre più gli esterni, è facile che le difese si destabilizzino favorendo gli inserimenti di qualcuno. Ho cercato di far capire a Luciani e Ravasio di non stare mai piatti: tutti e due lo hanno fatto bene, stando sempre uno sulla verticale dell'altro, alternandosi quando serve per cucire il gioco. Ci sono stati sforzi fatti male, le loro qualità migliori sono altre".
Infine, sulle scelte sulla fascia destra e sul giudizio d'insieme sul Sorrento: "La fascia destra non l'abbiamo lasciata scoperta: loro giocavano a tre e, nelle aggressioni, partivamo sempre con un attaccante su Loreto e con l'altro a schermare Cargnelutti. Se c'era un terzo passaggio, il portiere usciva da quella parte alta, la mezzala, Haoudi, scalava le posizioni. Tante volte li abbiamo costretti a giocare lungo, e le volte che hanno giocato è perché glielo abbiamo regalato noi: abbiamo ampi margini di miglioramento. Siamo soltanto alla settima giornata, i valori non sono definitivi, e per farli diventare tali passerà un'enormità di tempo: ne parleremo a febbraio-marzo. Non dobbiamo pensare alla classifica ma a vincere le partite, con la mentalità di provare a vincerle tutte senza partire soccombenti contro nessuno, con i giusti equilibri e il giusto atteggiamento. Questi tre punti ci danno un po' di serenità, ma non troppa: dobbiamo sempre restare affamati. Da questo punto di vista, giorno dopo giorno, garantisco che non sbaglieremo mai l'atteggiamento, anche perché è un bel gruppo".
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