Aiuto, ci sta esplodendo la riforma

04.03.2024 00:00 di Ivan Cardia Twitter:    vedi letture
Aiuto, ci sta esplodendo la riforma
TMW/TuttoC.com

Più si entra nel vivo, più l'attesa riforma del calcio italiano sembra complicata e lontana. È, in buona parte, tutto molto normale. Roma non fu costruita in un giorno, e quando si scende nel dettaglio i nodi iniziano a venire al pettine. Certo: siamo fuori tempo massimo non da oggi e nemmeno da ieri, ma da un po' di anni. Per questa ragione, un processo appena più veloce sarebbe auspicabile, e invece l'impressione è che si facciano un passo avanti ma due indietro. Almeno in parte, credo dipenda dal fatto che il dibattito, sia pubblico che interno alle componenti, non sia stato minimamente preparato nel tempo, ma questa resta una modestissima opinione personale che può pure essere sbagliata.

Uno dei guai, in uno scenario che comunque è volatile e quindi si può anche sperare arrivi al, è che spesso, dietro ventilate incomprensioni di principio, si nascondano invidie reciproche e calcoli di opportunità. Da che mondo è mondo, a ridosso della tornata elettorale ci sono più promesse che riforme. Ma tant'è. Le parole migliori, negli ultimi tempi, le ha spese Matteo Marani, e non lo scrivo perché la Lega Pro è di casa da queste parti: "Il mio principio guida che ripeto ogni volta, anche se sembra retorico, è che ognuno rinunci a qualcosa. Se tutti non partiamo da quest'idea è impossibile arrivare alla riforma. Se la riforma è tu rinunci a tutto e io non cedo nulla, è un po' complicato mettere insieme le parti".

È una lettura condivisibile, tra qualche mese potrebbe anche spiegarci perché l'attesa riforma non è mai arrivata, ma si spera di sbagliare. I "fronti" sono più o meno chiari, ma con delle palesi contraddizioni di fondo. Il tema principale restano i rapporti tesi tra FIGC e Serie A, almeno in una sua parte. A riprova di quanto abbia ragione Marani, in via Rosellini vogliono tagliare in basso senza rinunciare a nulla. Le argomentazioni cavalcano la retorica: quando Lotito o De Laurentiis sostengono che un club di A conta meno di uno di C, mentono sapendo di mentire. Ricordiamo i pesi elettorali: Serie A 12%, B 5%, C 17%, D 34%. È vero che la Serie A è sotto-rappresentata nel suo complesso, ma questi numeri vanno divisi e pare che dodici fratto venti sia superiore a diciassette fratto cinquantotto.

D'altro canto, è altrettanto certo che una riforma contro il massimo campionato non ha ragion d'essere, a meno di non volere la rottura. L'appoggio delle big (Juventus, Inter, Milan, Roma su tutte: sono pronte a qualsiasi cosa pur di ridurre il campionato a 18, cosa che le altre non vogliono) conta il giusto, dato che dopodomani sono pronte a scappare in Superlega e lasciare il cerino in mano a chi di competenza. In questo misto di torto e ragione, com'è per carità normale in qualsiasi discussione, l'abilità della Lega Pro starà nel non farsi stritolare. Con questo obiettivo in mente, ha un senso - se sarà così fino in fondo, e forse sì: Gravina ha un appoggio quasi incondizionato dalla maggioranza dei club, l'ha dimostrato più volte - la linea, che pare abbia vinto nell'ultima assemblea, di schierarsi con la federcalcio. Nutro invece qualche dubbio sull'opportunità, anche qui parliamo di ipotesi a oggi, di fondere lega B e Pro. A quel punto, se l'obiettivo è snellire, meglio andare oltre. E forse l'idea di imitare la Premier, che la Serie A ha buttato nel calderone più per fare rumore che per convinzione, non sarebbe così malsana.