Caos calendari, copione già scritto: troppi gradi di giudizio. Multiproprietà, dietrofront pericoloso: perchè non abolire il divieto per parenti e affini?

30.07.2022 00:00 di Luca Esposito Twitter:    vedi letture
Caos calendari, copione già scritto: troppi gradi di giudizio. Multiproprietà, dietrofront pericoloso: perchè non abolire il divieto per parenti e affini?
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Editoriale di oggi che si apre inevitabilmente con il caos calendari e con un rinvio che era nell'aria da tempo. Le decisioni assunte dal TAR hanno stravolto i piani della Lega Pro e riacceso speranze in due piazze che invocano giustizia ma che, allo stesso tempo, qualche domanda ai rispettivi presidenti dovrebbero farla. Nulla contro Campobasso e Teramo, intendiamoci: se le regole consentono di ricorrere di continuo e per un mese dopo 2-3 bocciature è giusto lo facciano per far valere le proprie ragioni e se i giudici confermeranno quanto ha stabilito il rettangolo verde sarà una soddisfazione per tutti. La riflessione, però, è generale: riteniamo che i gradi di giudizio siano troppi e che la possibilità di ricorrere in eterno rischi di falsare i campionati ancor prima dell'inizio. Basterebbe un organo giudicante con, al massimo, un solo ricorso in presenza di presupposti per avere un quadro chiaro senza dover stravolgere di volta in volta classifiche, programmi e - in questo caso - calendari. Non è giusto per i tantissimi appassionati di calcio, non lo è per chi è in odore di ripescaggio e, al 29 luglio, non sa ancora se dovrà allestire un organico per la serie D o per la terza serie. Assurdo. Torna di moda anche il problema della multiproprietà che, in C, riguarda principalmente il Mantova. Inizialmente Gravina, non in ottimi rapporti con Lotito, era stato categorico con la Salernitana vietando ad un imprenditore facoltoso come Marco Mezzaroma di restare nel mondo del calcio e di investire i suoi soldi in un altro club per questioni di affinità, applicazione alla lettera dell'oramai famoso articolo 16 bis delle NOIF. "E' anticostituzionale, mi tutelerò nelle sedi opportune perchè in Italia vale ancora il criterio di libera impresa mentre qui mi costringono a vendere un bene di mia proprietà in tempi stabiliti da un organismo sportivo che nulla può contro le leggi dello Stato e la Costituzione" tuonò all'indomani dell'accettazione del trust, quando dovette spogliarsi delle sue quote dandole in gestione a due banche e ad un amministratore unico rischiando di ritrovarsi in fallimento il primo gennaio. Ora registriamo il parziale dietrofront del presidente Gravina che, con una proroga pluriennale, fa arrabbiare sia i tifosi della Salernitana, sia - soprattutto - quelli del Bari che temono di vivere una lunga agonia fatta di galleggiamento in cadetteria. Il solito "decidere di non decidere" all'italiana. Non ha senso ed è incoerente e contro la logica del calcio consentire ad un presidente di partecipare alla B ponendo mille paletti se poi vince il campionato nel quale gareggia. O gli si dà la possibilità di proseguire il suo percorso, anche nel rispetto di investimenti milionari, o bisogna mettere subito un freno. Noi siamo contrari a questo tipo di gestione e riteniamo che in un calcio senza soldi sia del tutto fuori luogo impedire a gente ricca di stare nel mondo del calcio pur avendone i requisiti solo perchè ci sono legami di parentela con altri colleghi. E' anche un discorso etico-imprenditoriale. Pensate ancora all'esempio Salerno, con Lotito e Mezzaroma che per 10 anni investono portando il club dalla D alla A senza poter guadagnare un euro tra diritti tv, sponsorizzazioni, abbonamenti e botteghino. Cosa che invece è toccata a Iervolino che, da imprenditore navigato, ha colto l'affare, ha aspettato l'ultimo minuto utile e si è garantito una grande piazza, in A, a prezzi modici e con possibilità finanche di guadagnare. Perchè De Laurentiis junior - o Setti - devono apparecchiare la tavola e far mangiare altri a condizioni svantaggiose? Si spera che prevalga il buonsenso. Anche perchè è inutile intestardirsi con le squadre B: solo la Juventus ha seguito questa strada, chi comanda si faccia una domanda e si dia una risposta.
Tornando al mercato, poco è cambiato rispetto alla settimana scorsa. Convincono Catanzaro, Vicenza, Reggiana e Cesena, pur con la partenza di Bortolussi in direzione Novara. Ad Avellino, invece, tempi lunghi e tifosi che chiedono all'allenatore, in un confronto a cuore aperto, di imporsi con il presidente e pretendere innesti. E' arrivato Dall'Oglio, ma il ritiro è stato fatto con gente con la valigia pronta e che vuole andare via, ancor di più dopo le pregresse esternazioni in conferenza stampa della società. "Li capisco, so che hanno fede e mi parlano col cuore. Ma io alleno ciò che ho a disposizione, ognuno deve rispettare il proprio ruolo" la risposta dell'allenatore. A proposito di allenatore, finalmente "habemus papam" ad Imola: via Fontana e dentro Antonioli, uno che negli ultimi anni non ha ottenuto risultati propriamente esaltanti. Anche il ds è una scommessa per la categoria, prende il posto di Martone che comunque ha portato la barca in porto. Chiudiamo con un riferimento al Palermo. In C era stata scritta una bella favola fatta di valori umani e tenerezza, con Baldini che tornava in rosanero 18 anni dopo un esonero da primo in classifica e che, abbracciando la figlia, celebrava il successo ai playoff a cospetto di avversarie teoricamente più quotate. Oggi lui e il ds Castagnini vanno via e il calcio perde uomini che hanno saputo emozionare anche tifosi di altre squadre. Non sappiamo come siano andate le cose, ma chi ha seguito quella storia avrebbe certamente voluto un lieto fine.