DOPO QUASI DUE MESI SIAMO AL PUNTO DI PARTENZA. PAURA, EGOISMI E MANCANZA DI VISIONE D'INSIEME CONDIZIONANO UN CALCIO INCAPACE DI PRENDERE DECISIONI (LEGA PRO A PARTE) E SOPRATUTTO DI RIFORMARE SE STESSO

24.04.2020 00:00 di Tommaso Maschio   Vedi letture
DOPO QUASI DUE MESI SIAMO AL PUNTO DI PARTENZA. PAURA, EGOISMI E MANCANZA DI VISIONE D'INSIEME CONDIZIONANO UN CALCIO INCAPACE DI PRENDERE DECISIONI (LEGA PRO A PARTE) E SOPRATUTTO DI RIFORMARE SE STESSO

Che alla fine ognuno andasse per la propria strada e che non si ragionasse di sistema neanche nel mezzo di una crisi mai vissuta da nessuno, oltre che totalmente inattesa, era una previsione non difficile da azzeccare. E non per pessimismo, ma perché la storia recente ci ha insegnato che il tanto abusato “ragionare di sistema” si scontra contro egoismi e visioni ristrette in cui ognuno guarda al proprio orticello e alla difesa degli interessi di bottega anche se a discapito degli altri. E così abbiamo una Serie A che vuole andare avanti a tutti i costi, una Serie B che è a metà del guado fra il continuare e fermarsi e una Serie C che ha fatto il passo più deciso decidendo per lo stop del campionato e avanzando le proprie ipotesi – che dovranno essere approvate dall'Assemblea di Lega Pro – su promozioni, retrocessioni e blocco dei ripescaggi.

Una decisione che ha ricevuto critiche dalle due categorie immediatamente sopra e sotto (ovvero Serie B e Serie D), ma che almeno il pregio di essere una presa di posizione chiara e decisa a differenza di quanto accade nelle altre leghe dove l'incertezza regna sovrana e sembra non esserci la reale volontà di prendere una decisione aspettando che siano altri a prenderle per poi agire di sponda. A partire dalla Serie A che attende una mossa del Governo per togliersi di dosso ogni responsabilità su uno stop definitivo del campionato da molti richiesto, ma che si scontra con interessi economici enormi che potrebbero decidere di far correre la locomotiva anche al di là di ogni ragionevolezza legata alla tutela della salute.

Se fossimo a inizio pandemia questa incertezza sarebbe comprensibile, ma dopo quasi due mesi è assurdo che non vi siano idee chiare e soprattutto non ci sia ancora all'orizzonte un piano per salvaguardare il sistema calcio e tutto l'indotto che lo circonda. In questo periodo si sarebbe potuto, anzi dovuto, stilare delle strategie sia in caso di ritorno in campo sia in caso di cancellazione della stagione in corso. E invece si continua a navigare a vista, fra attacchi e insulti incrociati, veti e interessi di parte che vengono messi sopra quelli generali. Questa emergenza poteva essere una grande occasione per riformare davvero il mondo del calcio, ma rischia di essere l'ennesima occasione perduta di rendere sostenibile un calcio che non lo è più da tempo e che in questa crisi sanitaria ha mostrato tutte le proprie crepe e debolezze ben nascoste, in tempi <i>di pace</i>, dal maquillage che fa sembrare scintillante un mondo che invece non lo è più.