Gironi orizzontali, un ritorno al passato per salvaguardare il futuro. Ora però serve la vera riforma con un girone nazionale e due gironi semipro

02.06.2021 00:35 di Tommaso Maschio   Vedi letture
Gironi orizzontali, un ritorno al passato per salvaguardare il futuro. Ora però serve la vera riforma con un girone nazionale e due gironi semipro
TMW/TuttoC.com

Il ritorno alla divisione per criteri geografici orizzontali dei gironi di Serie C è un ritorno al passato dettato dalla necessità. L’anno di pandemia ha infatti colpito duro i bilanci, già traballanti anche prima, delle società calcistiche a tutti i livelli (basti dare un’occhiata alla Serie A) e ancor di più quelli delle squadre di terza serie che hanno bisogno di respirare per almeno un paio di stagioni in attesa di riforme strutturali. La divisione orizzontale permetterà infatti di risparmiare sui costi di trasferta come tutti hanno commentato in maniera concorde ricordando però in molti casi che abolire le distinzioni territoriali e aprire a un sorteggio totale darebbe molto più appeal a tutto il campionato di Serie C.

Se davvero si vuole creare un campionato in cui le realtà di nord, centro e sud si sfidino già nella stagione regolare però bisognerà fare un altro passo all’indietro, quello di riportare la Serie C a due campionato distinti riuscendo in questo modo a mantenere le attuali 60 squadre. Al momento infatti è impensabile abolire i criteri di divisione geografica perché c’è troppa eterogeneità fra le realtà della terza serie con molti club che non riuscirebbero a sostenere i costi di trasferte lungo tutto lo stivale. Sarebbe un bagno di sangue a cui davvero poche società potrebbero sopravvivere e il gioco non varrebbe la candela.

Meglio allora, come si discute da tempo, dividere l’attuale Serie C in due campionati: uno che preveda 20 squadre in un girone unico e faccia da anticamera alla Serie B e uno che invece racchiuda le restanti 40 squadre in due gironi (Centro-Nord e Centro-Sud) e faccia da cuscinetto fra i dilettanti e i professionisti. Che poi li si voglia chiamare C1 e C2 o Serie C d’élite e Serie C semiprof è questione di lana caprina. L’importante è che si arrivi a una riforma che da un lato renda più sostenibile il passaggio fra dilettanti e professionisti che ancora spaventa molti club che spesso sono costretti a rinunciare all’iscrizione e dall’altro renda più appetibile il campionato alzandone il livello tecnico facendo in modo che chi ha maggiore liquidità e solidità economica possa competere con realtà di pari livello, ma sempre su base meritocratica e non per censo o blasone, in un campionato dal carattere davvero nazionale ben prima della seconda fase dei play off promozione.