Governo, meno chiacchiere e piu’ aiuti: la C ha bisogno di un sostegno. Il caso Livorno e il clamoroso autogol di mister Raffaele. Gregucci, finalmente!

21.11.2020 00:00 di Luca Esposito Twitter:    Vedi letture
Governo, meno chiacchiere e piu’ aiuti: la C ha bisogno di un sostegno. Il caso Livorno e il clamoroso autogol di mister Raffaele. Gregucci, finalmente!
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Tra mille difficoltà e con un Governo che finalmente ha capito l’importanza del calcio di terza serie, va avanti il torneo di Lega Pro. Come ampiamente prevedibile condizionato fortemente da quel Covid che sembrava nemico sconfitto in estate, ma che è tornato prepotentemente a minacciare la salute e la quotidianità di milioni e milioni di persone che non vedono l’ora di tornare alla normalità dopo quasi un anno di battaglia e, purtroppo, di decessi. Al netto di qualcuno che, conoscendo poco la realtà della C e del calcio italiano, invoca uno stop a tempo indeterminato, siamo invece fortemente convinti che lo spettacolo debba continuare anche a costo di scendere in campo a fine dicembre sfruttando quelle date originariamente destinate al riposo. Le casse dei presidenti  si stanno svuotando, tra assenza di spettatori, diritti tv esigui e sponsor che latitano, e anche nei loro confronti bisognerebbe prevedere interventi decisi dal parte del Ministro dello Sport Vincenzo Spadafora che vadano ben oltre le chiacchiere e la retorica. Qui c’è gente che, ogni mese, deve ottemperare a scadenze improcrastinabili e che rischia di arrivare a fine campionato con l’acqua alla gola. Un vero e proprio stillicidio annunciato e, proprio per questo, evitabile. C’è chi propone finanche i mesi estivi, al netto della disputa dell’Europeo. In una situazione imponderabile come quella del Covid nessuna soluzione va esclusa a priori, se i calciatori vogliono che il pallone continui a rotolare e a dar da mangiare a tante famiglie è necessario che anche loro facciano dei sacrifici.

Per quanto riguarda l’aspetto prettamente tecnico, nel girone A c’è la rinascita dell’Alessandria, merito di un mister esperto come Gregucci che sta riprendendo la sua dimensione dimostrando di avere doti soprattutto umane per imporsi in questa categoria che ha sfiorato di vincere più volte. Nel raggruppamento B, invece, la Triestina rischia di essere etichettata come eterna incompiuta. E’ sotto gli occhi di tutti che ogni anno la società costruisca grosse squadra grazie al certosino lavoro del direttore sportivo e amministratore delegato del club Mauro Milanese, ma Gautieri non ha ancora dato i risultati che tutti si aspettano. Situazione diametralmente opposta in quel di Perugia, con Caserta che parte sempre col freno a mano tirato e poi ingrana la marcia giusta lanciando un bel segnale al Padova. Quanto al girone C, si respira un’aria nuova a Caserta. Pastore è conoscitore di calcio, con Martone farà cose di livello. L’altra campana, la Cavese, non è riuscita a dare un calcio alla crisi e ha perso ancora tra le mura amiche. Modica ha le sue responsabilità perché ha avallato le scelte del presidente e riteniamo fuori luogo paghi un direttore giovane e di prospettiva come Aiello. Una delle immagini più brutte arriva dal Massimino di Catania, con un allenatore educato e di spessore come Raffaello che perde letteralmente la testa ed entra in campo per togliere il pallone ad un avversario che si involava sulla fascia. Non bastano le scuse, in un momento così delicato non serve affatto accendere gli animi e acuire il malcontento generale: riteniamo avrebbe meritato una squalifica più lunga. Sarebbe stato invece suggestivo giocare il 23 novembre la sfida tra Avellino e Potenza. 40 anni fa una calamità naturale sconvolse le due regioni causando danni irreparabili e un numero elevatissimo di morti. Poteva essere l’occasione per abbinare calcio e storia e unire due città in un unico ideale abbraccio. Chiudiamo con due note dolenti. Anzitutto gli arbitri: tra rigori non concessi, gol in fuorigioco e qualche cartellino rosso esagerato si può dire sia stato un altro passo falso. Le società hanno speso, spendono e spenderanno e il risultato del campo non può essere sempre condizionato dalle giacchette nere, ovviamente in buona fede. C’è poi il solito caos Livorno, con molti giocatori che stanno onorando la maglia con professionalità ma chiedono –e forse otterranno – lo svincolo. Un altro schiaffo per una città che, dopo la retrocessione, sperava in una pronta risalita.