La salute non è finita al primo posto: Casertana-Viterbese, la gara che non si doveva giocare. Il bilancio della C e il falso problema della Juventus

21.12.2020 00:15 di Ivan Cardia Twitter:    Vedi letture
La salute non è finita al primo posto: Casertana-Viterbese, la gara che non si doveva giocare. Il bilancio della C e il falso problema della Juventus
TMW/TuttoC.com

Non è stato uno spettacolo edificante. Casertana-Viterbese, “giocata” nove contro undici, è stata semmai tutto il contrario: una brutta pagina in un campionato che va avanti barcamenandosi tra mille difficoltà. E finora ne era stato sì plasmato, ma mai così tanto sfregiato. Nove, giova ricordarlo, di cui tre febbricitanti. Ci hanno perso tutti i protagonisti coinvolti: una figuraccia che in un modo o nell’altro si poteva evitare, si doveva evitare.

Ci perde la Viterbese, che pure in campo ha vinto. Non dubitiamo di quanto incidano i costi di trasferta e quelli necessari per sostenere il protocollo stagionale: sono pesantissimi e abbiamo spesso ricordato quanto servirebbero aiuti. Ma impuntarsi sull’esigenza di giocare, legandola a vicende precedenti e ad alcune difficoltà interpretative del regolamento, non ha rappresentato una prova di sportività. Senza dimenticare i i rischi annessi al fatto di giocare contro una squadra colpita da un contagio in corso.

Ci perde la Casertana, per carità vittima della situazione. E delle rigidità indispensabili perché il campionato possa andare in porto: sarà brutto da dire, sono le regole che tutto il calcio europeo si è dato ad aver reso possibile la disputa di questa partita. Il rischio zero non esiste, altrimenti ci fermiamo qui e aspettiamo la fine della pandemia, se e quando. Comprensibile l’amarezza della società campana, ma la soluzione più logica sarebbe stata quella di non scendere affatto in campo, mettendo in conto una sconfitta a tavolino che peraltro non avrebbe comportato penalizzazione in classifica.

Ci perde, fondamentalmente a livello d’immagine, la Lega Pro. Perché è una partita che non si doveva giocare, anche se da via Jacopo da Diacceto potevano fare oggettivamente poco perché così non fosse. Le regole, scrivevo poche righe fa, sono tali e stringenti perché altrimenti il campionato non va avanti e non finisce, il giocattolo si rompe. Sono le stesse per tutti e non possono essere diverse: considerare anche gli altri infortunati, aprirebbe la porta a scenari del tutto imprevedibili e sicuramente da evitare. Sarà dura da mandare giù, ma è così. Per la cronaca, non ha aiutato molto neanche la ASL: senza far finta di essere un virologo, a occhio e croce avrebbe potuto dichiarare l’esistenza di un cluster in corso di svolgimento e avrebbe risolto la situazione. È andata così, ce la portiamo dietro come episodio brutto di un campionato che in qualche modo dobbiamo pur portare a termine, altrimenti casca il castello. La salute, stavolta, ha perso il primo posto.

Prima di questa vicenda, avevo in mente di soffermarmi su alcune cose accadute in settimana. Lo farò brevemente. Una cosa su tutte, in verità: l’approvazione del bilancio. Chi si aspettava che il presidente Ghirelli e l’attuale governance prendessero schiaffi è rimasto deluso. Anche in maniera cocente perché, numeri alla mano, l’approvazione è stata quasi unanime. Cosa succederà da qui a gennaio, alle elezioni, non lo sa nessuno: la partita è aperta, per ora l’unico uscito allo scoperto è il collega Vulpis, attendiamo l’ufficialità della ricandidatura dello stesso Ghirelli e quella di Luigi Barbiero dalla Lega Dilettanti. Intanto, ha sbagliato chi voleva leggere, probabilmente in maniera strumentale, le due cose, bilancio ed elezioni, come se fossero legate. Sempre sul bilancio, ha fatto discutere la circostanza che senza il contributo della Juventus, legato all’esistenza della seconda squadra bianconera, il conto sarebbe stato in passivo. Un’osservazione fine a se stessa: se quella voce fa parte del bilancio non si capisce perché non la si debba considerare. E quella voce ci sarà ancora in futuro, perché chi pensa che a Torino siano impazziti e buttino soldi in un progetto senza senso fa un torto alla storia e alla capacità di programmazione della Juventus. Semmai, dall’U23 i bianconeri ci guadagnano, tra valorizzazioni e plusvalenze. Per la cronaca, neanche poco ma molto più di quel milione e spiccioli che versano nelle casse della Lega e quindi delle altre società. Basterebbe guardare i numeri e i fatti: a oggi, la seconda squadra è persino più utile sotto il lato economico che quello tecnico. Così, il presunto problema diventa un finto problema, e chi pensa di essere avanti alla Juve finisce per esserle un decennio dietro nella lettura delle cose. Non è neanche una novità.