MONZA ATTIVISSIMO, CON LE IDEE CHIARE SUL FUTURO. NON C’È MERCATO SENZA VALZER DELLE PUNTE. POTENZA, CAIATA E LO STADIO: IL PARADOSSO DI UN’ITALIA CHE DICE SOLO NO E RESTA FERMA

I brianzoli provano il colpo Coda. Da Litteri a Cianci, quanti bomber in giro per l'Italia. A Potenza troppi timori legati al progetto del presidente
06.01.2020 00:00 di Ivan Cardia Twitter:    Vedi letture
MONZA ATTIVISSIMO, CON LE IDEE CHIARE SUL FUTURO. NON C’È MERCATO SENZA VALZER DELLE PUNTE. POTENZA, CAIATA E LO STADIO: IL PARADOSSO DI UN’ITALIA CHE DICE SOLO NO E RESTA FERMA

Chiude per due talenti, è vicino a un rinforzo d’esperienza come Di Quinzio, si fa avanti per Coda. È un Monza attivo come non ci si aspetterebbe dalla prima della classe, in queste prime battute del calciomercato invernale. Nessuna paura di rimonte, però: i brianzoli, semplicemente, pianificano il proprio futuro, con spirito di programmazione invidiabile (e non potrebbe essere altrimenti). Chi deve muoversi sono invece le tante inseguitrici, del Monza e non solo. 

Può esserci mercato senza il valzer delle punte? Ovviamente no, ballano un po’ tutte. Il Padova è pronto a soffiare Litteri alla concorrenza, a quel punto l’altro obiettivo Caturano potrebbe diventare nome più caldo per l’ambizioso Avellino. Proprio da Monza dovrebbe partire Gliozzi (destinazione Pisa), mentre il Teramo ci proverà fino all’ultimo per Curiale: se arriverà, via libera a Cianci, magari proprio verso Siena che cerca candidamente una punta. E le altre? Preparano le danze un po’ tutte. Il colpo grosso lo farà il Bari: a oggi, difficile Rosseti. I biancorossi sono i grandi attesi da questa sessione e sin qui non si sono fatti sentire (Laribi è in arrivo da giorni, Ninkovic è vicino ma per ora ancora casella vuota alla sezione acquisti). Sarà un gennaio coi fiocchi, proviamo a guardare anche ad altri temi. 

Per esempio quello degli stadi. A Potenza, c’è il presidente Caiata che ha promesso un maxi-investimento per costruire un nuovo impianto sportivo e ha sollecitato risposte dalle istituzioni. Con qualche problema di conflitto d’interessi, se vogliamo (Caiata è anche senatore), ma nel corso degli anni ne abbiamo visto di peggiori. In giornata è intervenuto anche il presidente della Lega Pro, Ghirelli, con argomentazioni che condividiamo in pieno. Anche perché, e da queste parti lo scriviamo da troppo tempo, la vera battaglia per il futuro del calcio italiano si gioca sugli stadi, sugli impianti, sulla possibilità di trasformarli in risorse (economiche e non solo) per la società. 

Adesso, chi scrive non ha conoscenza diretta della situazione di Potenza. Leggiamo per esempio che la proposta di Caiata insiste in una zona molto discussa a livello cittadino, perché una buona parte della popolazione vorrebbe trasformare l’area in uno spazio verde. Leggiamo, però, anche che le prime polemiche sulla proposta di Caiata sono della serie “per conto di chi?” e “chissà quanto ci guadagnerà”. Alla speculazione edilizia. Ora, sul tema è forse il caso di essere onesti: col calcio non si guadagna, salvo rari e clamorosi esempi. Si può guadagnare attorno al calcio, però. Per esempio, trasformando l’area circostante allo stadio in una zona viva della città (e non morta come troppo spesso succede). Negozi, case, centri commerciali: all’estero succede sempre e comunque, e nessuno se ne lamenta. Non si tratta di giustificare la speculazione edilizia scriteriata. Però pretendere che una squadra, un soggetto privato, costruisca uno stadio per il bene comune e solo per quello è utopia pura. Chiedere che lo faccia un ente pubblico non ne parliamo. Troppo spesso, in quest’Italia paradossale dove chi propone un progetto, peraltro molto oneroso (e su quello di Caiata non scendiamo nel merito, perché, per carità, ci saranno pure luci e ombre), non abbia nemmeno una risposta ma vada soltanto incontro a dubbi e scetticismi, rimaniamo fermi ad aspettare. Col risultato che, negli anni, abbiamo impedito grandi progetti e ci godiamo le nostre cattedrali del deserto. Dove magari non si specula, ma con le quali di sicuro non facciamo bella figura. E se il problema è un parco, non blocchiamo il presidente Caiata (o, ancora, chi per lui): lavoriamo con lui, chiediamoli di assicurare nel suo progetto delle aree verdi, e concediamogli di costruire strutture limitrofe allo stadio. Per guadagnarci, che non è un delitto ma l’obiettivo di qualsiasi imprenditore. Cambiamo modus operandi, e forse qualche passo in avanti lo faremo.