Stadi al 100%, ormai e' obbligo morale. Picerno sì, perchè? in tempi di crisi il no alle multiproprietà è un autogol. Paganese, sbagliato dare il benservito a un professionista serio come Accardi

31.07.2021 00:00 di Luca Esposito Twitter:    vedi letture
Stadi al 100%, ormai e' obbligo morale. Picerno sì, perchè? in tempi di crisi il no alle multiproprietà è un autogol. Paganese, sbagliato dare il benservito a un professionista serio come Accardi
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Mentre le grandi del calcio, indebitate fino al collo, continuano a proporre la SuperLega incuranti dei diritti delle realtà medio-piccole e delle rimostranze delle varie tifoserie italiane, c’è una riforma da fare quanto prima per evitare che lo sport più popolare del mondo possa imbattersi in una crisi irreversibile. Fa male dirlo, ma il Governo continua a snobbare la Lega Pro, il mondo dei dilettanti, il calcio giovanile e femminile e ha abbandonato quei presidenti che, in versione Don Chisciotte, continuano a spendere una barca di soldi senza avere un euro di entrate. Non tutti possono contare su San Siro e Olimpico: immaginare strutture con capienza al 30-40% negli stadi di Renate, Pro Vercelli, Pro Patria e Matelica (tanto per fare degli esempi) è un qualcosa di assurdo, anche perché il green pass avrà una logica soltanto se si consentirà a tutti i vaccinati di accedere agli impianti sportivi senza limitazioni di posti e di biglietti. Viceversa è soltanto arginare il problema senza affrontarlo né risolverlo, il solito pasticcio all’italiana. Intanto, però, la crisi ha già fatto le prime vittime. Il Novara, pochi anni fa, ben figurava in massima serie grazie al miracolo Tesser, il Carpi di Castori faceva parlare l’intera Italia pallonara, la Sambenedettese è sempre stata una realtà molto seguita in terza serie, la Casertana in Campania ha una storia non indifferente e dispiace anche per tutti coloro che hanno riposto i sogni nel cassetto un minuto dopo aver festeggiato la promozione sul campo. Il TAR potrebbe stravolgere tutto e dar via ad un’altra serie infinita di ricorsi, ma ad oggi le possibilità che questi club possano farcela sono ridotte al lumicino. Si salva in extremis la Paganese che, tuttavia, decide di dare il benservito ad un professionista serio come Accardi. Nulla contro D’Eboli, persona molto amata a Pagani e che è reduce dal successo di Messina. Ma riteniamo che tutti coloro che non hanno abbandonato la nave in queste settimane drammatiche meritavano di proseguire il loro lavoro, con presupposti e garanzie tecniche ed economiche differenti. Non sarà così e, come accaduto a Novelli proprio a Messina, si va sempre più verso un calcio poco meritocratico e che fa presto a dimenticare ciò che viene prodotto, spesso in condizioni complesse. Tornando ai ripescaggi, come anticipato non ci sono speranze per la Cavese: gli aquilotti già in passato sono rientrati tra i professionisti dalla porta secondaria e non c’erano sbocchi per crederci anche stavolta. Il ritorno di Altobello, cavese doc, fa comunque intendere che c’è la volontà di ripartire subito. Non capiamo, invece, i motivi del sì al Picerno. Una società che, lo ricordiamo, poco tempo fa fu esclusa per illecito sportivo e che, regolamento alla mano, doveva essere esclusa dalla griglia delle potenziali riammesse.

Facile prevedere che le altre alzeranno la voce nelle sedi opportune, molti presidenti sembra abbiano già chiesto chiarimenti alle autorità competenti ritenendo che, chi bara, non possa avere maggiori diritti rispetto a chi si è sempre attenuto alle normative. Staremo a vedere come finirà, intanto però ci saranno gironi e calendari con incognite di ogni genere. E non è certo un bel bigliettino da visita. Quanto al mercato, si stanno muovendo in poche. Il Bari è alle prese con la querelle multiproprietà. Sembra, infatti, che la FIGC voglia imporre una vendita entro il 2023 per evitare un altro caso spinoso come quello della Salernitana. Ma De Laurentiis farebbe valere le proprie ragioni, in sede civile alcuni passaggi arzigogolati dell’articolo 16 bis delle Noif possono essere ribaltati in un secondo e non si può obbligare nessuno a vendere una proprietà privata. Ribadiamo che, in un calcio senza soldi, la multiproprietà può essere una risorsa e non un ostacolo e che vietare ad imprenditori seri di far parte del mondo dei professionisti solo perché imparentati con altri presidenti è del tutto fuori luogo.I pugliesi, comunque, si stanno muovendo sul mercato e hanno deciso di rinnovare il contratto ad Antenucci per due anni. Per qualcuno un grande colpo, per altri una scelta azzardata vista l’età. Ma bisogna fidarsi del ds Polito. Stanno lavorando bene anche Palermo, Padova, Triestina, Avellino e Modena, con i canarini ben poco reclamizzati ma autorevoli candidati per il salto diretto di categoria. A Castellammare è approdata una  vecchia volpe come Novellino, ma non basta un nome altisonante in panchina per ottenere risultati nel girone notoriamente più difficile. Chiudiamo con un pensiero per il Livorno, gloriosa società che qualche anno fa assaggiò anche le competizioni europee e che oggi perde anche la D per una gestione complessiva ricca di buchi. Spinelli se la prende con chiunque senza spiegare come sia possibile far sparire il calcio in una città di livello senza trovare una soluzione. Era un’agonia, purtroppo, che si trascinava da anni e speriamo che la curva Nord e tutto il popolo amaranto possano tornare quanto prima a gioire.