STORIA DI UNA DOMENICA SENZA CAMPIONATO E DI UNO SCIOPERO CHE NON HA FATTO RUMORE: È UNA QUESTIONE DI SISTEMA O NO?

La Serie C alla fine non ha giocato, dagli altri campionati nessuna solidarietà. Ma in gioco ci sono le fondamenta del nostro calcio
23.12.2019 00:10 di Ivan Cardia Twitter:    Vedi letture
STORIA DI UNA DOMENICA SENZA CAMPIONATO E DI UNO SCIOPERO CHE NON HA FATTO RUMORE: È UNA QUESTIONE DI SISTEMA O NO?

Metti una domenica senza campionato, prima del previsto. Qualche protesta, alcuni disservizi, in fin dei conti non importa davvero a nessuno e tra i tifosi la maggior parte si limita a chiederci perché. È lo scenario che avevamo prefigurato: fermare soltanto la Serie C non ha eco, non ha risalto. Su queste colonne ovviamente sì, ma a livello generale resta una notizia da pagina 16 se tutto va bene. L’apertura di Balata in tal senso è stata fin troppo timida, a farsi ascoltare è rimasta soltanto la voce della terza serie. Che in pochi hanno effettivamente sentito. È sembrato un problema di 60 club o forse anche meno, quando invece sul tema della sostenibilità si gioca il futuro del calcio italiano. Senza fondamenta non si reggono i vertici, o almeno a noi pare così.

Intendiamoci, al presidente Ghirelli chi scrive ha poco da rimproverare sotto questo profilo. Ha provato a mandare un messaggio forte, gli è mancato il giusto megafono, per l’incapacità ormai ancestrale del nostro pallone di farsi sistema. Su queste pagine, nel corso degli ultimi giorni, avete letto le opinioni più disparate, perché da queste parti riteniamo che il pluralismo, delle idee e delle voci, arricchisca. Per fare un esempio, ha espresso grossi dubbi sulle tempistiche il collega Tommaso Maschio. Non sono totalmente d’accordo con lui, ma gli riconosco di aver ben argomentato, sia nello stile che nei contenuti. Per quanto riguarda il calcio femminile, e poi torniamo al nostro orticello, mi pare che la questione del professionismo sia un falso problema: abbiamo visto che essere professionisti non assicura di ricevere lo stipendio, per esempio. È sempre una questione di soldi, non di qualifiche. E se non hai un giro d’affari sufficiente puoi anche chiamarti professionista ma non lo sei. Tornando a noi, avete letto critiche e opinioni disparate, dicevamo. Forse è ora di provare a metterci un punto.

La forma, alle volte, è sostanza. Mi pare che la battaglia del presidente Ghirelli sia giusta, e poco importa se abbia approfittato della disponibilità (ventilata, vedremo come andrà a finire anche lì) per altri settori del calcio italiano. Se governi un sistema che non si regge, è inevitabile bussare per avere più soldi, è anche giusto provare mosse drastiche per tentare di fare rumore. A perderci è tutto il movimento, impegnato in una furiosa lotta intestina dai massimi ai minimi livelli, senza rendersi conto che così alla fine ci rimettiamo tutti. La Serie C non funziona? Sediamoci a un tavolo e discutiamone, rimettiamo mano alle norme, riorganizziamo. Ci saranno le pretese della C, quella della A e della B, della D ovviamente, del calcio femminile: troviamo una sintesi e lavoriamo per mettere a posto tutto. A costo di essere ripetitivi, è una questione di sistema. Se il campionato di terza serie si ferma da solo, come è successo, ci sono due possibilità: che siano un problema di terza serie, o che sia un problema alla base del nostro calcio. Propendiamo per la seconda ipotesi, e allora sarebbe il momento anche per i milionari di scendere in campo al fianco della terza classe del calcio. Altrimenti, non lamentiamoci dei casi, dei fallimenti, degli stadi fatiscenti, della stragrande maggioranza di calciatori che dopo un paio d’anni finisce nel dimenticatoio. Un paio d’anni da professionisti. Si fa per dire.