TUTTI CONTRO LA JUVE U23. SQUADRE B FLOP ANNUNCIATO, MA NON SONO UNO SBAGLIO. NON RIPETIAMO L’ERRORE DELLA PRIMAVERA

Nasce a Bari il 23.02.1988 e di lì in poi vaga. Laurea in giurisprudenza, titolo di avvocato e dottorato di ricerca: tutto nel cassetto, per scrivere di calcio. Su TuttoMercatoWeb.com
21.11.2018 00:00 di Ivan Cardia  articolo letto 3880 volte
TUTTI CONTRO LA JUVE U23. SQUADRE B FLOP ANNUNCIATO, MA NON SONO UNO SBAGLIO. NON RIPETIAMO L’ERRORE DELLA PRIMAVERA

Dalle alla Juventus Under 23. È il nuovo sport di chi analizza la Serie C: i bianconeri non sono mai stati troppo simpatici a molti tifosi e anche a diversi presidenti, vivono un momento di difficoltà, in casa Juve è cambiata anche l’aria con il principale fautore delle seconde squadre, Marotta, chiamato a fare le valigie in direzione Milano nerazzurra. E quindi, complici appunto i pochi punti raccolti fin qui, la squadra B è da buttare nel dimenticatoio. A costo di essere voce fuori dal coro, non funziona così. E se qualche ragione chi osteggia la Juventus U23 ce l’ha, non si può giudicare un progetto alle prime difficoltà. E con criteri del tutto sballati.


Andiamo con ordine: le seconde squadre, per come sono state introdotte nel nostro calcio, sono una bestialità. Non puoi decidere a fine aprile di introdurre una novità così dirompente per la stagione successiva. E non è certo casuale che anche i principali sponsor del progetto, da Gravina in giù, lo abbiano fatto sin da subito notare all’ormai ex commissario Fabbricini. Inascoltati, e infatti il progetto è stato un flop, finora. Soltanto la Juventus, che a quel punto si sarebbe anche ritirata ma aveva spinto troppo per la loro creazione, si è vista obtorto collo costretta a dare la sua adesione. Le altre di A interessate, e non sono/erano poche, hanno detto un chiaro arrivederci. All’anno successivo, non certo al duemilamai.

 

Le seconde squadre, per come le abbiamo inventate, erano destinate a essere un flop. Poco tempo per costruire la rosa, strutture carenti, poca preparazione per il movimento nel suo complesso. E non erano neanche chiare le regole, se all’inizio si parlava solo di Serie C e poi si è finiti con l’introdurre la possibilità di promozione. Un pastrocchio che ha dato i suoi esiti e che ora porta all’unico, inevitabile, risultato: una crisi di rigetto del sistema. Che vede una sola seconda squadra, la Juventus appunto, giocare ad Alessandria senza tifosi al seguito e per giunta racimolare una serie di magre figure. Difficile non parlare di fallimento. Ma l’errore è doppio.

 

Anzitutto, perché le ragioni che avevano portato all’idea di introdurre anche in Italia le seconde squadre restano valide. Portano risorse al campionato: la Juventus ha versato il famoso milione e rotti a fondo perduto. A differenza di altre società che, per avere una seconda squadra senza gli oneri che ne derivano, hanno cercato o ottenuto accordi più o meno consentite (se non comproprietà, quelle sicuramente non consentite, ma non si capisce perché si chiude un occhio) con compagini delle categorie inferiori. Consentono ai giovani di crescere in un ambiente che ha nel loro sviluppo il proprio obiettivo: gli almanacchi del nostro sciagurato calcio recente sono pieni di talenti sciupati nell’infinito girovagare dei prestiti. Non tutti sono Totti o Donnarumma, molti hanno bisogno di “farsi le ossa”, come si diceva un tempo. Il problema è che, per restare nell’esempio, se Totti fosse stato mandato in prestito in C e fosse stato schierato terzino perché erano quelle le esigenze della squadra, oggi non avremmo avuto Totti. È un problema che c’è, che esiste per chi manda il giovane in prestito e lo vede non giocare oppure giocare fuori ruolo, ma anche per il ragazzo che spreca tempo per le stesse ragioni. Le seconde squadre lo risolvono: le società di C non sono più ingolfate di prestiti dalle big e sono incentivate a valorizzare i propri talenti, i grandi club hanno la certezza che i propri giovani seguano un percorso che ne valorizzi la crescita. E qui sta il secondo errore.

 

Valutare la Juventus Under 23 perché perde contro il Pontedera o pareggia contro il Novara è un controsenso. Certo, a tutti fa piacere vincere: chi diceva che l’importante fosse partecipare ha proferito la più grande idiozia dello sport moderno. Ma il successo della Juventus Under 23, e delle seconde squadre in generale, non può essere valutato sulla base della classifica, o almeno non soltanto. Altrimenti si commette una seconda volta lo stesso errore già fatto col campionato Primavera, ormai pieno di aspiranti Mourinho che anziché valorizzare i propri ragazzi puntano soltanto a vincere la prossima partita. Col risultato che gli allenatori fanno carriera (perché il metro di giudizio del loro lavoro è sbagliato) e dalla Primavera non arriva nessun talento. Bene, ma non benissimo. Con la Primavera l’errore ormai è irreparabile: chi allena i giovani, a qualsiasi livello, pensa più alla vittoria che alla crescita dei ragazzi, a parte rare eccezioni. Il paradosso ulteriore è che spesso non ottiene né l’un risultato né l’altro, ma va avanti comunque perché magari è arrivato secondo a tre punti dalla prima.

 

Con le seconde squadre, si può (poteva?) partire da zero. Cioè dal fatto che, a dispetto del motto bianconero, in questo caso vincere non sia affatto importante, ma non conti proprio nulla. È un passaggio difficile da comprendere e anche da spiegare. Ma non si è creata la Juventus Under 23 perché vada in Serie B, o almeno non deve essere quello l’obiettivo. Si è creata la Juventus Under 23 perché i giovani della Primavera juventina possano crescere in un ambiente più controllato e che possa dare i suoi frutti nel tempo. È il migliore dei mondi possibili? No. Nel migliore dei mondi possibili il talento cresce sotto casa, sull’asfalto, tirando calci a un pallone di pezza con due scope come pali. Dato che però viviamo nel 2018 e non nel 1968, dobbiamo adeguarci ai tempi. Quelli della playstation e dei soldi subito, dei vizi e di un’agiatezza molto più diffusa di quello che siamo disposti ad ammettere. In cui il talento, di cui il nostro calcio è drammaticamente privo da almeno dieci anni, va coltivato con una cura particolare.

 

Tra gli accorgimenti, appunto, le seconde squadre. Sono state introdotte male, su questo tutti d’accordo, ma siamo ancora in tempo per correggere gli errori. Dando tempo a chi è ancora interessato per organizzarle. Richiedendo e favorendo che giochino in stadi adeguati, magari nello stesso Comune della società di riferimento. Ritornando alla previsione che non possano andare in Serie B. Correggendo il metro di valutazione di chi le guida. Oggi si discute di Zironelli, che è un ottimo allenatore ma non vince con la Juventus Under 23. Il punto è che il suo lavoro, ancora una volta, non dovrebbe consistere nel battere il Pontedera, ma nel dare una carriera ai suoi ragazzi. La Juventus Under 23, al netto anche di qualche scelta di mercato non proprio condivisibile, non vincerà se andrà in Serie B. Vincerà se tra due anni Zanandrea o Morelli (per citarne due a caso) saranno parte della prima squadra della Juventus. E le squadre B non sono affatto panacea a tutti i mali, anzi forse sono soltanto un piccolo corroborante alla cura. Ma non sono la novità disastrosa che in troppi dipingono dopo pochi, frettolosi, mesi.