Lumezzane, mister Festa a TLP: "Non ci poniamo obiettivi. I play off? Perchè no..."
Neanche maggiorenne (aveva 17 anni) ha subito assaporato il calcio che conta, giocando con la maglia del Cagliari. Erano gli anni della serie C, campionato 1986\87, in panchina c'era Claudio Ranieri. Quell'anno arrivò subito la promozione in B per poi di conseguenza il ritorno in A. Per essere un principiante, le sue belle soddisfazioni se le era già tolte. La carriera di Gianluca Festa è proseguita con altre maglie, dall'Inter alla Roma, passando per gli inglesi del Middlesbrough, per concludersi nel 2008 con la casacca del Tavolara, squadra sarda.
Da quel momento si aprono le porte dei ruoli dirigenziali nel Cagliari, prima come direttore dell'area tecnica dei rossoblù, per poi diventare allenatore della primavera (dopo una breve esperienza nel 2010, da vice di Melis nella prima squadra, dopo che Cellino aveva esonerato Massimiliano Allegri). Due anni intensi che gli sono serviti per rinforzarsi e fare esperienza, per capire fin da subito le differenze che ci sono tra il giocare e l'allenare. Gianluca Festa, da qualche settimana è il nuovo allenatore del Lumezzane, prendendo in eredità il lavoro svolto da Davide Nicola, approdato al Livorno in serie B. Ragazzo molto umile, ma con quel tipico carattere che contraddistingue i sardi, in questa intervista esclusiva per TuttoLegaPro.com ci ha fatto conoscere le sue prime impressioni da allenatore di una squadra professionistica.
Mister, le sue prime sensazioni quali sono?
"E' un mondo completamente diverso. L'allenatore deve stare sul pezzo tutto il giorno, anche la notte se necessario, mentre quando giocavo era tutta un'altra cosa. Appena l'arbitro fischiava la fine, il mio lavoro era finito, mentre ora devi gestire un gruppo. Devo ringraziare prima di tutto una persona che mi è stata molto d'aiuto nella mia esperienza nella primavera del Cagliari. Parlo di Gianfranco Matteoli, direttore dell'area tecnica del settore giovanile. Ho imparato tantissimo da lui, è stato un valido maestro per la mia formazione".
Ha già in mente un modulo con cui vorrà giocare?
"Di solito punto sul 4-3-3. In base agli uomini potrei anche optare per un trequartista dietro le due punte. Certo, se dovessi accorgermi che in quel modo non riusciamo a rendere al meglio, io sono pronto anche al 4-4-2".
C'è un allenatore di riferimento?
"Sono stato fortunato nella mia carriera perchè ho avuto sempre dei grandi allenatori. Da Ranieri a Mazzone, tutti mi hanno insegnato tanto e da loro ho rubato un pizzico dell'esperienza, ora sta a me metterla a frutto".
Nel corso per allenatore di Coverciano c'era con lei anche Roberto Baggio.
"Grande uomo, lo conoscevo da avversario, mentre in questo periodo insieme ho avuto l'occasione di conoscerlo meglio. Persona umile, e non è semplice visto quello che ha dato al calcio italiano".
Tornando al Lumezzane, non crede che il fatto di giocare in un ambiente tranquillo possa essere un motivo per crescere meglio?
"Questa è un'esperienza importante, non solo per me, ma anche per i miei giocatori. Quando ho parlato con la dirigenza ho chiesto dei ragazzi che si sacrificassero per la causa, in modo tale da vedere in Lumezzane un trampolino di lancio importante per la loro carriera. Io ricordo che un tempo era davvero difficile fare il salto in B, figurarsi il doppio dalla C alla A. Mentre oggi, con queste nuove regole, se sai dimostrare il tuo valore, niente è precluso e puoi arrivare ad essere un protagonista nel massimo campionato. Riguardo alla mancanza di pressioni, meglio così, gliela metto io la pressione addosso a loro".
Conosce il campionato di Lega Pro?
"Si ma relativamente per averlo visto nei posticipi del lunedì e ogni tanto quando mi capitava. Imparerò a conoscerlo vivendolo da dentro. Sfrutteremo molto i giovani, infatti nella rosa avremo molti giovani '92 e '93, in modo tale da proseguire la politica societaria del club, basata sulla valorizzazione dei giovani".
Lei è stato un grande difensore, quindi questo significa che insegnerà ai suoi difensori i trucchi del mestiere?
"Non solo, ma insegnerò agli attaccanti come poter beffare i difensori. Scherzi a parte, ad ognuno di loro voglio insegnare soprattutto le basi fondamentali per evitare certi errori".
Obiettivi per la prossima stagione?
"La salvezza sarebbe già un ottimo risultato, però visto che il club ha sfiorato spesso i play off nelle ultime stagioni, non mi dispiacerebbe raggiungerli. Sarebbe un enorme soddisfazione, non solo per me, ma per il club in primis, perchè ha creduto in me".
Il suo sogno da allenatore?
"Allenare la squadra del mio cuore, il Cagliari, sarebbe il massimo per me. Per arrivarci ho bisogno di dimostrare il mio valore, ecco perchè non vedo l'ora di iniziare questa avventura. Sono carico al punto giusto".
Un'ultima domanda, riguarda la sua carriera da giocatore. L'attaccante più forte che ha marcato?
"Il più completo è stato sicuramente Van Basten. Un attaccante modello che ho sempre invidiato per le sue movenze sul campo, mentre Gullit era una vera forza della natura".
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