Siracusa come Hawkins: i ragazzi di Turati più eroici di quelli di Stranger Things
Si, anche in me Stranger Things ha lasciato un pesante vuoto emotivo. Non che il problema sia il bisogno di serie tv, di riempire la giornata, quanto la bellezza della storia, del profondo messaggio e dell'evoluzione dei personaggi che passano mille peripezie arrivando a un lieto fine che fa ben sperare e ti lascia lì in lacrime mentre rimbomba Heroes di David Bowie (non che a Purple Rain le cose siano andate meglio, ma questa è un'altra storia...). Okay, bene tutto, ma tutto ciò che affinata ha con la Serie C? I colossi di Netflix non sono certo interessati alle vicende della nostra terza serie... o almeno crediamo.
Il punto è più un altro, ossia quante similitudini possano esserci tra la storia dei ragazzi di Hawkins e quelli del Siracusa. In fondo, se ci si pensa bene, le cose non sono troppo diverse: anche qua si parla di un gruppo, certo più grande per dimensioni ed età media, ad affrontare qualcosa più grande di loro, armati di tanta forza di volontà e voglia di andare avanti nonostante tutto. Il tutto senza neanche poteri sovrannaturali, con nessuna Undi di turno che possa ribaltare tutto in un istante. D'altronde il Siracusa non ha certo campioni, vive più dell'esaltazione di un collettivo che, un po' come nel discorso nella panchina tra Hopper e Mike nell'ultima puntata dopo tutti quanti sappiamo succede, si è trovato a decidere se arrendersi all'evidenza, con una retrocessione che sembrava scontata, o lottare, tenendo botta e dando l'anima nonostante tutto.
Già, nonostante tutto. Perché non è facile andare avanti quando, al 5 gennaio, hai ricevuto soltanto gli stipendi (e non parliamo di chissà che cifre...) di settembre e si va avanti a promesse e rinvii. Una situazione struggente, un po' come i rintocchi del pendolo di Vecna: sai che arriveranno delle conseguenze, che saranno inevitabili e che, ovviamente, faranno malissimo. Si perché la penalizzazione sarà una mazzata enorme, che annullerà tantissimo del lavoro di mister Turati - che restando nel paragone col mondo creato dai fratelli Duffer è un misto tra l'ottimo sceriffo Hopper e Steve Harrington - che sta dando l'anima per compiere, o quantomeno provarci, una missione impossibile. L'unica speranza è nel presidente Alessandro Ricci, che magari non avrà uno stereo come Lucas e la cassetta con Running Up That Hill di Kate Bush ma che entro il 16 febbraio dovrà trovar modo di onorare le inandempienze del passato e quelle del bimestre dicembre-gennaio per evitare che sia Siracusa a finire bloccata nel Sottosopra. E no, in quel caso non ci sarebbe alcun finale alternativo, alcuna speranza, alcun Mike a scrivere qualcosa di diverso: rimarrebbe solo e soltanto la consapevolezza che il lieto fine esiste solo su Netflix.
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