Marcolini: "Se un allenatore ha paura delle pressioni a Bari, è meglio che cambi mestiere"
L'allenatore Michele Marcolini, intervenuto ai microfoni di 'A Tutta C' su TMW Radio, ha fatto il punto della situazione sulle panchine in Serie C e non solo.
Al 23 di giugno ci sono ancora tantissime panchine, anche di grandi squadre, da decidere.
"La situazione è un po' particolare quest'anno, soprattutto perché sono le squadre che in teoria dovrebbero essere più organizzate ad essere più indietro. Forse ci sono delle riorganizzazioni che portano a dei rinvii e delle perdite di tempo. Tutto dipende dalla forza della società, partire in ritardo non è mai una cosa buona ma è anche vero che, con tutte le difficoltà che ci sono in C adesso, se una società ha forza e solidità economica poi riesce a ripianare il gap temporale perché riesce a prendere i giocatori che vuole in tempi rapidi. L'importante è arrivare alla data del ritiro con una squadra quasi completa, riuscire a farlo già ora è una cosa bella ma di sicuro è fondamentale avere una rosa delineata per il precampionato".
Spezia e Bari non stanno vivendo un momento semplice, non sarà facile per l'allenatore che prenderà l'incarico in società di questo tipo
"Per quanto mi riguarda, Spezia è una piazza importante e ha sfiorato la Serie A con D'Angelo anche se poi ha vissuto una stagione maledetta. A Bari ho giocato ed è una piazza meravigliosa, chi non è convinto di andare lì perché teme la situazione ambientale è meglio che cambi lavoro, perché se il Bari ti chiama ci devi andare a piedi. Sicuramente ci sono problemi legati al rapporto tra società e città, ma a prescindere da questo, Bari rimane una piazza straordinaria, con un pubblico da Serie A che ha dimostrato di saper fare blocco unico con la squadra nei momenti difficili. Spero che la mancata decisione sull'allenatore non dipenda da questo".
Il Lumezzane ha salutato Troise dopo una stagione incredibile e ha scelto Sammarco, reduce dall'esperienza a Verona. Quanto sarà difficile per lui stravolgere il lavoro, passando dalla A alla C?
"Non credo che sia così difficile, Sammarco ha fatto un grandissimo percorso con la Primavera dell'Hellas e ha portato tanti ragazzi ad essere protagonisti in Serie C e in Serie D. Ha messo in mostra grande organizzazione e un calcio bellissimo, è stato il primo a mettere Cissè mezzala nel 3-5-2. Lui è abituato a lavorare con i giovani e sono sicuro che al Lumezzane troverà la società giusta, perché i bresciani stanno facendo molto bene da tanto tempo e sta lavorando bene con i giovani, come dimostra quanto fatto con Caccavo. Credo che possa essere un matrimonio felice".
C'è qualcosa che l'ha colpita del Mondiale che si sta giocando in America?
"Noi allenatori non guardiamo le partite da semplici tifosi ma cerchiamo di analizzare le dinamiche che si vengono a creare. In questo caso stiamo parlando del top mondiale e bisogna prenderlo con le pinze, però qualche spunto c'è sempre. Quello che mi sta piacendo di più di questo Mondiale è che, quando uno è forte, lo rimane anche quando l'età avanza. Mai come stavolta c'è una conferma delle star, a parte Cristiano Ronaldo che non ha segnato all'esordio. Mi piace sottolineare la leadership dei campioni che si presentano all'appuntamento in condizioni ottimali e trascinano la squadra, non è facile perché in un torneo del genere ci sono tante tensioni e tanti fattori che incidono".
L'organizzazione tattica del Giappone è tra gli aspetti più sorprendenti
"Il Giappone non è neanche più una sorpresa ma una bella conferma, tra l'altro ha anche giocatori molto validi in attacco. Anche in Qatar aveva messo in mostra un sistema di gioco molto interessante. Pareggiare con l'Olanda all'esordio è stata una bella dimostrazione di forza".
Ieri c'è stata una presa di posizione forte del presidente di Lega Pro Marani, durante le elezioni federali
"I problemi sono tanti, il più grosso credo che sia quello economico e anche la Serie C ne viene travolta. Con Marani e Zola si sta facendo un ottimo lavoro, portando avanti strategie più che buone. In Italia siamo rimasti più indietro, i grandi capitali che una volta ci portavano ad avere i giocatori migliori, ora sono da un'altra parte. I campionati più affascinanti sono quelli che hanno i giocatori più forti e la nostra Serie A non è più tra quelli. Bisogna cambiare qualcosa anche a livello organizzativo, perché il problema non è solo economico. Malagò ha sempre fatto molto bene e la sua elezione può portare qualcosa di buono, però c'è tanto da lavorare e non bisogna avere fretta. Ci vuole coraggio nel fare cambiamenti radicali, ma per farli ci vogliono anni di lavoro. I tifosi devono avere la pazienza e la fiducia nei confronti di chi entra".
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