Como, era la Pro Vercelli o la Serie A? E Banchini accusa gli altri

18.11.2019 14:40 di Alessio Lamanna   Vedi letture
Como, era la Pro Vercelli o la Serie A? E Banchini accusa gli altri

Il Como è in netta difficoltà: due punti nelle ultime cinque partite non sono un bottino di cui andar fieri, ma la preoccupazione più grande è per la partita di ieri. Teoricamente, contro la Pro Vercelli bisognava vincere a tutti i costi. In pratica, si è vista una squadra distratta, deconcentrata, poco cattiva e alla totale mercè di un avversario non imbattibile. Ne è venuto fuori un primo tempo difficile da commentare, terminato 0-3 con gli ospiti che hanno pure colpito un palo. Il gol segnato da Gabrielloni nella ripresa è stato solo illusorio: la partita non si è mai davvero riaperta. 

Una statistica, giusto per rendere l'idea di quanto il match di ieri sia stato sportivamente drammatico. Per trovare l'ultima volta che i lariani hanno terminato sotto di tre gol un primo tempo casalingo in un campionato professionistico bisogna tornare alla Serie A 2002/2003, Como-Chievo 2-4 con a segno anche il leggendario Luciano/Eriberto. Giusto per dire che, insomma, il Sinigaglia non è esattamente abituatissimo a débacle del genere. 

E infatti ieri la gente ha mormorato parecchio. Principale bersaglio quel mister Marco Banchini che in sala stampa ha fatto un mea culpa di circostanza, quasi indotto, ma poi ha accusato in sostanza i giocatori di aver peccato in concentrazione e determinazione. E sibilato riguardo a - presunte, molto presunte - pressioni dell'ambiente che starebbero condizionando qualche giocatore a tal punto da sbagliare l'approccio alla partita di ieri.

Stiamo parlando di un mister giovane, 39enne, con poca esperienza nel professionismo italiano. Un mister che ha portato a casa solo due vittorie nelle ultime tredici giornate di campionato. E che avrebbe - sì, lui - il compito di trasmettere ai suoi ragazzi proprio quelle qualità che stanno mancando: concentrazione, determinazione e resistenza alle pressioni esterne. Ciononostante, i cronisti locali finora hanno sentito tante giustificazioni e pochi "ho sbagliato" dalla sua bocca. 

Banchini non è l'unico responsabile. La sensazione è che la società abbia steccato due volte: prima a costruire una squadra da zona playoff (ma un po' "leggerina"...) sbandierando però l'obiettivo-salvezza, poi innalzando l'obiettivo quando si è avuta la sensazione che la rosa si adagiasse un po'. Ora naturalmente si torna a parlare di mantenere la categoria. Certo è che il capitolo-allenatore resta caldo, sebbene per ora la panchina non traballi (ma in caso di risultato negativo contro la Pianese...). Nella cavalcata dell'anno scorso in Serie D non ci sono stati veri momenti di crisi, e comunque Banchini era affiancato da un sanguigno come Ninni Corda. Ora che è solo, il tecnico lombardo può dimostrare di saper reagire alle difficoltà, ai mugugni, alle contestazioni: lui per primo, con umiltà, poi la squadra. Finora non ci è riuscito.