Corini: "Questa è la mia occasione. Brescia ha maturità per vincere. Pellegrini? Lo voglio tenere"

Corini: "Questa è la mia occasione. Brescia ha maturità per vincere. Pellegrini? Lo voglio tenere"TMW/TuttoC.com
Eugenio Corini
Oggi alle 10:00Girone A
di Valeria Debbia
Il mister ripercorre la sua storia col club, avverte su insidie girone e invita gruppo a prepararsi con attenzione, equilibrio e rispetto della categoria.

Eugenio Corini, tecnico dell'Union Brescia, è intervenuto in conferenza stampa all'antivigilia della sfida col Carpi che segnerà il debutto delle Rondinelle nel campionato 2026/27.

Mister, innanzitutto: sai che stagione è per te, tra carriera da calciatore e da allenatore? Io ho contato quaranta. E poi: quando si comincia una stagione, quanto è importante anche “un po’ di paura”, intesa in senso positivo?

«Sì, dovrebbe essere la numero quaranta, anche secondo me. Per quanto riguarda la paura, ho avuto la fortuna di lavorare con un grande allenatore come Francesco Guidolin, che spesso usava questo termine in accezione positiva. La paura ti serve per rimanere sempre allerta, per capire cosa devi fare nelle situazioni difficili. È un concetto legato all’attenzione che devi mettere nel prepararti bene, nel fare al meglio le cose su cui lavori, nel rispettare l’avversario. Capisco che la parola “paura” possa avere una declinazione non positiva, ma io la leggo come qualcosa che deve creare grande attenzione nel prepararsi al meglio e nel rispettare chi affrontiamo. È un po’ quello su cui sto lavorando dall’inizio della stagione, sia quando parlo con voi sia quando parlo con i miei giocatori: abbiamo la responsabilità di essere protagonisti in questa categoria, di vincere il campionato. Come ho detto nella conferenza di inizio stagione, non troveremo un’autostrada: troveremo avversari agguerriti, che non avendo la nostra pressione cercheranno di portare le situazioni a proprio vantaggio. Noi abbiamo consapevolezza del campionato che vogliamo fare, ma anche grande rispetto verso tutti gli avversari e verso il modo in cui dobbiamo prepararci per essere protagonisti, come tutti noi vogliamo».

In parte hai già risposto, ma cosa dici a chi sostiene che con questo girone “meglio di così non si poteva capitare”? Il solito gioco del “vuoi mettere il B e il C”?

«Rispondo che le partite vanno giocate e vanno vinte. Non ho mai visto nessuno vincere in carrozza senza che l’avversario abbia la possibilità di concorrere: tutti i campionati lo hanno dimostrato. A proposito di quello che dicevo prima, vi faccio una domanda: secondo voi il Vicenza ha oggettivamente dominato il campionato l’anno scorso? Sì. Su 38 partite, quante ne ha vinte? Il Vicenza ha vinto 27 partite, ne ha pareggiate 8 e ne ha perse 3. Ma la statistica su cui ho voluto lavorare con i miei giocatori è un’altra: per 17 volte ha vinto con un solo gol di scarto e per 5 volte con due gol di scarto. Sommandole, l’82% delle vittorie è arrivato con uno o due gol di scarto, di cui il 63% con un solo gol di scarto. Questo significa che sì, hanno dominato il campionato, ma che sono state tutte partite giocate fino alla fine, in cui per 17 volte hanno vinto con un solo gol di vantaggio. Spesso le vittorie con due gol di scarto arrivano quando l’avversario, sotto di un gol, si espone nel finale e tu riesci a chiudere la partita. Questo è il punto: è vero che abbiamo la possibilità di vincere tante partite e le qualità per essere protagonisti, ma nessuno ci regalerà niente. Anche il Vicenza, che ha dominato, ha dovuto sudarsi ogni gara. Questa è la mentalità e l’atteggiamento che dobbiamo avere».

Siete consapevoli che pochissime squadre verranno a giocarsi la partita a viso aperto? Parlando con Fausto Rossi, che ha vestito la maglia del Brescia e ha giocato in Serie C, diceva che la forza del Brescia potrebbe essere quella di sbloccare subito le partite, per metterle sui binari più congeniali rispetto a un avversario che si copre di più.

«Penso che una squadra che deve lottare per vincere il campionato debba saper vincere più partite e leggere più partite all’interno della stessa gara. Tendenzialmente sì, ci aspettiamo avversari più coperti, ma ho visto anche nel nostro girone squadre che giocano con coraggio e portano avanti idee. Il Carpi è una di queste: l’anno scorso, nella prima parte di campionato, è stato nelle zone alte della classifica, poi ha chiuso tredicesimo, ma è una squadra che ha idee, che pressa alto, che cerca di giocare a calcio. Vedo tante squadre che portano in campo questo tipo di calcio. Noi dovremo essere bravi a capire quando affronteremo un blocco basso e quando, invece, una squadra verrà ad aggredirci alta, come pensiamo possa fare il Carpi, sulla base di come ha giocato l’anno scorso, nelle amichevoli e nella partita di Coppa Italia, dove dal punto di vista caratteriale è riuscito a rimettere in carreggiata una gara che perdeva 2-0 in casa, vincendola 3-2. Da questo punto di vista dovremo essere capaci di leggere più partite, interpretarle e capire che tipo di tattica adotterà l’avversario. Noi dobbiamo essere bravi a leggere più situazioni e portarle al nostro vantaggio».

Torno sui tuoi “40 anni” di esperienza. Rispetto alle altre antivigilia di campionato, c’è qualcosa di diverso? Ti senti emozioni diverse?

«Brescia ha rappresentato nella mia vita un capitolo molto importante. Da giocatore è stato l’inizio della mia carriera, con la cessione alla Juventus. Sono tornato da calciatore in un momento difficilissimo, di cui mi sono assunto la totale responsabilità: ho capito cosa significa retrocedere dalla Serie A e farlo male, purtroppo, come è successo in quel campionato. Ho avuto poi l’occasione di allenare il Brescia in Serie B e siamo riusciti a portarlo in Serie A. Ho vissuto qualcosa di molto intenso e profondo. Quando pensavo che la mia storia fosse finita, è nata questa nuova occasione, che per me è qualcosa di grande e che rispetto molto. Sento una grande responsabilità e sento di avere la maturità giusta per affrontare questa esperienza. Lo farò con grande volontà di arrivare “ad Ama”, cioè a vincere il campionato. Se succederà, avrò tante altre cose da dirvi, ma per me questa è un’occasione straordinaria. L’anno scorso, fra virgolette, ci siamo allenati e mi sono allenato in una categoria nuova per me, arrivando a un passo da qualcosa di straordinario. Quest’anno lo straordinario diventa ciò che dobbiamo fare: è un passaggio successivo nella mentalità che dobbiamo costruire, che significa avere consapevolezza di chi sei e saper gestire le tante situazioni che si presenteranno durante il campionato. Ci saranno momenti esaltanti, momenti difficili, momenti in cui non si capisce bene cosa stai facendo. Noi dobbiamo essere solidi e avere mentalità. Io penso di avere la maturità e le capacità per gestire questo tipo di situazione e portare il Brescia dove tutti noi vogliamo».

Ci fai il punto sull’infermeria, che sembra in condizioni migliori del solito? E c’è un ballottaggio in porta?

«Ho parlato con tutti e tre i portieri all’inizio della settimana, compreso Stefano (Gori), che sta vivendo un periodo di inattività ed è in grande sofferenza per questo, perché è un ragazzo molto professionale e molto attaccato al proprio lavoro. Aspettiamo che il suo percorso si possa ristabilire presto. Ho detto sia a Gioele Zacchi sia a Luca Liverani che mi sarei preso tutti questi giorni per fare una scelta definitiva, che comunicherò a loro tra domani e venerdì. Questo certifica il valore di Liverani, su cui abbiamo già investito l’anno scorso, confermandolo ancora prima che finisse la stagione, e di Zacchi, che riteniamo adeguato per creare quella competizione interna che chiedo a tutti i giocatori. Ai ragazzi oggi ho parlato proprio di competizione interna, che sarà fondamentale. Ho citato una serie su Netflix su Mourinho e il suo primo Chelsea, una squadra forte, piena di giovani talenti come Lampard, Terry, Drogba, che però non avevano ancora vinto. Quell’anno vinsero la Premier League. John Terry racconta che allenarsi tutte le settimane contro Drogba gli teneva il livello molto alto, tanto che quando affrontava altri avversari gli sembravano meno difficili rispetto a quanto aveva vissuto in allenamento. Questo è l’esempio che ho fatto ai miei giocatori: competizione interna significa tenere alto il livello, spingersi oltre il limite, migliorare se stessi e il compagno. Penso che abbiamo una rosa, in questa categoria, per essere protagonisti. Sentiamo la responsabilità, ma prepararsi al meglio è un dovere verso se stessi, verso i compagni e verso la società, che ci ha dato la possibilità di essere protagonisti a Brescia e di riportare la squadra in Serie B. Sugli infortunati: la situazione si è normalizzata, a parte Stefano. Molfetta, che sapete essere fuori da un anno, ha cominciato a lavorare a step con noi e vedremo nelle prossime settimane, forse già dalla prossima, se potrà aumentare il suo lavoro».

Quindi hai un “buco” a sinistra: hai più di una soluzione?

«Sì, abbiamo lavorato su più soluzioni, anche una particolare che mi intriga molto. Valuteremo negli ultimi due allenamenti quale sarà quella che, considerando il lavoro fatto l’anno scorso e in ritiro, ci rende più solidi. È una partita d’esordio, c’è anche un giocatore che rientra e non ha fatto un ritiro completo, quindi devo valutare la sua condizione rispetto all’equilibrio della squadra. Sono nelle condizioni di fare tante valutazioni su come iniziare la partita e avere poi la possibilità di cambiarla a seconda di come si svilupperà».

Sui portieri: quando comunicherai la scelta, sarà “definitiva”, almeno fino al rientro di Gori? E che tipo di pubblico ti aspetti venerdì, anche alla luce del meteo?

«Il concetto è definire una gerarchia minima, che è fondamentale, ma il calcio mi ha insegnato che anche per i portieri le cose sono cambiate rispetto al passato. È un’idea che esprimerò a loro: si parte, si inizia, e poi valuteremo partita per partita. La competizione interna si definisce anche attraverso una scelta che può essere confermata o cambiata: sarà il campo, e ciò che vedrò, a stabilire se la gerarchia sarà fissa o variabile. Sul meteo, purtroppo sembra di tornare a quella famosa serata di Ascoli. Spero solo che la pioggia non sia così forte da condizionare la partita o addirittura sospenderla. So che abbiamo più di 5.000 abbonati: tanta gente ha risposto presente a ciò che ci siamo detti. Lavoriamo con la volontà di vedere lo stadio come nelle partite dei playoff. Sappiamo che dovremo fare tanto per riportare tutti i tifosi a riempire lo stadio. Mi aspetto che, con le vacanze che stanno finendo, chi ha voglia di vedere il Brescia venga allo stadio: cercheremo di regalare una bella serata, una bella vittoria, facendo una grande prestazione. Speriamo che siano tantissimi a seguirci».

In tanti parlano del Brescia come favorita. Voi stessi avete dichiarato un obiettivo molto chiaro. Come si gestisce, con la squadra, questo tipo di pressione?

«È un lavoro continuo, quotidiano. Lo facciamo in campo, lo facciamo con i video, nel riconoscere situazioni, nel lavorare sull’aspetto mentale, nel creare condizioni di stress a cui dobbiamo reagire con equilibrio. È un lavoro fatto in campo, a video, con colloqui individuali. È fondamentale creare una connessione con i giocatori: responsabilizzarli dove è giusto, accompagnarli dove è giusto, stimolarli dove è giusto. È un lavoro continuo, sia sul singolo sia sul gruppo. Qui nessuno ignora il valore che abbiamo, né la grande possibilità che abbiamo. Ma sappiamo anche il grande rispetto che dobbiamo avere verso la categoria e verso le squadre avversarie. Questo si allena quotidianamente, stimolando le cose di cui vi ho parlato».

Ti chiedo di Sørensen: è un po’ che non gioca una partita ufficiale. Tra le ipotesi a sinistra c’è l’avanzamento di Rizzo e l’inserimento di lui in difesa.

«È vero: ha fatto un grande campionato l’anno scorso, poi l’infortunio con recidiva nella parte finale non gli ha permesso di essere protagonista nei playoff. È un ragazzo super professionale, molto capace, che si può adattare. Io lo vedo come centrale nei tre: penso sia il ruolo in cui può esprimere meglio le sue caratteristiche, ma la sua utilità come terzo di difesa è un aspetto che tengo in grande considerazione. Ha fatto un ritiro molto importante, non ha mai saltato un allenamento. L’ho visto bene anche nell’amichevole con il Milan Futuro, dove ha giocato come terzo di destra. È pienamente recuperato. Per me è un titolare: può partire, può non partire, ma lo considero titolare per la mentalità che porta in ogni allenamento e perché quando entra in campo dà sempre il meglio di sé».

Un giocatore che aveva impressionato molto a inizio dell’anno scorso è Guglielmotti, poi non l’abbiamo più visto. Come sta?

«L’anno scorso ho insistito tanto perché tornasse con noi: è stato in panchina nelle partite con la Salernitana. Con l’Ascoli sarebbe stato parzialmente disponibile, ma sarebbe stato un rischio rispetto al percorso che ha fatto dopo l’infortunio al crociato del ginocchio. Ha fatto un ottimo ritiro. Come sempre, quando rientri da un infortunio così grave, qualche scompenso muscolare è dietro l’angolo, ma lo stiamo gestendo bene. Stiamo cercando di accompagnarlo verso una ripresa definitiva. Sicuramente sarà tra i convocati per questa partita».

Vado su Pellegrini e sul mercato. Sappiamo che ti piace, ha fatto un bel precampionato, ma c’è il tema delle liste e in attacco, tra lui, Vido e Spagnoli, è quello che ha più mercato. Com’è la sua situazione?

«È un giocatore che mi piace molto perché è utile: nei tre ruoli d’attacco può lavorare in tutti e tre. È molto tecnico, sa venire incontro alla palla e gestirla bene, ha un ottimo attacco alla profondità. È un giocatore che mi piace e che voglio tenere. Il mercato, però, è fatto anche di aspetti personali: contratti, aspettative. Io li rispetto, come loro devono rispettare me rispetto all’obiettivo che la società mi ha dato. In questo ritiro tutti hanno lavorato, qualcuno ha avuto l’opportunità di andare via. Sappiamo che in attacco siamo tanti e io più di tre offensivi non posso farne giocare. Ognuno deve fare le giuste valutazioni, come le farà la società, e io difenderò il patrimonio tecnico quando mi verrà chiesto un parere. L’obiettivo che abbiamo è troppo grande, va oltre gli interessi personali. L’obiettivo di squadra è ancora più grande. La società è pienamente vicina nel preservare il miglior patrimonio tecnico possibile, nel rispetto delle esigenze di tutti, ma prima di tutto viene il Brescia».

Ti serve ancora qualcosa a centrocampo o sei a posto così?

«Siamo molto attenti a ciò che succede. Se dovesse nascere l’opportunità di migliorare la squadra, sono sicuro che la società farà ancora qualcosa. Per me siamo già a un ottimo punto, ma se ci sarà la possibilità di migliorare, lo faremo sicuramente».