Forlì, Campedelli: "Tocco di mano di Diop c'era. Episodi dubbi non girano"
Quarto 1-1 nelle ultime cinque uscite per il Forlì che si lascia alle spalle il ko sul campo del Vado con un botta e risposta contro il Livorno: all'iniziale vantaggio amaranto firmato Malotti ha infatti controbattuto Petrelli a sette minuti dal termine. E in sala stampa è arrivata l'analisi di mister Nicola Campedelli.
Mister, è stata una partita dai due volti: primo tempo con il Livorno maggiormente in controllo e ripresa a favore del Forlì. Qual è la sua analisi complessiva?
«Sicuramente è stata una partita dai due volti, ma non credo si possano paragonare il loro primo tempo e il nostro secondo tempo. Nella ripresa, dati alla mano, abbiamo giocato con intensità, ritmo e creato occasioni importanti, tenendoli per lunghi tratti nella loro metà campo. Nel primo tempo il Livorno è stato bravo, perché ha giocatori di qualità ed è una squadra ben organizzata. Inoltre ha trovato un grandissimo gol, perché quello è un autentico eurogol. Però la differenza che ho visto nel loro primo tempo non è stata paragonabile a quella che abbiamo mostrato noi nel secondo. Per questo sono contento della reazione della squadra. Nel primo tempo potevamo fare meglio e ci lavoreremo, ma nella ripresa si è visto davvero tanto. Siamo riusciti a riprendere la partita e, secondo me, meritavamo anche qualcosa in più del pareggio».
Il passaggio alla difesa a quattro ha contribuito a mettere maggiormente in difficoltà il Livorno?
«In realtà eravamo già passati a quel sistema intorno al trentesimo minuto del primo tempo. In quella fase, però, c'era un po' di scoramento e non siamo riusciti a sfruttarne pienamente i vantaggi. Nel secondo tempo, invece, siamo ripartiti subito bene. Abbiamo giocato con fiducia e convinzione, qualità che fanno parte del nostro modo di essere. Siamo riusciti a interpretare la gara nel modo giusto. Poi è arrivato il gol del pareggio, ma avevamo già costruito altre situazioni pericolose. Nel complesso credo che la squadra abbia disputato una buona partita. Successivamente analizzeremo ciò che si poteva fare meglio, come facciamo sempre».
Quanto è stato determinante il cambio di sistema, anche dal punto di vista offensivo?
«Ripeto, credo sia stato più determinante nella fase di non possesso. Quando difendevamo, Farinelli si apriva e la struttura assomigliava quasi a un 4-3-2-1, mentre Macrì restava maggiormente centrale. Ormai dopo nove giornate credo si conoscano bene le caratteristiche dei nostri giocatori. Macrì mantiene sempre la stessa posizione di riferimento, ma cambia il modo di interpretarla. Lo stesso vale per gli attaccanti: sono giocatori intelligenti, capaci di occupare più zone del campo e non legati a una sola posizione. Più che il sistema, secondo me è cambiata la convinzione. Nel secondo tempo si è visto un Forlì che ha fatto la partita, che è andato a prendersi il pareggio e che avrebbe potuto anche conquistare la vittoria».
L'ingresso di Gabellini è risultato decisivo, anche per l'assist del gol di Petrelli. Che cosa cercava dai subentrati? E cosa è cambiato mentalmente tra il primo e il secondo tempo?
«Partendo dall'aspetto mentale, nel secondo tempo siamo stati sicuramente più convinti. Questa convinzione ha migliorato non soltanto la fase di non possesso, ma anche quella di possesso. Abbiamo sbagliato meno passaggi, siamo stati qualitativamente migliori e abbiamo trovato giocate più incisive. Per quanto riguarda Gabellini, il suo ingresso ci garantiva una maggiore occupazione dell'area di rigore. In fase difensiva partiva da una posizione più arretrata, ma poi andava ad attaccare l'area e questo ci permetteva, insieme a Petrelli e Coveri, di occupare meglio gli spazi tra le linee e di essere più pericolosi. Anche in occasione del gol avevamo molti uomini dentro l'area. Avevamo già creato altre occasioni attaccandola con tanti giocatori. Possiamo ancora crescere e migliorare, perché la occupiamo ancora troppo poco rispetto alle nostre potenzialità, però l'impatto dei cambi e la diversa disposizione ci hanno dato ottimi risultati».
Nel finale c'è stato il presunto tocco di mano di Diop. Dalla panchina che impressione ha avuto?
«La mia sensazione è che il tocco di mano ci sia stato. Probabilmente l'arbitro ha valutato che non ci fosse un aumento del volume del corpo e che il giocatore fosse molto vicino all'azione, per questo ha preso quella decisione. In questo momento, diciamo che gli episodi dubbi non stanno girando dalla nostra parte. A Vado, nel dubbio, è stato convalidato un gol dopo un episodio analogo; oggi (ieri, ndr), invece, nel dubbio non siamo stati premiati. Parliamo di due episodi che hanno avuto un peso importante sull'andamento delle partite e, in questo periodo, sotto questo aspetto non siamo particolarmente fortunati. Detto questo, gli episodi non si possono allenare. Si può allenare la reazione della squadra e oggi i ragazzi l'hanno avuta. Dobbiamo continuare a migliorare sia individualmente sia come collettivo, anche perché abbiamo affrontato un avversario di grande valore e sappiamo che per ottenere risultati dobbiamo sempre esprimerci al cento per cento».
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