Paolo Cotroneo ❤ Claudia Minà
Paolo Cotroneo, difensore centrale classe 1984, attualmente in forza al Foligno. Una carriera che lo ha portato a girare tutta l’Italia, ma una gioventù passata nella sua Palermo, che oltre a iniziarlo al mondo del calcio gli ha regalato, sin dall’infanzia, la fidanzatina storica che poi è diventata la moglie. E ai lettori di TuttoLegaPro.com proprio la moglie di Paolo, Claudia Minà, racconta la loro storia d’amore.
Claudia, com’è nata la storia d’amore tra e Paolo?
“Io e Paolo ci conosciamo praticamente da sempre, vivevamo nello stesso condominio, siamo cresciuti insieme e già da piccoli eravamo “i fidanzatini”. Poi crescendo ci siamo un po’ allontanati, anche se lui ha sempre avuto premure verso di me, ma verso i 18 anni si è riaccesa la fiamma…e devo dire che tutti se lo aspettavano, non è stata una sorpresa per nessuno!”.
È stato lui a chiederti di sposarlo?
“Su questo stendiamo un velo pietoso, è l’unica nota molto dolente che rimprovero a mio marito…io vedo sempre film romantici e mi aspettavo una richiesta simile a quelle che si vedono in tv (ride, ndr). A parte gli scherzi, sposarci e avere figli era nelle nostre intenzioni, ma più che una richiesta è stata una scelta presa quando Paolo andò a giocare nelle Marche e sentivamo troppo la mancanza l’uno dell’altra: e così il 4 luglio 2005 ci siamo sposati. Poi subito dopo è nato Antonio, che ha 6 anni, e tre anni fa invece è nato Mattia. Ma ci piacciono le famiglie numerose, prima o poi riusciremo ad avere anche una femminuccia... (ride, ndr)".
E che tipo di padre è Paolo?
“Il suo primato è proprio quello da papà! Io posso solo elogiarlo, è davvero un ottimo padre…dovrei farti parlare con mio figlio, sentiresti che dice! Adora il padre, che è molto legato a tutti e due, il tempo libero che ha lo passa con loro; e mi è stato di grande aiuto, sia pratico che morale. Se dovessi dargli un voto sarebbe sicuramente 10 e lode!”.
Puoi invece dirci un pregio e un difetto di tuo marito come uomo?
“Sicuramente il più grande pregio di mio marito è la generosità, unita all’altruismo, chi lo conosce si lega subito a lui, e mi fa immenso piacere sapere che anche i tifosi delle squadre dove ha giocato hanno un ottimo ricordo di lui, però è estremamente pignolo, vuole sempre tutto sotto controllo, e a volte è pure un po’ permaloso. E pure mio figlio è così…è la riproduzione in miniatura del padre (ride, ndr)".
Quale è il regalo più bello che ti ha fatto?
“Bella domanda…i figli è troppo scontata come risposta, e per di più sono un dono immenso che ci siamo fatti insieme, mentre con i regali materiali sono stata fortunata perché Paolo è sempre stato molto attento: sceglie i regali con cura e ama la sorpresa. Comunque io non sono molto legata alle cose materiali. Quello che sto per dirti non è un vero e proprio regalo, ma io l’ho interpretato come se lo fosse, ed è stato rivederlo in campo, l’11 gennaio 2004, dopo un brutto infortunio subìto l’anno prima che sembrava pregiudicare definitivamente la sua carriera; poi io ho sempre seguito il calcio, e mi fa piacere vedere che lui realizza una sua passione”.
Quindi il calcio ti piace, giusto?
“Sì, mi piace molto, già da piccola lo seguivo perché mio papà, anche se non a livelli professionistici, giocava e mi è sempre piaciuto il contesto dello stadio. Amo lo sport in generale, però il calcio lo vedo come espressione suprema, di massima aggregazione, non riesco a vederci il marcio che c’è date anche le ultime vicende di cronaca (il “calcio scommesse”, ndr), quello per me è il margine”.
E’ ormai approvato che le donne capiscono di calcio giocato: non ti chiedo nemmeno la regola del fuorigioco...
“Sì, la regola la so, però visto che hai detto che non me la chiedi…passiamo avanti! (ridiamo, ndr)".
È stato difficoltoso seguire tuo marito negli spostamenti dovuti alla sua professione, che lo hanno portato un po’ in giro per l’Italia?
“Più che difficile, è stato faticoso, soprattutto con i bimbi che cresono e che mi fanno venire i “problemi da mamma”; poi Antonio si lega molto alle persone e agli ambienti, quindi a volte mi pesa spostarmi perché lui soffre i cambiamenti, ma è giusto che la famiglia rimanga unita, viva la quotidianità. Però per il resto il viaggiare molto ci ha dato l’opportunità di vedere posti nuovi, stringere amicizie che durano tuttora…sai che forse farei più fatica a star ferma?”.
Quale è stato il momento calcisticamente più bello per Paolo? E ricordi un momento, ancora calcistico si intende, che ha influenzato la vostra vita di coppia?
“Sicuramente per mio marito il periodo più bello è stato quello trascorso a Padova, anche se devo riconoscere che è sempre stato bene ovunque, è un tipo che si integra facilmente e molto bene in ogni situazione. Però a Padova è rimasto tuttora molto legato anche al presidente Marcello Cestaro, che gli dette da subito fiducia, per il calcio è proprio un uomo di altri tempi, ce ne vorrebbero tanti di Cestaro... Comunque anche qua a Foligno sta benissimo, tanto che vorrebbe rimanere più a lungo possibile in Umbria per costruire un bel percorso, dato che c’è un buon gruppo e la società è seria; anch’io spero nel meglio. Però il calcio non ha mai influenzato la vita di coppia, qualsiasi scelta fatta l’abbiamo fatta insieme, bella o brutta che sia stata era comunque di tutti e due”.
Nonostante Paolo sia un difensore, ha segnato qualche goal: te ne ha mai dedicato uno?
“S', me li ha sempre dedicati, ma segna poco. La dedica che ricordo con più piacere fu a Padova, quando mancava poco alla nascita del primo figlio e Paolo segnò un goal, bellissimo e inatteso; la dedica fu molto plateale, baciò la fede sotto la tribuna dopo avermi indicata”.
C’è una cosa in particolare che vuoi dirgli tramite questa intervista?
“Io sono una persona molto timida e non ho grandi slanci affettivi, e Paolo è un po’ come me, ma tutti e due sappiamo di essere la forza l’uno dell’altra e di non poter vivere senza. Io sono felice quando lui lo è, e se tornassi indietro rifarei tutto quello che ho fatto fino a ora, non mi è mai pesato nulla”.
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