Coppa Italia della discordia. Io la chiamo una “cagata pazzesca”. Serie C 21/22, tutte ipotesi per la composizione dei gironi in attesa del nuovo via a C1 e C2. Lega Pro nello spazio. Sky vuole anche la terza serie nel proprio abbonamento!

07.05.2021 00:00 di Luca Bargellini Twitter:    Vedi letture
Coppa Italia della discordia. Io la chiamo una “cagata pazzesca”. Serie C 21/22, tutte ipotesi per la composizione dei gironi in attesa del nuovo via a C1 e C2. Lega Pro nello spazio. Sky vuole anche la terza serie nel proprio abbonamento!

L’immenso Fantozzi 'ragionier' Ugo lo pensava nel lontano 1976 della “La corazzata Kotiomkin”. Il meno immenso, ma seppur assolutamente apprezzabile, Ivan Cardia lo ha scritto su TMW in merito alla nuova Coppa Italia al via la prossima stagione. Cosa? Che si trattino entrambe di una cagata pazzesca. E come non dar ragione ad un mito, il ragioniere, e ad un amico, il direttore?

Anche perché, dovendo rimanere entro i limiti della decenza, mi viene davvero poco altro in mente da scrivere. A pochi giorni dalla levate di scudi contro la SuperLega da parte di tutti i club di A rimasti fuori dalla nuova competizione, le menti eccelse site a Milano in Via Rosellini non riescono a partorire altro che un nuovo format per la seconda competizione nazionale che, di fatto, toglie nuovamente le piccole piazze dal palcoscenico.
A rende tutto più ridicolo, poi, ci ha pensato la motivazione che è trapelata come fondamenta per tale decisione. “In questo modo - affermano le menti eccelse -avremo meno incontri ma più appetibili in chiave diritti tv”.
Geniale! Illuminante! Peccato che oramai da anni e anni praticamente tutte le società di Serie A usano la Coppa Italia come palestra per i giovani e “ora d’aria” per seconde e terze linee. Quindi quale appeal potrebbe mai ipoteticamente avere uno Juventus-Brescia giocato i primi di settembre se fra i bianconeri non si vedessero in campo i vari Dybala, Ronaldo, De Ligt e soci? Non sarebbe stato meglio, invece, dare ancor più spazio alle compagini della Serie C? Magari, facendole giocare, almeno nei primi turni della competizione, fra le mura amiche con l’intento di attirare sugli spalti un alto numero di spettatori e far crescere gli incassi del botteghino? Senza dubbio un ipotetico Triestina-Milan al ‘Rocco’, con una cornice di pubblico di altissimo profilo sarebbe stata una cartolina assolutamente spendibile anche per le emittenti.
Detto questo, la realtà, almeno per il momento, è quella che è, con la Lega Pro che è comunque pronta a dar battaglia. Nel direttivo in programma lunedì si discuterà, infatti, sulla linea da tenere e le eventuali iniziative da intraprendere per tentare di arginare la suddetta “cagata”.

IL “GIROTONDO” DEI GIRONI - Cambiando parzialmente ambientazione, ma rimanendo sempre in prospettiva 2021/2022, la Serie C sta studiando anch’essa un piccolo lifting. Nel 2022, se i piani del presidente federale Gabriele Gravina dovessero andare in porto, torneremmo a rivedere la storica distinzione fra C1 e C2, ma nell’attesa nelle stanze di Via Jacopo da Diacceto si sta lavorando ad un rinnovamento nella composizione dei gironi. A tal proposito è stata istituita tempo fa una commissione apposita che proprio nei prossimi giorni presenterà i risultati delle sue analisi in merito a quale sia il format più competitivo, appetibile e, al tempo stesso, economicamente sostenibile per la terza serie. Al vaglio ci sono tre ipotesi: quella che manterrebbe l’attuale suddivisione tra nord, centro e sud, quella che vedrebbe una suddivisione dello stivale in verticale (gironi tirrenico, appenninico e adriatico) e una basata sul sorteggio integrale dei raggruppamenti.
Anche qui, però, la domanda sorge spontanea. Perché cambiare adesso quando potrebbe bastare attendere altri dodici mesi per un rinnovamento ben più ampio? Il motivo è abbastanza semplice da intuire: la suddivisione delle attuali 60 squadre di Lega Pro fra C1 e C2 dovrà tenere conto, inderogabilmente, dei risultati della stagione sportiva precedente e con gironi poco equilibrati in termini di grandi piazze (in questo senso il dislivello fra il raggruppamento A e quello C nella stagione in corso ne è l’esempio migliore) ecco che potremmo vedere alcune realtà di alto spessore rischiare di rimanere clamorosamente fuori dalla C d’élite.

LA SERIE C SU SKY? - Chiudiamo il giro d’orizzonte in prospettiva nuovo anno parlando di quella che, ad oggi, è una possibilità concreta: lo sbarco in pianta stabile della Lega Pro su Sky. L’esperimento delle gare via satellite in ‘Pay per View”, nato lo scorso autunno a seguito dell’attacco hacker subito da Eleven Sports, ha dato ottimi risultati per ambo le parti e adesso si sta studiando come portare avanti questa partnership. Sul fronte Lega Pro legarsi ad un marchio come quello dell’emittente satellitare sarebbe, senza alcun dubbio, un salto in avanti mostruoso in termini di visibilità e qualità della copertura, mentre per il broadcast la strategia imprenditoriale è molto chiara: dopo aver perso i diritti tv della Serie A per il triennio 2021/2024 a favore di DAZN, si è scelto di puntare su tutti gli appassionati di calcio legati agli altri campionati. Già ufficializzata da tempo la Premier League e da un paio di settimane la Serie B, sempre per il medesimo periodo di tempo, a Rogoredo, sede di Sky Italia, negli ultimi giorni si sono portati a casa la conferma della Bundesliga e la novità della Ligue 1, precedentemente in quota DAZN. Cosa manca? La Liga spagnola e, appunto, la Lega Pro (da non escludere in coabitazione con la stessa Eleven Sports). Probabilmente neanche più con l’obbligo di acquistare le singole gare, ma come elemento interno al pacchetto calcio.

E chissà che sul satellite non approdi anche la “cagata pazzesca”… Pardon, la Coppa Italia.