Cosa resterà del 2020? Niente sarà più come prima. Dal Parlamento alla Lega Pro: il vaccino obbligatorio divide

29.12.2020 00:00 di Marco Pieracci   Vedi letture
Cosa resterà del 2020? Niente sarà più come prima. Dal Parlamento alla Lega Pro: il vaccino obbligatorio divide

L'annus horribilis 2020 che ci apprestiamo a salutare con un Capodanno in tono minore ci consegna una triste ed ineluttabile certezza: ci sarà sempre una vita prima e dopo il Covid. Basta questa semplice riflessione per capire la straordinarietà del momento storico che stiamo attraversando. Ed il calcio non fa eccezione. Dalle aule del Parlamento il dibattito sulla vaccinazione obbligatoria è arrivato fino al magico mondo della Lega Pro, dopo la proposta avanzata dal presidente Ghirelli, su assist gentilmente offerto dal patron dell’Olbia Marino. E mentre sui media si saluta con grande enfasi il V-day gli interrogativi sul tavolo rimangono. É giusto considerare quella del calciatore come una categoria a rischio, equiparandola di fatto a dipendenti pubblici e operatori sanitari?

Il criterio della obbligatorietà è un terreno scivoloso che coinvolge diritti costituzionalmente garantiti e per questo sul tema in questione occorre muoversi con estrema cautela. Logico e comprensibile che le società di C e non solo spingano verso una soluzione del genere che indubbiamente semplificherebbe e non poco le cose, alleggerendo notevolmente gli ingenti costi da sostenere per un protocollo decisamente rigido e complicato da rispettare. I benefici in termini economici sarebbero innegabili, a maggior ragione di fronte alle ristrettezze tra cui ci si deve barcamenare senza ricavi dal botteghino ed in attesa di quei famosi aiuti statali annunciati ma non ancora concretizzatisi. Nello stesso tempo però e bene non perdere mai di vista la salute come vera priorità.

Cosa che, duole dirlo, non sempre è accaduta, in questi mesi abbiamo giustamente elogiato la terza serie per aver fornito la risposta migliore di fronte alla peggiore emergenza sanitaria del secolo, mostrando risolutezza e capacità decisionale sconosciute nelle leghe superiori, dove si è brancolato a lungo nel buio prima di agire però la gestione del caso Casertana-Viterbese, sul quale peraltro sono stati già spesi fiumi di inchiostro, assomiglia tanto a qualcosa di oggettivamente indifendibile. Le regole vanno rispettate e su questo siamo tutti concordi, ma esiste anche una legge non scritta che si chiama buonsenso. Senza puntare l’indice su nessuno, sembra che qualcuno se ne sia dimenticato.