Il fatto della settimana – Triestina e Rimini, quando il calcio diventa resistenza e sopravvivenza

Il fatto della settimana – Triestina e Rimini, quando il calcio diventa resistenza e sopravvivenzaTMW/TuttoC.com
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Oggi alle 00:00Il Punto
di Valeria Debbia

La Serie C è partita con il botto, o meglio, con un fischio d’inizio che nasconde crepe profonde. La settimana che va terminando non ha regalato scandali da prima pagina, ma ha continuato a mettere in luce un dramma silenzioso: la crisi societaria di Triestina e Rimini, due club che arrancano tra debiti, proteste e un futuro appeso a un filo. È questo il "fatto della settimana", non per un episodio isolato, ma per il peso di una situazione che rischia di segnare l’intero campionato.

Triestina: un’iniezione di dollari per evitare il baratro
A Trieste, la partita contro il Lecco di sabato 30 agosto (finita 1-1) si è giocata quasi per miracolo. Fino a venerdì, mancavano i fondi per pagare vigili del fuoco, steward e ambulanze, indispensabili per aprire lo stadio Rocco. Poi, come un deus ex machina, sono arrivati oltre tre milioni di euro dagli Stati Uniti, una boccata d’ossigeno che ha segnato un cambio al vertice della proprietà LBK. Ben Rosenzweig, che a giugno aveva salvato l’iscrizione al campionato, dovrebbe dimettersi dopo la partita, lasciando spazio a un gruppo guidato da Adam Rothstein, esperto di investimenti tecnologici. Un nuovo presidente sarà eletto a breve, ma il futuro resta incerto. I tifosi, esasperati, hanno protestato fuori dalla Curva Furlan: solo 300 spettatori in tribuna, un’ottantina a manifestare, e una presenza spettrale di appena 30 persone in curva. “Capisco la loro protesta, ma abbiamo bisogno di loro”, ha detto Christian D’Urso post-partita, mentre l’allenatore Giuseppe Marino ha elogiato la “solidità del gruppo” nonostante il caos. I soldi americani sbloccheranno il mercato entro il gong del 30 agosto alle 20, ma basteranno per rientrare dagli indici di liquidità e pagare il canone dello stadio entro settembre? La Triestina è una nave che galleggia, ma le onde sono alte.

Rimini: un punto eroico, ma una società allo sbando
A Rimini, la situazione è ancora più surreale. Il pareggio 0-0 nel derby con la Vis Pesaro è un piccolo miracolo sportivo, conquistato con una rosa risicata di 17 giocatori, di cui solo 12 realmente disponibili. L’allenatore Piero Braglia, tesserato ma assente in panchina per la terza partita consecutiva, guida la squadra dalla tribuna, mentre il vice Stefano Dicuonzo, non registrabile per la fideiussione mancante, allena informalmente al posto di
Filippo D’Alesio, richiamato dalla Primavera. Sembra un film di Totò: la distinta dice una cosa, la realtà un’altra. I tifosi della Vis, in un raro gesto di solidarietà, hanno sostenuto i rivali riminesi, consapevoli della “disperazione” di piazzale del Popolo. “Ci serve più qualità e più dalla proprietà”, ha detto proprio Dicuonzo post-partita, lamentando un’espulsione evitabile e la stanchezza di un gruppo allo stremo. Intanto, Vasco Regini, collaboratore tecnico arrivato il 6 agosto, ha già lasciato per guidare la Nazionale Under 19 di Malta. Un altro segnale di una società che si sgretola.Un allarme per la Serie C

Triestina e Rimini sintomi di un male più grande.
La Serie C, con le sue 60 squadre, è un carrozzone che suo malgrado scricchiola sotto il peso di gestioni fragili e controlli blandi. La protesta dei tifosi triestini e la solidarietà di quelli pesaresi gridano una verità: il calcio di terza serie è passione, ma anche precarietà. Il Football Video Support, di cui abbiamo parlato approfonditamente lunedì, sembra un’innovazione futuristica rispetto a queste crisi da anni ’90. Eppure, senza riforme strutturali – meno squadre, regole più severe – club come Triestina e Rimini rischiano di essere solo i primi a crollare. La settimana si chiude con un punto per entrambi, ma il vero risultato è un allarme rosso: la Serie C deve scegliere se essere il laboratorio del calcio italiano o un cimitero di sogni.