Lega Pro: non si faccia dell’elezione del presidente una disputa tra “Guelfi” e “Ghibellini”. Occorre una scelta condivisa a larga maggioranza. Ero su scherzi a parte?

Lega Pro: non si faccia dell’elezione del presidente una disputa tra “Guelfi” e “Ghibellini”. Occorre una scelta condivisa a larga maggioranza. Ero su scherzi a parte?TMW/TuttoC.com
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giovedì 3 dicembre 2015, 08:30Il Punto
di Vittorio Galigani
Vittorio Galigani, esperto dirigente calcistico, già Direttore Sportivo oltre che Direttore Generale in numerosi club professionistici dalla Serie A alla ex Serie C. Editorialista per TuttoLegaPro.com

Si  avvicinano le festività natalizie. Importanti per la Lega Pro. Non tanto per quello che rappresenta la ricorrenza, quanto per quella data, il 22 dicembre, in cui si dovrebbero tenere le elezioni. Per la nuova governance e per l’approvazione del bilancio relativo alla stagione 2014/15. Ad oggi la convocazione dell’assemblea non è ancora partita. Potrebbe accadere entro la fine della corrente settimana. Ce lo auspichiamo tutti. Veramente. Ci si augura che il dottor Miele (a proposito: vero che mira alla Lega di serie A?) confermi l’impegno dichiarato e che le voci di un possibile slittamento delle stesse elezioni, che sarebbe gradito in via Allegri, si rivelino infondate. Sarebbe grave e foriero di conseguenze tanto negative quanto imprevedibili. Nel caso specifico ci si augura di essere soccorsi dal commissario Miele. Un magistrato non potrebbe e mai dovrebbe prestarsi a manovre “birichine”. Condannate dalla legge.

Lo consigliano, in tale senso, le azioni promosse, nei giorni scorsi, dalla Guardia di Finanza. In nome e per conto della Procura della Repubblica di Roma. Non sappiamo se corrisponda al vero, ma sembra che le Fiamme Gialle abbiano acquisito quei documenti negati al dottor Feliziani. Quelli riguardanti la Calcio Servizi. I contratti di De Meane e Figoli. La relazione di Francesco Ghirelli del 5 settembre 2014 e relativo licenziamento. Le parcelle per le consulenze. Le vicende che, ahimè, coinvolgono la sede fiorentina della Lega.

Ove così fosse ci si augura che il dottor Miele, nei giorni intercorsi dalla data in cui (sua sponte…) si è allontanato il sub commissario Feliziani, abbia attivato le procedure per il rientro di quanto dovuto alla Lega. Avrebbe compiuto un atto esemplare che, al tempo stesso, gli avrebbe permesso di salvaguardare se stesso. Essendo il dottor Miele uomo delle Istituzione, un magistrato della Corte dei conti, vogliamo credere che quelle azioni le abbia realmente attivate. Per il bene comune e non solo.

In riferimento alle elezioni della nuova governance è necessario ricondursi alla lettera del presidente della Lucchese Bacci. Si è sempre sostenuto che la politica ed i politici debbono restare alla larga dal calcio. A tal proposito, conoscendo l’ “amicizia” che avvicina lo stesso Bacci al premier Renzi aggiunta alla proposta di candidare alla presidenza della Lega Pro Paolo Marcheschi (nulla da ridire sulla persona), è lecito rimanere quanto meno perplessi.

A leggere tra le righe di quella lettera traspare la volontà di far eleggere più un candidato “yes men” (senza alcun riferimento e non se ne voglia nessuno che ritenesse identificarsi), vincolato a determinate correnti di singoli, piuttosto che il rappresentante istituzionale di tutti i presidenti. Nell’interesse di tutta la categoria.

La proposta di Bacci è carente nei contenuti di un progetto che tuteli la gestione a venire della Lega Pro. In contrapposizione a Gabriele Gravina, al momento l’unico vero candidato a  quella poltrona, che nello scorso mese di ottobre, in previsione delle elezioni, ha avuto modo di confrontarsi, più volte e con argomenti costruttivi, riunendo quei presidenti.

Le elezioni. Appunto. Sono trascorsi dodici mesi in cui si è combattuta una aspra partita per cambiare un modo di governare. Un modo che, come dimostrano gli eventi, ha condotto al fallimento. Un lavoro certosino che non va sperperato. Vanificato a vantaggio di chi, solo per interessi personali, si è votato alla semina della zizzania.

Mi “spendo” nel tentativo di delineare cosa c’è da fare. In tal modo si potrà comprendere anche cosa, a parer mio, non sia stato fatto nei diciotto lunghi anni che la Lega si porta alle spalle.

In primis autonomia totale da tutti i “potentati”. Non solo romani. Lo si può fare soltanto restituendo il potere decisionale ai presidenti. Con un leader che li rappresenti a larga maggioranza. Ne deriva un netto distinguo da Lotito e Tavecchio i quali (riduzione del numero dei club, abbassamento delle risorse economiche, ecc.) pensano di relegare la Lega Pro ad entità insignificante.

Ragionare a sistema nel calcio italiano. Un esempio? Fare la riforma vuol dire che va costituito un tavolo al quale partecipano con pari dignità i soggetti partecipanti. Cioè le tre Leghe. 

Infine il ricambio generazionale dei vertici tale da poter escludere, dal confronto, le superate pratiche del vecchio potere che ha condotto il calcio italiano in un vicolo cieco.

Tutto questo ha un senso? Certamente. Ed allora i presidenti, si badi bene, tutti i presidenti, facciano sentire la propria voce. Stentorea. Coesi costruiscano le condizioni per un governo autorevole, rispettato e riconosciuto.

Ripercorrere la strada del passato, in fondo alla quale si intravvede il sorriso soddisfatto del “magno” Claudio, significherebbe andare incontro ad un nuovo, inevitabile, fallimento.

Appuntamento alla prossima settimana. Vi racconterò della chiamata ricevuta dai vertici di una delle società di Lega Pro, del centro sud, che vanno per la maggiore. Che fossimo su scherzi a parte