ESCLUSIVA TLP - Mi ritorni in mente : Franco Selvaggi

16.09.2012 22:30 di Daniele Mosconi   Vedi letture
ESCLUSIVA TLP -  Mi ritorni in mente : Franco Selvaggi

Bacigalupo, Ballarin, Maroso, Castigliano, Rigamonti, Grezar, Ossola, Loik, Gabetto, Valentino Mazzola, Menti, questa era la formazione del Grande Torino che è entrato nella Leggenda, talmente famosa che la pronunci a memoria come un mantra.

A Taranto, città che sta vivendo uno dei momenti più drammatici della sua storia con l'Ilva che è sul punto di chiudere, hanno avuto una squadra leggendaria, non al livello dei granata, ma di sicuro nel cuore dei tarantini, questo 11 non si dimenticherà mai: Petrovic, Giovannone, Cimenti, Panizza, Dradi, Nardello, Gori, Romanzini, Iacovone, Selvaggi, Turini. Era una squadra, quel Taranto, che ancora oggi quando le persone che hanno da poco superato gli "anta" viene ricordata con un magone di emozione molto forte.

"Erasmo era un ragazzo straordinario, difficile non volergli bene. A mia memoria credo che sia stato uno degli attaccanti più forti con cui ho avuto la fortuna di giocare". Questo è uno dei momenti più belli che ci ha regalato Franco Selvaggi, ex attaccante del Taranto (quando i pugliesi giocavano in B, tra il 1974 e il 1979). Cinque anni stupendi vissuti con la maglia rossoblù, di cui l'ex giocatore conserva ancora oggi un bel ricordo, al punto che quando ci parla di un episodio accaduto con la maglia del Cagliari, quasi si commuove.

Ma andiamo per ordine.Franco Selvaggi nasce a Pomarico, provincia di Matera il 15 maggio 1953. Dalla voce non gli daresti mai l'età che ha, dando l'impressione di un ragazzino di 59 anni. Alla fine di questa nostra intervista esclusiva ci è parso di avere a che fare con la punta che per tanti anni ha fatto dannare le difese avversarie. Non era il classico goleador, era uno a cui piaceva di più fare gli assist che buttarla dentro, ma quando accadeva non erano mai gol casuali.

Sarà lui il protagonista di questa nuova puntata di "Mi ritorni in mente" lo spazio redazionale di TuttoLegaPro.com in cui si da spazio a giocatori del passato che hanno fatto la storia di società che militano in Lega Pro. Conosciamo la vostra obiezione: il Taranto non è più in Lega Pro, ma crediamo che parlare di un personaggio come Erasmo Iacovone, vada al di la degli steccati.

Iacovone non era solo un attaccante, era il Taranto e rappresentava la città, dando magia alle domeniche dei tarantini a metà degli anni '70, quando questo sport era vissuto con un senso di religiosità che oggi, tra l'altro, si è perso del tutto. 

Salve Selvaggi, attualmente di cosa si occupa?

"Sono in trattativa per rinnovare il mio contratto come capo-osservatore del Cagliari. Un ruolo che mi piace e che onoro con la passione che mi ha sempre contraddistinto".

Senta, vogliamo passare subito al carico pesante: com'è cambiato il calcio?

"E' molto cambiato, ma in fondo in fondo è sempre lo stesso. Se vogliamo guardare nel dettaglio, è cambiata la struttura dei giocatori, ora molto più fisici di quando giocavo io. Ma ci sono sempre quelle mosche bianche - vedi Giovinco e Insigne - che dal punto di vista atletico non sono dei giganti, ma sanno toccare la palla come pochi".

Restiamo in tema: perchè all'estero uno come Iniesta, ad esempio, già a 18 anni gioca titolare nel Barcellona, mentre in Italia un ragazzo alla stessa età trova difficoltà nel trovare posto anche nella Primavera di un club?

"C'è troppo stress in questo paese. La partita della domenica è vissuta con una tensione incredibile. Mettiamoci anche il fatto che gli allenatori non vogliono rischiare perchè il sistema non impone il rischio in quanto tale, ma devono vincere. Se perdi sei fuori dal giro. Cosa farebbe lei al loro posto? Quindi nasce la paura di sbagliare, manca il coraggio di gettare nella mischia un giovane. Gli unici che lo fanno, con ottimi risultati, sono Conte e Zeman. Oltre a questo aspetto, ce ne sono altri che non vanno bene nel calcio di oggi".

Quali?

"Ad esempio la moralità di certe persone che occupano posizioni di potere. C'è Renzo Ulivieri che è presidente della AIAC (associazione italiana allenatori calcio), che è stato squalificato per tre anni con sentenza definitiva per il calcioscommesse (vicenda accaduta nel 1986 nel secondo filone dello scandalo scommesse. Il primo fu nel 1980). Mi chiedo come possa una persona con un precedente simile, essere uno che dovrebbe insegnare valori positivi agli allenatori che vogliono cimentarsi in questo settore del calcio. Molti di questo me lo dicono: Franco, ma come si fa ad avere un presidente con un precedente simile? Ho una storia di 40 anni di calcio e sono illibato. Ho un figlio che gioca anche lui e se sapessi che si vende le partite, giuro che arriverei ad ucciderlo. E' un esagerazione, ma rende l'idea di come l'ho educato, insegnandogli valori importanti, che nella vita sono fondamentali".

Cambiamo argomento: Erasmo Iacovone

"Cosa dire di Erasmo. Era perfetto, gran persona e giocatore tra i più forti - se non il più forte - con cui ho avuto la fortuna di giocare".

Ci può raccontare, soprattutto per chi è più giovane, che giocatore era Iacovone?

"Era un centravanti classico, mentre io ero più una mezza punta, oggi si chiamerebbe trequartista. Lui amava segnare, mentre io gli offrivo assist al bacio che lui doveva solo concretizzare".

Ricorda un episodio particolare insieme a lui?

"Di episodi ce ne sono stati tanti. Le posso raccontare un derby contro il Bari (trovate il video che accompagna questa intervista, ndr). Gli lancio il pallone, lui con la suola della scarpa e in pallonetto segna un gol che di solito piaceva fare a me. Nel momento dell'esultanza glielo faccio notare: ehi Erasmo, questi gol li faccio io, non tu. Mi sorrise felice. Era una persona solare e il suo sorriso è sempre stampato nel mio cuore".

Invece un ricordo della sua esperienza a Taranto?

Ci pensa un po prima di rispondere, però quando lo fa, la sua voce cambia di tono: "Mi commuove sempre quando ci penso, ma credo che un momento bellissimo, che non dimenticherò mai è stato quando da avversario, ero nelle fila del Cagliari, entrai nel secondo tempo. Lei non ci crederà: c'erano ventimila persone sugli spalti e si alzarono tutte, ma proprio tutte! Mamma mia, quando ci penso ho la pelle d'oca. Mi applaudirono per circa tre minuti. Ogni volta è un emozione indescrivibile, perchè i tarantini mi hanno trattato come un figlio e mi hanno voluto davvero bene. E chi se lo scorderà mai quel momento".

Lasciamo per un attimo che l'emozione si sciolga e tutto torni alla normalità. Selvaggi apprezza il nostro silenzio rispettoso: "La ringrazio, possiamo continuare se vuole".

Si ricorda il suo primo gol in carriera?

"E come no! Contro Dino Zoff alla Juventus. Ero alle mie prime esperienze, giocavo nella Ternana. Quel gol è un po come il primo amore, non si scorda mai".

E la sua ultima partita?

"Da professionista lei dice?"

Si si

"Giocavo con la Sambenedettese, eravamo al "Delle Vittorie" contro il Bari. Vincemmo 4-3 e io segnai anche un gol".

Cosa provò quel giorno sapendo che era la sua ultima da giocatore?

"Tanta amarezza, perchè una parte della mia vita si concludeva quel giorno. Con il senno di poi avrei voluto continuare a giocare, perchè avevo delle squadre che mi cercavano, ma ormai ero stanco di giocare".

Lei ha anche vinto la Coppa del Mondo (Spagna 1982), pur non entrando mai.

"Me lo dicono spesso, ma io ci tengo a precisare che feci anche tre partite di qualificazione e il mio contributo nel mio piccolo l'ho dato. E' una cosa indescrivibile che si può vivere solo una volta nella vita e ho avuto la fortuna di viverla".

Lei è l'unico lucano ad aver giocato in Nazionale.

"Ritengo che ognuno di noi sia orgoglioso delle proprie origini. Io mi sento lucano fin nelle viscere".

Tornando all'attualità: com'è stata la sua gavetta?

"Dura, molto dura. Quando giocavo, c'era il rispetto per il compagno più grande, mentre oggi sento di storie dove il ragazzino vuole fare il duro, ma è l'inconsapevolezza che lo rende così. Se provavo a fare una cosa simile, ma sa gli schiaffi che avrei preso?".

Per concludere: c'è una partita che vorrebbe rigiocare?

"Un derby contro la Juventus. Giocavo nel Torino e feci anche un gran gol. Però non avevo fatto i conti con Platini, che a dieci minuti dalla fine segnò due gol e vanificò tutto. Si, quella partita la rigiocherei anche adesso che ho quasi 60 anni ...".

Prossimo appuntamento con "Mi ritorni in mente" è  fissato per domenica 30 settembre.