INTERVISTA TC - Ciccone: "Calcio ormai terra di conquista. Via i faccendieri"

09.10.2020 22:00 di Valeria Debbia Twitter:    Vedi letture
Michele Ciccone
Michele Ciccone

"Personaggi di razza dannata o d'annata?". Se lo chiede con una punta di amara ironia Michele Ciccone, direttore sportivo di grande esperienza, intervenendo in esclusiva ai microfoni di TuttoC.com nella discussione sulle cicliche gestioni societarie fallimentari che siamo costretti a vivere in ogni campionato di Serie C.

Il dirigente - con un passato in Serie B al Bari, ma anche in C al Campobasso dove riuscì a conquistare una salvezza insperata prima della scomparsa dei molisani a causa dei debiti societari e nella stagione 2017/18 alla Carrarese, dove ha posto le basi per l'ottimo campionato degli azzurri, giunti fino ai playoff ed eliminati solo dal (poi promosso) Pisa - è entrato nel merito di quello che lui definisce "dramma del calcio italiano": "Di questi tempi non è più fatto di pallone, ma di pallonari - ci spiega. - E' difficile trovare persone trasparenti, interessate solo a fare calcio e senza fare furbate". Sono parole dure le sue: "E' una leggenda metropolitana quella che racconta del calcio pulito e di persone pronte a mettere la propria energia di fronte agli interessi personali. Non è così. Il calcio odierno e nostrano è dannatamente malato e nuoce gravemente alla salute. Senza però che nessuno imponga a certi personaggi il divieto nel mondo del pallone. Non sorprendono questi clamorosi scivoloni e queste sparizioni di club che hanno dato una volta senso al mondo del pallone".

Dopo una vita passata sui campi di calcio Ciccone si è visto accostato a diverse piazze, non semplici voci prive di fondamento ma società con cui ha avuto contatti diretti: "Ci sono state chiamate, messaggi, promesse che però sono state trafitte senza una logica appartenente al dna del calcio - conferma per poi riprendere la sua invettiva. - In realtà però non voglio parlare del mio caso, ma di un problema generale che coinvolge tutti nel mondo del calcio". 

"Sono oramai nauseato da questo mondo - prosegue, - perché la professionalità e l'esperienza viene scavalcata da personaggi che vi si avvicinano con semplicità e costanza, dopo aver fatto danni ovunque. Oggi vediamo tanti club fallire, tanti proclami che vanno a spegnersi in una bolla di sapone. Non è possibile accettare che questi personaggi continuino ad essere presenti con facilità a questo mondo: ci sono in ballo i sentimenti dei tifosi, la passione, il calore e sul lato professionale le negligenze di alcuni presidenti che si affidano per un pugno di dollari a persone che hanno interesse solo a realizzare i propri fini e che hanno puntualmente mancato gli oneri dei calciatori nelle loro rispettive piazze".

"E a pagare - la naturale conseguenza evidenziata dal navigato dirigente - è chi svolge onestamente questa professione, senza avere il dovuto rispetto. In questa maniera continueremo ad assistere a spettacoli imbarazzanti che vedranno protagoniste società che caratterizzano il nostro calcio professionistico". Ciccone lancia un vero e proprio appello: "A chi non ha ancora capito che il calcio non è materia per tutti, ma così facendo diverrà presto terra di conquista per chiunque. Via i faccendieri, via i truffaldini, via tutti coloro che non c'entrano nulla con questo nostro mondo. Siamo stanchi e stufi. Penso sia arrivato il momento di dire: 'Basta!', ma basta veramente".

Andando poi nel dettaglio dell'attualità, inevitabile confrontarsi con le situazioni di Trapani e Livorno: "Trapani due anni fa non meritava di andare in Serie B: non c'erano i presupposti. Su Livorno dico invece che mi dispiacerebbe una ipotetica catastrofe perché merita ben altro con il blasone che si ritrova: la società è stata guidata da un personaggio come Spinelli che ha sempre rispettato tutti gli impegni. Spero inoltre che possa ora finire nelle mani di Rosettano Navarra, che ho avuto modo di conoscere anni fa e con cui mi sono trovato a lavorare portandogli alcuni giocatori: è una persona solida e seria".

In chiusura Ciccone getta l'ultima pietra: "A meritocrazia stiamo a zero, così come a competenza. Ed è una piaga che va dai presidenti fino agli allenatori: ce ne sono tanti che meriterebbero di allenare e rimangono a casa perché altri colleghi portano gli sponsor per allenare. Non si è capito che la strada è molto breve e che il risparmio non è mai guadagno".