INTERVISTA TC - Vastola: "Big in C non a caso. Occhi su Starita e Quaini"

11.10.2018 07:30 di Claudia Marrone Twitter:   articolo letto 1750 volte
© foto di Federico Gaetano
INTERVISTA TC - Vastola: "Big in C non a caso. Occhi su Starita e Quaini"

Appese le scarpette al chiodo, per Gaetano Vastola iniziano ad aprirsi nuovi scenari nel calcio, probabilmente nella futura veste di agente, anche se alla domenica l'ormai ex centrocampista uno spogliatoio in Eccellenza lo avrebbe ancora, quello della Nardese, con la quale si sta allenando per non perdere il divertimento che per anni è stata anche professione.
Il classe '78 viene intanto contattato dai microfoni di TuttoC.com, per parlare, da "esterno", del momento attuale del calcio.

Un'estate calcistica oltre ogni umana immaginazione, e niente è ancora finito.
"Spero che con le elezioni del 22 ottobre si risolva questa situazione, perché si è davvero toccato il fondo, non si era mai arrivati a questo punto: è ottobre e ancora non si parla di campo, ma solo di tribunali. E' tutto sbagliato, e le negatività partono dal Palazzo, servono più regole che permettano a un campionato di iniziare nell'assoluta regolarità. Dispiace per le squadre e i giocatori, ma non è possibile questo scenario, il danno è al calcio. Inutile però guardare solo al passato, andiamo avanti e pensiamo a eleggere un presidente che faccia le cose come Dio comanda".

Gravina è l'uomo giusto per far ripartire il calcio?
"Io ricordo che a gennaio non fu trovato l'accordo, che è stato poi trovato tra Gravina e Sibilia recentemente: questo mi fa strano, anche perché quando si dicono le cose vanno rispettate e, a quanto ricordo, fu detto che sarebbe stato candidato un quarto nome. Da ex calciatore, credo che il nostro presidente Tommasi, dell'AIC, cercava altro, e adesso non sarà sempre governare con solo il 63%, agli inizi soprattutto. Ma credo anche che Gravina avrà la maturità di colloquiare con Tommasi, che ha il 20%, col fine di tirarlo dentro, perché è giusto dare anche voce ai calciatori. Confido nella giusta soluzione".

Ma era giusto far partire il campionato?
"Si, farlo partire era giusto, ma torniamo al discorso già fatto, servono controlli fatti nei giusti tempi, perché quando si decide che si deve giocare si deve solo pensare al campo. Impossibile ogni anno trovarsi con club che si iscrivono e poi magari spariscono un anno dopo, a discapito di serie società come era il Racing Fondi che ha dovuto dire addio al professionismo perché retrocesso. Era la mia squadra, e posso garantire la serietà che c'era".

Guardiamo al campo: dopo cinque giornate che idea ti sei fatto?
"Come sempre, il campionato di C si conferma tosto, con rose ben organizzate e delle outsider che già si fanno vedere: ma è presto per dare giudizi, aspettiamo di vedere anche le squadre che sono partite in ritardo. A ogni modo tutto parte dalla società: quando si fanno le cose per bene e nelle proprie possibilità, nel pieno rispetto delle regole, i risultati quasi sempre arrivano".

Moscardelli, Caracciolo, Reginaldo, Floro Flores, Granoche: perché tanti big scelgono la C?
"Non è assolutamente un caso questo. Il calcio sta cambiando, e non si fanno certe decisioni per il gusto di farle: questi blasonati calciatori, se hanno scelto la Serie C, è perché hanno visto un progetto che dà loro sicurezza, una situazione che consente poi di sviluppare qualcosa a medio-lungo termine".

Tra i nomi "meno noti", per così dire, chi ti sta sorprendendo?
"Ginestra è un caro amico, e seguo molto il Bisceglie: al di là del fatto che sono partiti con un po' di ritardo, sono riusciti a crescere, e ho avuto modo di apprezzare Starita, un attaccante che potrà arrivare, ha qualità importanti. Ma sono da attenzionare anche Quaini e Mangraviti del Pro Piacenza, era con me lo scorso anno a Fondi: sicuramente hanno già chi li sta osservando".