Union Brescia, il volo di Icaro: la Serie B sfumata e le ali con cui ripartire
C'è un mito greco che sembra scritto apposta per l'Union Brescia. Quello di Dedalo e Icaro, padre e figlio che costruiscono ali di cera e piume per fuggire dal labirinto. Icaro vola alto, troppo vicino al sole, e precipita. Ma il punto della storia non è la caduta: è che quelle ali, qualcuno, le aveva costruite davvero, ed erano riuscite a sollevarsi da terra. L'Union Brescia nasce nell'estate 2025 dalle ceneri di una piazza ferita, raccoglie un'eredità pesante e in una sola stagione costruisce ali capaci di portarla fino all'ultimo atto della corsa promozione. La finale playoff contro l'Ascoli, persa 3-0 nel ritorno del Del Duca dopo l'1-1 dell'andata al Rigamonti, è la cera che si scioglie a un passo dal sole della Serie B. Ma sarebbe miope leggere questa stagione solo dal punteggio finale. Una società nata appena dodici mesi prima, guidata da Giuseppe Pasini e da un tecnico di spessore subentrato a stagione in corso come Eugenio Corini, è arrivata a giocarsi la promozione con una delle squadre più solide del campionato. Il volo c'è stato, eccome.
Il rammarico, ovviamente, resta. Resta l'occasione clamorosa fallita da Mallamo nel finale del primo tempo dell'andata, sull'1-0, episodio che avrebbe potuto cambiare l'inerzia dell'intera doppia sfida. Resta la sensazione, espressa dallo stesso Corini, di aver sentito il peso di dover vincere a tutti i costi davanti al proprio pubblico. "Ci crediamo e possiamo giocarcela per andare in Serie B", aveva detto Pasini dopo il pareggio del Rigamonti, in una serata segnata persino dal nubifragio che costrinse a sospendere e rinviare la gara. La cornice di entusiasmo era stata straordinaria, con migliaia di tifosi a riempire lo stadio e a sostenere un progetto che, fino a un anno prima, sembrava impensabile. Il sogno si è fermato sul più bello, ma il primo capitolo di questa nuova storia bresciana è stato scritto con caratteri che non si cancellano facilmente.
Ed è qui che il mito si rovescia. Perché a differenza di Icaro, l'Union Brescia non è caduta in mare: è atterrata con le fondamenta intatte. Pasini, fin dall'inizio, ha parlato di un progetto triennale, di una costruzione graduale che non si esaurisce in una stagione. Una squadra giovane e ambiziosa, una piazza ritrovata, un'identità di gioco riconoscibile sotto la guida di Corini, gioielli come Crespi (sarà riscattato dall'Avellino) e Lamesta che hanno fatto innamorare il pubblico: sono queste le ali con cui riprovarci. La Serie B sfumata non è un fallimento, ma una lezione su quanto vicino si possa arrivare al sole già al primo tentativo. Il labirinto, stavolta, è stato quasi superato. E con basi simili, il prossimo volo potrebbe non fermarsi a metà strada.
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