I 53 SCHIAFFI DI GRAVINA ALLA LEGA PRO. IL CONSIGLIO FEDERALE INCHIODA LA SERIE C E SPUNTA UN’OMBRA SU GHIRELLI. QUELLE RISOLUZIONI AZZARDATE. OK A PLAYOFF&PLAYOUT, MA OCCHIO ALLO SCIOPERO

21.05.2020 00:00 di Nicolò Schira Twitter:    Vedi letture
I 53 SCHIAFFI DI GRAVINA ALLA LEGA PRO. IL CONSIGLIO FEDERALE INCHIODA LA SERIE C E SPUNTA UN’OMBRA SU GHIRELLI. QUELLE RISOLUZIONI AZZARDATE. OK A PLAYOFF&PLAYOUT, MA OCCHIO ALLO SCIOPERO

Dal Consiglio Federale di ieri esce trionfatore una vecchia conoscenza della Serie C: quel Gabriele Gravina, oggi numero uno della Figc, che in passato era stato il presidente della Lega Pro. Proprio dal precedessore dell’attuale dominus della terza serie è arrivata una bocciatura pesantissima nei confronti del pallone Made in C. Poca, anzi pochissima considerazione per le problematiche manifestate dalla sua vecchia Lega. Il CF di ieri a Roma, infatti, ha spazzato via tutte le decisioni prese dall’Assemblea della Lega Pro di due settimane fa. Dalla promozione delle prime in classifica nei tre gironi (Monza-Vicenza-Reggina) al blocco di retrocessioni e ripescaggi dalla D. Su quest’ultima decisione c’è lo zampino del numero 1 della Lega Nazionale Dilettanti Sibilia che insieme a Balata hanno fatto fronte comune intorno a Gravina, mettendo di fatto la Lega Pro in un angolo. 

La decisione più importante emersa riguarda la ripartenza dei campionati di A, B e C senza distinzione alcuna. Tradotto: anche la terza serie che invece aveva votato all’unanimità la conclusione della stagione 2019/20 dovrà tornare in campo per decretare verdetti e classifiche finali. Uno schiaffo pesante nei confronti di 53 società, le cui ragioni e richieste sono state totalmente bypassate. Un contropiede quello firmato Gravina che ha acceso gli animi del Consiglio Federale, mandando su tutte le furie Pietro Lo Monaco e Baumgartner.

Un duro colpo anche per la gestione, finora positiva, targata Ghirelli, con tanti presidenti ieri sera scontenti e alcuni dei quali propensi addirittura a sfiduciarlo. Vedremo se la rabbia di una notte si manifesterà in intenzioni concrete nei prossimi giorni. Certamente non è da trascurare un fantasma che aleggia dalle parti di via Jacopo D’acceto nelle ultime ore. Quello dell’ex numero uno del calcio italiano Giancarlo Abete, voglioso di tornare in pista e stimolato dal farlo proprio in quella categoria dalla quale era spiccata la sua ascesa politica. Trent’anni dopo potrebbe esserci un clamoroso deja-vù. Con tanto di benedizione - almeno così si vocifera - di alcuni esponenti federali e del Coni.

Guai però a dare per spacciato un dirigente esperto come Ghirelli, che nel suo biennio di presidenza è stato fautore di iniziative e prese di posizione importanti. Il manager umbro studia già la contromossa che potrebbe - quantomeno parzialmente - placare l’animo incendiario dei dissidenti: ovvero far disputare solamente gli spareggi Playoff e Playout nel mese di luglio, con la stagione regolare che invece andrebbe in archivio come votato dai presidenti di Lega Pro due settimane fa. In tal senso le grandi manovre sarebbero già iniziate. 

I problemi per la compagni della terza serie, comunque vada, non finiscono qui. I costi del protocollo medico rappresentano un salasso per la maggior parte delle società e in pochi vantano strutture all’altezza. Tra l’altro questo dispositivo è stato redatto e vale a oggi solamente per la Serie A. Servirebbe quindi un aggiornamento per B e C. Ecco perché le partita sulla ripresa è il conseguente completamento totale della regular season resta aperta. In tutto ciò non va tralasciato un aspetto non meno significativo, quello dei contratti. La maggioranza dei tesserati della terza serie va in scadenza (prestiti e contratti) il 30 giugno e - seppur per un bimestre (31 agosto) - molte società non vorrebbero estenderli collettivamente per condurre in porto la stagione. Significherebbe un esborso aggiuntivo di 100-200mila euro in media per club. Un extra-budget non contemplato e probabilmente neppure disponibile per le tasche di molti patron.  Tornando in campo a pieno regime però si rischia il cortocircuito. D'altronde diverse squadre - forse troppo avventatamente - si sono esibite in risoluzioni a pioggia in questi ultimi giorni e rischiano di giocarsi il delicato finale di stagione con rose ridotte ai minimi termini e decisamente meno competitive di quelle allestite prima della pandemia Covid19. Un errore evidente quello di considerare già archiviata l’annata, nonostante i responsabili sanitari dei club di Lega Pro avessero espresso parere contrario al ritorno in campo per evidenti problemi di sanitari. Una superficialità gestionale che alcuni presidenti potrebbero pagare a caro prezzo.

Per quei 53 su 59 club di C (Juve U23 non aveva diritto di voto) che avevano votato il no alla ripartenza della Lega Pro resta una sola speranza: risponde al nome del Ministro Vincenzo Spadafora. Appuntamento al 28 maggio. La C quel giorno spera di ribaltare tutto (e intanto minaccia lo sciopero...), prendendosi una piccata rivincita sull’ex amico Gravina. Le scintille non sono ancora finite: ci aspettano giorni scoppiettanti. Preparatevi.