LECCO, LA CONGIURA DI PAPARESTA: LA RIVOLUZIONE È APPENA INCOMINCIATA. A RIETI UN TECNICO SENZA SPONSOR? SCINTILLE CACIA-GATTI A PIACENZA: QUANDO UN GIOCATORE FA ESONERARE IL PRESIDENTE! L'ORSO GRIGIO È USCITO DAL LETARGO: DI MASI SFIDA SILVIO...

03.10.2019 00:01 di Nicolò Schira Twitter:    Vedi letture
LECCO, LA CONGIURA DI PAPARESTA: LA RIVOLUZIONE È APPENA INCOMINCIATA. A RIETI UN TECNICO SENZA SPONSOR? SCINTILLE CACIA-GATTI A PIACENZA: QUANDO UN GIOCATORE FA ESONERARE IL PRESIDENTE! L'ORSO GRIGIO È USCITO DAL LETARGO: DI MASI SFIDA SILVIO...

Il condannato Marco Gaburro è stato giustiziato. Il tecnico veronese era ormai da settimane diventato un dead-man walking dal destino chiaramente segnato. Da oltre un mese, infatti, il patron Paolo Di Nunno rifletteva sul ribaltone in panchina. Il blitz di Crema aveva solamente prolungato l’agonia di Gaburro, dato che la sentenza era già stata emessa da tempo. Una rivoluzione in piena regola caldeggiata e progettata da un mandante ben preciso: il consulente di mercato Gianluca Paparesta, molto vicino al proprietario del club bluceleste. Un feeling nato qualche anno fa, quando l’ex arbitro internazionale era al timone del Bari con Di Nunno tra gli azionisti di minoranza. Il rapporto si è rinsaldato in estate e nelle ultime settimane Paparesta è stato avvistato più volte nei saloni dell’Hotel Gallia a Milano, dove incontrava svariati procuratori con la missione di trovare svincolati di livello per rinforzare il Lecco. Missione compiuta come testimoniano gli arrivi di Bastrini, Pastore e Strambelli, ai quali dovrebbe aggiungersi a breve il portiere Cardelli. Operazioni condotte dai nuovi dirigenti lecchesi. Uno già ufficializzato da dieci giorni, ovvero il responsabile dell’area tecnica Francesco Filucchi, l’altro in attesa di nomina ufficiale al posto del diesse Mario Tesini, allontanato in quanto considerato troppo vicino a Gaburro. Questo incarico spetterà a Domenico Fracchiolla, che dopo le annate positive da responsabile del settore giovanile del Bari (tanti talenti lanciati tra cui un certo Castrovilli) e da direttore generale al Francavilla (storica qualificazione playoff), vuole dimostrare le proprie doti anche al Nord. Due dirigenti giovani e ambiziosi che in Lombardia potrebbero trovare appunto il trampolino ideale per spiccare il volo. Lo stesso che attende Gaetano D’Agostino. È l’ex centrocampista dell'Udinese il prescelto per subentrare in panchina a Gaburro, che paga - secondo Di Nunno - l’aver confermato in blocco il gruppo che ha trionfato in D e lo scarso utilizzo di Fall (pupillo del patron). Molti elementi della cavalcata trionfale, infatti, si stanno dimostrando inadatti alla categoria superiore, tanto da costringere il club a intervenire con forza sul mercato già a inizio ottobre. Personalmente siamo convinti che Gaburro rimanga un buon allenatore come testimoniano i trionfi in D con Gozzano e Lecco, ma che al tempo stesso abbia commesso un errore fondamentale. Mai restare a dispetto dei santi. Gaburro in estate avrebbe dovuto, probabilmente, sposare il progetto del Mantova dove godeva della piena fiducia di Setti piuttosto che restare alla guida dei lecchesi visto che la società aveva già sondato altri allenatori. Peccato veniale, si rifarà. D’Agostino invece al Rigamonti-Ceppi ritroverà Fracchiolla con cui ha già lavorato con ottimi risultati a Francavilla. Di nuovo insieme per provare a portare i blucelesti ai playoff. Nella città in cui Manzoni ambientò i Promessi Sposi ci credono. Per questo la coppia Filucchi-Fracchiolla lavora a un colpo pure in attacco: nel mirino l’argentino Juanito Gomez, ex Verona e attualmente svincolato. La Lecco Revolution è appena incominciata.

Restiamo in tema di allenatori per analizzare quanto sta succedendo in casa Rieti, dove tiene sempre banco la questione societaria. Il club è vendita e diverse cordate si sono già fatte avanti. Intanto però il patron Curci ha esautorato con una telefonata il tecnico Alberto Mariani, che già due settimane fa aveva rassegnato le dimissioni. Un matrimonio nato male dall'inizio e proseguito peggio. A Teramo in panchina per guidare la squadra potrebbe andare il team manager Dino Pezzotti. Il principale candidato alla successione - dopo il no di Eziolino Capuano a tornare in sella - resta quello di Paolo Negro. Brillante passato da calciatore sopratutto nella Lazio (ha vinto lo scudetto 2000 e svariati trofei) e un presente tutto da scrivere come tecnico. Un paio di esperienze tutt'altro che indimenticabili in D (Zagarolo e Voluntas Spoleto) più la parentesi al timone della Primavera del Latina. Non certamente un pedrigee esaltante, soprattutto per chi da calciatore vanta più di 300 presenze in Serie A. Ma c'è una ragione a parziale giustificazione: nel torbido mondo della C e della D spesso serve una "spintarella" per avviare la carriera da allenatore. In tanti "hanno investito" su sè stessi accettando contratti capestri o portando sponsor. Non Negro che qualche anno fa denunciò pubblicamente il malaffare legato alle panchine, raccontando di aver perso la possibilità di allenare un club professionistico dato che non aveva accettato di mettere soldi di tasca propria in quella squadra (50-100mila euro). Parole sincere ma che lo hanno ulteriormente a messo ai margini del sistema. Se andrà a Rieti lo attenderà una mission impossible: salvarsi con una delle squadre più deboli e meno attrezzate del Girone C e dimostrare che deve allenare chi è bravo e non chi foraggia i presidenti. Buona fortuna...

Situazione surreale e un pizzico grottesca quella che ha animato gli ultimi giorni in casa Piacenza. Lo screzio tra il presidente Gatti e il bomber Daniele Cacia ha provocato...l'esonero del patron! Risultato iperbolico quanto paradossale di una vicenda che penalizza tutti e che rischia di lasciare solamente strascici negativi. Queste polemiche non fanno il bene di nessun club e neppure dei protagonisti coinvolti, ma andiamo con ordine e facciamo un passo indietro. Le prime giornate di campionato vedono Cacia non brillare particolarmente e fermo a quota zero gol, con il presidente Gatti che privatamente e pubblicamente non lesina il proprio disappunto criticando il centravanti. Un investimento importante il suo acquisto che nelle prime 5 gare non sembra dare i risultati sperati. E fin qui tutto normale. Lecito che un presidente - che investe fior di quattrini-  possa esprimere critiche, ci mancherebbe. Altrettanto normale la delusione di Cacia. La punta non gradisce, infatti, tali dichiarazioni e incassa malamente i rimbrotti. Alla prima occasione buona restituisce il colpo. Alla sua maniera. Dopo il primo gol in campionato (con tanto di maglia baciata sotto la curva) contro il Ravenna (mercoledì 25 settembre) ringrazia in conferenza stampa chiunque. Dai tifosi al magazziniere, passando per compagni, famiglia, dirigenti, allenatore e staff tecnico. Mancavano solo il custode dello stadio e il venditore delle salamelle nel piazzale. C'è però un'assenza che fa parecchio rumore: il presidente Stefano Gatti.  E giú altre frizioni, con la situazione che si ingigantisce. Gatti ci rimane male, ritiene il comportamento del suo calciatore una profonda mancanza di rispetto per chi lo paga profumatamente e non lo nasconde ai suoi collaboratori, che maturano la decisone di escludere Cacia dai convocati per la sfida contro il Carpi. Boom. Una punizione in piena regola nonostante quella contro la squadra di Riolfo sia un big-match. Zero sconti, anche se in carriera hai segnato caterve di gol e sei il calciatore più rappresentativo della rosa, e lo screzio diventa pertanto di dominio pubblico. I tifosi biancorossi, legatissimi a Cacia, prendono a loro volta malamente il castigo inflitto al loro beniamino e la situazione precipita. I tentativi iniziali per ricucire non fanno effetto e il numero 9 resta tra i non convocati. Nel pre-partita di Piacenza-Carpi fuori dallo stadio Garilli il patron Stefano Gatti insieme alla moglie vengono aggrediti e apostrofati con male parole. Una contestazione in piena regola degenerata in un'imboscata con atti intimidatori. Episodio deprecabile e inspiegabile per i risultati ottenuti durante la sua presidenza. Inevitabile la preoccupazione e la delusione del numero uno per lo spiacevole episodio, che induce lo stesso Gatti a fare un inevitabile passo indietro nella giornata di lunedì. Cacia - dopo un faccia a faccia nel cuore della città - viene riabilitato e rimesso in organico, ma Gatti decide di rinunciare alla carica di presidente pur restando il maggior azionista del club. Tutto rientrato? Non proprio. Piacenza deve fare attenzione, perché i calciatori vanno e vengono, mentre nel calcio attuale è difficile trovare imprenditori seri e affidabili come si è rivelato Stefano Gatti in questi sette anni. L'ormai ex presidente non dimentichiamolo - ha ereditato una società sprofondata in Eccellenza dopo il fallimento e l'ha riportata prima nei professionisti (record di punti in D) e l'anno scorso è arrivato due volte (secondo posto e finale playoff) a un soffio dalla promozione in B. Occhio quindi a dare tutto per scontato e guai a far scemare la passione a persone del genere. C'è rischio di bruschi risvegli. Se Piacenza nell'anno del Centenario è tornata a sognare in grande lo deve al suo vero top player: Stefano Gatti. 

A proposito di presidenti-mecenati che in questi anni non hanno risparmiato investimenti: l’Alessandria si gode di ritrovato entusiasmo di Luca Di Masi. Uno di quei proprietari capaci di far sognare a occhi aperti i propri tifosi con i suoi colpi. Promozioni sfiorate e campionati gettati alle ortiche che avrebbero sfiduciato anche il più inguaribile ottimista. Non solo delusioni: la semifinale di Coppa Italia contro il Milan (dopo aver eliminato Palermo e Genoa) e la Coppa Italia di Lega Pro tra le imprese da ricordare. Il tutto spendendo negli anni oltre una dozzina di milioni di euro. L'anno scorso lo stesso Di Masi aveva provato a calmierare spese, avviando un percorso di contenimento costi e costruendo un organico giovane. Missione fallita e in estate dopo aver visto i gironi gli è tornato l'appetito. Trovarsi nell'A dove Novara e Pro Vercelli ridimensionavano, con la Juve U23 che non si sa ancora a cosa ambisca, rappresentava una occasione troppo ghiotta per non ritentare. Inutile negarlo: il Monza ha uno squadrone che potrebbe già essere competitivo in B, ma ad agosto la scintilla si è riaccesa in Di Masi che ha calato un tris di innesti di alto livello per la categoria. Eusepi, Casarini e Arrighini hanno, infatti, rialzato l'asticella e se la squadra di Scazzola continuerà a non soffrire di vergini a gennaio l'organico verrà ulteriormente rinforzato. Il guanto di sfida verso il super Monza di Berlusconi&Galliani è stato lanciato e dopo diversi anni i grigi non avranno sulle spalle il fardello dei favori del pronostico così come l'obbligo di dover vincere a tutti i costi. In Brianza devono stare in guardia, perché l'Orso Grigio è l'unico rivale temibile tra i biancorossi e la B diretta. E già questa è una vittoria per il passionale Di Masi, troppo spesso criticato ed eccessivamente non supportato dalla piazza alessandrina.