INTERVISTA TC - Maglione: "L'operato di Ghirelli è positivo. Merita la rielezione"

01.01.2021 17:00 di Redazione TC Twitter:    Vedi letture
INTERVISTA TC - Maglione: "L'operato di Ghirelli è positivo. Merita la rielezione"
TMW/TuttoC.com
© foto di Luigi Gasia/TuttoLegaPro.com

Inizia un nuovo anno anche per la Serie C, dopo un 2020 a dir poco complicato. Che anno è stato e cosa ci aspetta? Ne abbiamo parlato con l’avvocato Francesco Maglione, per anni componente del consiglio direttivo di Lega Pro, ex direttore generale, tra le altre, di Bologna, Catanzaro e Avellino: “Ci lasciamo alle spalle un anno tremebondo per tutto il Paese, con l’emergenza sanitaria che ancora ci colpisce. Questo ha finito - spiega a TuttoC - per ritorcersi sul sistema calcio e ovviamente sulla Lega che è l’anello più debole della catena, con tutte le problematiche che ne sono derivate”.

Che giudizio dà dell’operato del presidente Ghirelli?

“Io penso che la sua gestione sia stata inappuntabile e coraggiosa: non era facile tenere la barra dritta. La Lega Pro raccoglie la bellezza di 60 società: il triplo rispetto ad A e B, che pure vivono le loro difficoltà. È una riflessione che pochi fanno, ma gestire una lega che ha così tanti club da rappresentare vuol dire triplicare le difficoltà. Inoltre, la Lega Pro ha un’altra prerogativa, anche dal punto di vista geografico: rappresenta tutto il territorio nazionale. Non ha concentrazioni in alcune realtà o regioni, ma rappresenta tutte le regioni e i comuni d’Italia”.

Promosso quindi?

“Decisamente sì. Direi che il consuntivo non può che essere positivo, il presidente Ghirelli è riuscito a portare a termine il campionato facendo vincere il campo, con i playoff. Non era facile, peraltro sono stati anche affascinanti ed emozionanti: hanno dato legittimità e validità al campionato, completandolo, mentre per esempio la Lega Dilettanti è stata costretta dalla situazione a fermarsi l’8 marzo”.

E fuori dal campo?

“Credo che i numerosi confronti col mondo politico e col governo abbiano portato notevoli risultati. Penso alla cassa integrazione, alla postergazione di tutto il carico fiscale da due a quattro mesi, all’introduzione del credito d’imposta. Sono misure epocali per il calcio, inimmaginabili fino a un anno fa. Di cui va dato atto al presidente Ghirelli, che si è battuto in prima linea”.

Basteranno a salvare il calcio di Serie C?
“Non sono ancora esaurienti per far fronte a quello che serve, però sono davvero misure epocali, neanche lontanamente ipotizzabili per il mondo del calcio fino a qualche tempo fa. Basti pensare alla cassa integrazione. E poi, se devo giudicare l’operato di Ghirelli, vado ancora più indietro nel tempo”.

In che senso?

“Credo che in questo biennio abbia ridato dignità e riconoscimento alla Lega Pro, nel segno della continuità rispetto alla presidenza di Gabriele Gravina e a quel processo di riforma che già sotto l’attuale presidente federale era stato avviato. Credo sia stato sottaciuto, per esempio, l’istituto della riammissione: è una conquista di questa governance e ha consentito di tutelare quelle società virtuose che però erano state retrocesse sul campo. A volte ce ne si dimentica, ma se ci si riflette negli ultimi due anni sette società sono state riammesse: sono stati risultati straordinari. Significa che il presidente ha tutelato le proprie società”.

A proposito: ha detto 60 società. Oggi però sono 59.

“Vero. Ma guardiamo a chi ha avuto problemi: il Trapani, e anche il Livorno. Credo sia significativo che le due società che hanno presentato delle criticità in questa stagione siano due squadre retrocesse dalla Serie B. Vuol dire che la Lega Pro, a livello di sistemi di controllo, ha funzionato più e meglio di altre leghe. Lo dico chiaramente: queste situazioni non sono sfuggite ai controlli della Lega Pro, ma ai controlli della Serie B”.

Qualcuno si attendeva un tonfo di Ghirelli sull’approvazione del bilancio. E invece è stato un trionfo.

“Io tendo a ricordare che è sempre stato un momento molto critico. Come dimenticare la famosa mancata approvazione del bilancio del 2015, che poi portò al commissariamento della lega e di conseguenza alla elezione di Gravina. È storicamente un momento di verifica dell’operato di un presidente: credo che il largo consenso con cui sia stato approvato quello di quest’anno sia un riconoscimento numerico della bontà dell’operato di Ghirelli”.

A breve ci saranno le elezioni, domani scade il termine per presentare le candidature. Come pensa che andranno?

“Io dico quello che mi auguro: che la candidatura di Ghirelli resti unica. Non lo dico perché sono contrario a un confronto democratico, ma perché penso che sarebbe giusto riconoscere i meriti a chi ha ben lavorato. Fermo restando che poi dovrà iniziare un quadriennio decisivo, quello della riforma. Credo si debba puntare a ottenere la reintroduzione del semiprofessionismo, rivedendo la legge del ’91, e che si debba modificare la legge Melandri, garantendo ovviamente anche quella parte del gettito fiscale che lo Stato ha interesse e diritto ad avere dal mondo del calcio. Per questo serve una riforma che non tocchi il numero di società: bisogna andare alle radici, rivedere delle leggi che non sono più adeguate al momento, nell’interesse di tutti”.

Non è cosa da poco.

“È il percorso da fare adesso. Che passa dalla conferma del presidente Ghirelli, e soprattutto da quella del presidente Gravina, che meritano entrambi. E poi serve una svolta storica per il futuro del calcio italiano, nel segno della sostenibilità. Credo che sia arrivato il momento di operare una riforma del sistema calcio, seria, ma che come dicevo sia una riforma strutturale del sistema, non semplicemente ridurre il numero di squadre professionistiche o rimodulare il numero dei partecipanti a un campionato. Deve avvenire di concerto col potere politico, cioè col Governo e col Parlamento: la politica si deve fare carico delle necessità della terza azienda del Paese per fatturato. Serve una riformulazione sistemica all’interno delle componenti del sistema calcio, che poi può portare come effetto una riduzione del numero di squadre professionistiche, anche con una diversa modulazione della mutualità tra le varie componenti. È arrivato, per esempio, il momento che il calcio di vertice si faccia carico delle categorie inferiori”.

In che senso riformulare una diversa mutualità?

“Prendo esempio da quello che ha fatto la Premier League. Proprio per garantire la sostenibilità dell’intero sistema, in cui da noi la Lega Pro ha come mission fare formazione dei giovani, serve una ridistribuzione delle risorse attraverso un criterio di mutualità, di solidarietà economica fra le varie componenti. Da quelle più ricche a quelle come la Serie C che continua in questa sua opera. Proprio come accaduto in Inghilterra”.