INTERVISTA TC - Scianò: "Tanti esoneri danno l'idea di un calcio approssimativo"

23.11.2023 10:30 di Raffaella Bon   vedi letture
INTERVISTA TC - Scianò: "Tanti esoneri danno l'idea di un calcio approssimativo"

L'ex direttore generale del Piacenza, Marco Scianò, è intervenuto ai microfoni di TuttoC.com per analizzare i temi che riguardano il campionato di Serie C, a cominciare dai tanti esoneri degli allenatori: "In questo tra B, C e D c’è poca differenza di pensiero e vedute. Reputo la cosa molto grave per un motivo ben procedo:  si da l’immagine di un calcio approssimativo e poco riflessivo sia quando si scelgono gli allenatori sia quando si devono valutare nel loro operato, ecco in questo penso che ancor più il calcio italiano sia diventato troppo superficiale. Personalmente vorrei, allenatori che si legano al club e viceversa per un lasso di tempo lungo e solido, dove entrambi sposino l’anima del club e della piazza, l’idea di fare calcio e vivere assieme gli obiettivi come gli insuccessi e gli errori, che di fatto sono tutte componenti che si incontrano in un percorso fatto insieme. Ma per davvero non solo con i proclami iniziali. Un po’ come accadeva anni e anni fa".

Il presidente Gravina parla di anticipare le iscrizioni al campionato .
"Può essere utile, ma non reputo sia la soluzione. Ci sono troppe falle e modi per raggirare norme, prassi e processi e le leghe non possono prevenire tutto. Io parlerei molto più di requisiti minimi è veramente inderogabili da avere per fare calcio professionistico . Ad esempio avere sia stadio e che centro sportivo. Diversamente  si dovrebbe fare un passo indietro si risolve questo requisito e per poi pensare di impegnarsi a fare calcio professionistico senza improvvisazione, ma potendo allora davvero fare con programmazione sportiva vera in prima squadra e settore giovanile".

Da questa stagione, gli allenatori possono cambiare squadra durante il campionato
"Non sono favorevole. La scelta di un allenatore è una scelta di un pilastro del pensare del club, del suo agire e comportarsi. Con la scusa di alleggerirsi di un contratto si acconsentirà  ad un grande via vai, ancor più sotto la scadenza ultima per fare questa operazione. Il problema, per un club, non è tenere a libro paga un contratto di un allenatore se si vuole cambiare guida tecnica, i problemi di sostenibilità sono ben altri è molto più onerosi (costo del lavoro, mancanza di veri ricavi, stadi fatiscenti e che non producono veri proventi)".

In che direzione si sta evolvendo il calcio italiano?
"Non abbiamo stadi moderni, di conseguenza non generiamo uno spettacolo così altrettanto spettacolare come in altri campionati, non generiamo inoltre nuovi ricavi commerciali nello e con lo stadio. Spesso ci sono anche centri di allenamento vetusti o inesistenti. È complicato realizzare queste opere e spesso si disincentivano così le volontà di impegnarsi a investire per cambiare le cose. Di conseguenza vendiamo male il nostro prodotto a qualsiasi livello, anche di diritti tv oltre che alle nuove generazioni. Per non parlare del livello di indebitamento del club in alcuni casi ormai fuori controllo".  

Occorrono anche controlli più severi sulle società.
"Lo si va dicendo ormai da tanto tempo, come da tanto tempo si riconoscono i limiti al controllo e alla punibilità che gli organi di controllo stesso della Figc possiedono. Credo che se vogliamo una industria calcistica moderna e quantomeno sana dobbiamo pretendere proprietà di un certo livello non solo economico, ma anche di qualità manageriali top come avverrebbe in qualsiasi ambiente importante".

La sua ultima esperienza è stata a Piacenza, con ottimi risultati a fronte di uno dei monti ingaggi tra i più bassi della categoria.
"Una esperienza importante professionale ed emotiva in una piazza importante e tosta. Gli ultimi due anni abbiamo operato un calcio sostenibile con pochi mezzi, ma lavorando sulle idee e lo scouting . A fronte di poco più di 750 mila euro di monte ingaggi tra squadra e staff tecnico abbiamo abbinato buoni piazzamenti come un undicesimo e un nono posto con accesso ai play off, con la valorizzazione contestuale di tanti giocatori arrivati poi in A e B tra cui Rabbi, Rizza e Giordano o realizzando plusvalenze importanti con giocatori scovati come Bethers, Dubickas, Galazzi e Corbari o rilanciati come Morra. Con un grande mister come Scazzola e il tutto con un concetto quindi di sostenibilità, giocando sempre con 5 giovani in campo.  Poi l’ultimo anno la volontà di uscita dell’azionista di maggioranza ha portato una grande turbolenza in club e squadra, la mia esperienza si è chiusa alla sesta giornata di andata ma sono convinto che con stabilità del club avremmo raggiunto anche lì i nostri obiettivi, poi sarebbe rimasto il problema di trovare investitori con risorse diverse per davvero avere ambizioni in grande come si vorrebbe in una piazza come Piacenza. Una esperienza che ho vissuto con a fianco dirigenti di vero talento che sono diventati amici come Francesco Fiorani, Simona Migliorini, Beatrice Lusignani, Federico Peano e Paolo Porcari.

Quando la rivedremo in pista?
"Il calcio è sempre in rapida evoluzione. Ed essendo tale bisogna essere sempre più aggiornati possibili per esserne all’altezza per farsi trovare pronti alle nuove sfide".