ESCLUSIVA TLP - Mi ritorni in mente: Totò De Vitis

15.04.2012 23:00 di Daniele Mosconi  articolo letto 3511 volte
© foto di Daniele Mascolo/PhotoViews
ESCLUSIVA TLP - Mi ritorni in mente: Totò De Vitis

I suoi gol sono ancora oggi una fonte di piacere per gli amanti degli attaccanti "umani" degli anni '90. Dopo bomber come Van Basten e Vialli, c'erano loro: i goleador per realtà più piccole. Capaci di non fare faville come quelli sopra citati, ma sicuramente rimasti nel cuore di chi ha saputo apprezzarli prima come uomini, di seguito come calciatori.

Il protagonista di questa nuova intervista per la rubrica "Mi ritorni in mente" è Totò De Vitis. Uno "zingaro" del calcio, ha giocato su campi caldi come Salerno e Taranto, dove ha lasciato un segno indelebile del suo passaggio è stato a Piacenza. Ancora oggi, mentre ci raccontava la sua storia: "La gente mi ferma, si ricordano molto bene di me. La mia fortuna è di aver coperto un ruolo dove non passi sicuramente mai inosservato. Quando fai gol sei sempre sulla bocca di tutti".

Totò De Vitis, uno di quei bomber magari sconosciuti ai più, però sicuramente chi ama il calcio, si ricorda molto bene di questo vero rapace dell'area di rigore.

Cosa fa adesso e dove vive Totò De Vitis?

"Fino ad un anno fa ero capo degli osservatori della Fiorentina. Al momento sono fermo, ho avuto dei contatti, però siamo sempre sulla base di approcci, nulla di concreto. Sto dando una mano ad una squadra di Piacenza - dove attualmente vivo - che gioca nei dilettanti. Cerco di tenermi aggiornato guardando più partite possibili. Il feeling con il calcio non si interrompe mai, è un cordone ombelicale indelebile".

Prima di questo tuo ruolo nella Fiorentina, cos'hai fatto?

"All'inizio ho allenato gli Allievi nazionali del Piacenza, in sono stato responsabile area tecnica di questo club, facendo da collante tra società e giocatori. Poi arriva la proposta della Fiorentina e non potevo di certo rifiutare. Nel tempo in cui ho lavorato per i viola, ho preso il diploma da direttore sportivo. Ed ora sono pronto a ripercorrere questo viatico fin da subito".

La domanda spinosa voglio fartela subito: cosa provi quando entri al "Garilli" e metti piede sul manto erboso?

"Guardo l'orizzonte dinanzi a me e scorrono nella mia mente tanti pensieri, tanti momenti vissuti su un tappeto verde. L'odore dell'erba tagliata ha sempre il suo fascino, le panchine, le porte. Non lo dico per vanto, però posso dire che il gruppo biancorosso dove ho avuto la fortuna di essere protagonista, ha fatto la storia, non solo di questa città. Siamo arrivati in A senza uno straniero, eravamo sulla bocca di tutti, quasi fossimo dei marziani, in più avevamo un allenatore come Gigi Cagni, capace di motivarti come pochi allenatori che ho conosciuto nella mia carriera. Quando penso a queste cose, mi accorgo del tempo che passa, però l'emozione non si cancellerà mai".

Qual'è la cosa che ti è mancata maggiormente i primi tempi quando hai deciso di appendere gli scarpini al chiodo?

Prima di rispondere gli scappa una risata molto malinconica: "Guarda, nei primi cinque anni la cosa che mi è mancata più di tutte era l'allenamento. Quei riti sempre uguali, quando c'eri dentro quasi ti annoiavano e li facevi in maniera meccanica - diciamo così -, poi quando sei fuori ti accorgi di quanto erano importanti".

Il tuo rapporto con Gigi Cagni com'era?

"Un ottimo rapporto, lo è tutt'ora, persona splendida e competente. Con lui c'era sempre un confronto schietto e sincero, capace di insegnare al gruppo moduli di gioco che a quei tempi erano molto innovativi".

Con i tuoi compagni di allora, vi sentite ancora?

"Come no! Può passare qualche tempo, però la cena in stile rimpatriata c'è sempre. Indimenticabile quella squadra: Lucci in difesa, Taibi in porta, Cleto Polonia in difesa, Giampiero Piovani ed io in attacco, Maccoppi, Turrini (quell'anno doveva finire all'Inter poi non se ne fece nulla ndi)".

Cosa prova uno dei protagonisti di quel Piacenza autarchico, a vedere questo club in queste condizioni?

"Tanto dispiacere, stento a crederci quando mi fermo a rifletterci. Il calcio è una brutta bestia capace di fagocitare tutto. Purtroppo la città paga per responsabilità di gestioni societarie imbarazzanti".

Totò, ricordi il tuo gol più bello?

"Bé, uno contro il Verona, il più bello e fortunoso: di tacco con il piede sinistro (lui era solo destro, ndr) su punizione calciata da Carannante".

Ci racconti un episodio che ti è rimasto impresso della tua carriera da giocatore?

"Eh ce ne sono tanti, difficile sceglierne uno. Quello che ricordo con più piacere è capitato a Salerno. Ricordo che in quegli anni c'era il mercato di riparazione a novembre. Io andai nella Salernitana per otto mesi, feci qualcosa come sedici gol in ventiquattro partite. Lasciai un bel ricordo, questo lo avevo capito da come mi trattarono. Però non immaginavo cosa mi sarebbe accaduto sette anni dopo. Tornai come avversario e mentre stavamo per prepararci al riscaldamento, due tifosi mi presero di forza e mi fecero fare il giro del campo. Tutta la gente che applaudiva. Ho un ricordo bellissimo di quei momenti. Mi si accappona la pelle anche ora, quando ci penso".

Tuo figlio, Alessandro, gioca nel Modena (il cartellino è di proprietà del Parma ndr), gli dai qualche consiglio ogni tanto?

"Con mio figlio c'è un bel rapporto, però finchè posso, cercherò sempre di essere il meno invadente possibile nella sua carriera. La cosa cambia se è lui a chiedermi qualche parere. Voglio che sbagli, se dovesse accadere, da sé, capire dove e come rimediare. Solo così a mio parere un giovane può crescere".

C'è qualche attaccante che può ripercorrere le tue orme?

"Non male come domanda, mi hai messo in difficoltà. Riflettendoci così - su due piedi - posso dirti che sono pochi quelli che giocano come facevo io. In questi anni il calcio è cambiato in maniera radicale, tutto è basato in particolare sulla profondità, palla a terra. Attaccanti di razza ce ne sono sempre meno, perchè oggi la punta deve saper fare tutto, compreso il difensore se occorre. Quando giocavo io, era tutto un altro calcio, ero abituato ad attaccare l'area di rigore e gli ultimi 16-18 metri erano il mio territorio. C'è Francesco Stanco del Modena, classe '87, ottima stazza. Mi piace molto anche Luigi Castaldo della Nocerina ".

Totò dove sta andando il calcio secondo te? Tutte queste notizie, tra scandalo calcioscommesse e continue penalizzazioni di club inadempienti.

"E' uno schifo, non ci sono parole adatte per spiegare cosa si prova davanti ad uno scenario così apocalittico. Una cosa mi sento di dirla però: giusto fare pulizia, perchè il calcio in questi anni si è dotato di gente senza scrupoli, così un bel colpo di scopa toglie tutti i personaggi che hanno rovinato la passione di tanta gente. La cosa che più mi preme è quella di vedere quanto prima la fine di questa storiaccia, cercando la verità fino in fondo, a questo punto io voglio capire fino a dove era marcio il calcio. Se tutto il sistema oppure solo una parte di esso".

Quale la tua ricetta per migliorare questo calcio?

"Semplice, ci vogliono delle regole certe. I passi che si stanno muovendo vanno in questa direzione, adesso non bisogna fermarsi. Non è più pensabile di trovare club che dopo tre mesi falliscono perchè non hanno soldi. Un sistema così non può durare molto. Nel calcio per investire - oltre alla programmazione, spesso assente in certe realtà della Lega Pro - ci vogliono soldi. Non può entrare in questo mondo, gente inesperta e priva di riferimenti economici saldi. Non si può prendere una società e non avere un addetto stampa come si deve, un direttore sportivo fittizio, con ruoli solo sulla carta. Così, come nello scandalo calcioscommesse, anche qui va fatta pulizia enorme per cercare di ridare a questi campionati il prestigio che meritano, dando la possibilità a chi ha i titoli, per poter lavorare in un ambiente sano".